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Addio a Julio Le Parc, muore a 97 anni il maestro dell’Arte Cinetica
Arte contemporanea
di Redazione
La luce come materia, il movimento come linguaggio, lo spettatore come protagonista. È morto il 30 maggio 2026, all’età di 97 anni, Julio Le Parc, tra le figure più influenti dell’arte cinetica e della ricerca visiva del secondo Novecento.
Nato a Mendoza, in Argentina, nel 1928, Le Parc ha attraversato oltre settant’anni di storia dell’arte mantenendo una posizione coerentemente sperimentale e critica, capace di mettere in discussione il ruolo dell’opera, dell’artista e del pubblico.
La sua ricerca ha contribuito in modo decisivo a ridefinire il rapporto tra arte e percezione. Attraverso riflessi, luci artificiali, superfici mobili, giochi ottici e ambienti immersivi, Le Parc ha costruito opere che richiedevano la partecipazione attiva dello spettatore. Una posizione maturata già negli anni della formazione a Buenos Aires, quando il giovane artista rimase colpito dai grandi murales realizzati alle Galerías Pacífico da artisti come Antonio Berni e Lino Enea Spilimbergo. Più che le immagini, a interessarlo fu la loro esposizione pubblica e la relazione che instauravano con chi le attraversava.
Dopo una prima esperienza all’interno della Scuola Nazionale di Belle Arti, riprese gli studi nel 1955, assumendo rapidamente un ruolo attivo nella vita politica e culturale dell’istituzione. Nel 1958 una borsa di studio del governo francese gli consentì di trasferirsi a Parigi, città che sarebbe diventata il centro della sua attività artistica. Qui, nel 1960, fondò insieme ad altri artisti il GRAV – Groupe de Recherche d’Art Visuel, una delle esperienze collettive più significative dell’arte europea del dopoguerra, orientata a superare l’idea dell’artista-genio per sviluppare una ricerca condivisa sui fenomeni percettivi e sulla partecipazione del pubblico.
Furono gli anni delle grandi sperimentazioni cinetiche e luminose che lo imposero sulla scena internazionale. Nel 1966 arrivò la consacrazione con il Gran Premio Internazionale per la Pittura alla Biennale di Venezia, riconoscimento che contribuì a consolidarne il ruolo tra i protagonisti dell’arte contemporanea. Nello stesso periodo espose alla Howard Wise Gallery di New York e partecipò alla storica mostra Lumière et Mouvement al Musée d’Art Moderne de Paris.
La sua vicenda artistica si intrecciò presto con quella politica. Nel maggio del 1968 partecipò attivamente alle mobilitazioni studentesche e operaie francesi, prendendo parte agli “Ateliers Populaires”. La sua adesione alle proteste gli costò l’espulsione dalla Francia. Solo dopo una vasta mobilitazione di artisti e intellettuali internazionali gli fu consentito di rientrare a Parigi pochi mesi più tardi.
Pur associato all’arte cinetica e all’Op Art, Le Parc ha sempre mantenuto una posizione autonoma rispetto alle definizioni di movimento. Le sue opere, costruite attraverso elementi mobili, riflessi, strutture sospese, superfici specchianti e ambienti immersivi, cercavano di produrre instabilità percettiva e meraviglia, trasformando lo spettatore in parte integrante del lavoro. «L’arte non deve imporre una verità», sosteneva spesso, rivendicando la necessità di lasciare spazio all’esperienza individuale e alla libertà di interpretazione.
Dopo lo scioglimento del GRAV nel 1968, continuò a sviluppare una ricerca personale che alternava installazioni luminose, pittura e scultura. Nel corso della sua lunga carriera ha realizzato retrospettive e mostre in tutto il mondo, dal Kunsthalle di Düsseldorf negli anni Settanta fino alle grandi esposizioni internazionali degli ultimi decenni. Le sue opere sono entrate nelle collezioni dei principali musei internazionali e hanno conosciuto una rinnovata attenzione nel XXI secolo, in parallelo alla diffusione delle pratiche immersive e partecipative nell’arte contemporanea.
Anche l’Italia ha occupato un posto significativo nel suo percorso. Nel 2004 realizzò una serie di sculture presso l’officina Elettrofiamma di Brescia e installò nel Castello di Boldeniga la monumentale Verso la Luce, ancora oggi visibile. Negli anni successivi continuò a esporre regolarmente nel nostro Paese, dove la sua ricerca ha esercitato una profonda influenza sulle generazioni successive di artisti interessati ai temi della percezione, della luce e dell’interazione.
Con la scomparsa di Julio Le Parc si chiude una delle vicende più longeve e significative dell’arte del Novecento. Una ricerca che, attraverso il movimento e l’instabilità dell’immagine, ha trasformato la luce da strumento di visione a materia artistica, ridefinendo il modo stesso di guardare e abitare lo spazio dell’opera.











