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Mentre il Centre Pompidou procede con la sua grande ristrutturazione quinquennale che lo terrà chiuso fino al 2030, la collaborazione con il Grand Palais — destinata a ospitare parte della programmazione in questi anni — mostra i primi segni di stress dovuti a vincoli finanziari e nuovi equilibri istituzionali.
La vicenda prende forma negli spazi temporanei allestiti al Grand Palais: una delle due aree messe a disposizione dal monumentale edificio ha dovuto essere restituita anticipatamente al suo gestore a causa di problemi finanziari. Nella pratica, ciò ha portato il Pompidou a rinunciare alla cosiddetta Gallery 8, una galleria di circa 800 metri quadrati.

Questa decisione ha avuto un impatto immediato sul programma espositivo: una mostra in programma per l’autunno — pensata per celebrare il bicentenario della fotografia — è stata cancellata. La restituzione della galleria deriverebbe anche dall’esigenza del Grand Palais di riorganizzare i propri spazi in un momento in cui la struttura sta affrontando un deficit considerevole (circa 25 milioni di euro, con un sforamento del budget dei lavori e un peso del debito di circa 150 milioni).
Dietro queste dinamiche non ci sono semplici frizioni tra partner culturali, ma un nodo più profondo: il modello di museo “temporaneo” che si è provato a costruire a Parigi — con Beaubourg fuori sede e la programmazione diffusa — deve fare i conti con equilibri economici, flussi di visitatori e pressioni sul bilancio pubblico. In questo senso, la scelta di concentrare gli sforzi su esposizioni di grande richiamo (come le mostre di Matisse e Cézanne previste per il 2026) diventa per entrambe le istituzioni una strategia per massimizzare l’impatto culturale e la sostenibilità economica.

La ristrutturazione del Centre Pompidou
La chiusura del Centre Pompidou, prevista dal 2025 al 2030, rientra in un vasto progetto di ristrutturazione dell’edificio progettato da Renzo Piano e Richard Rogers, inaugurato nel 1977. L’intervento in questione riguarda sia tutta una serie di aspetti strutturali —tra cui la rimozione dell’amianto dalla struttura — sia una ridefinizione complessiva degli spazi e dei flussi di pubblico.
L’obiettivo principale dei lavori in corso è perciò quello di aggiornare il museo alle esigenze contemporanee in termini di sostenibilità, accessibilità e conservazione.
Per far fronte alla chiusura temporanea della sede principale, il Pompidou ha però attivato il programma di mostre, collaborazioni e progetti diffusi Constellation: una rete di eventi che si sviluppa sia in Francia che all’estero, pensata per mantenere attiva la sua presenza culturale al di fuori della sede storica.















