15 febbraio 2026

Parola a Salvo Bitonti: l’Accademia Albertina di Torino e il futuro della formazione artistica

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Il direttore dell’Accademia Albertina di Torino Salvo Bitonti ci racconta la sua visione per una formazione artistica sempre più internazionale, interdisciplinare e attenta alle pratiche del presente

Salvo Bitonti

Direttore dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino dal 2022 – dopo un primo mandato tra il 2013 e il 2019 – Salvo Bitonti ha guidato l’istituzione in una fase di profonda apertura internazionale, rafforzando reti di collaborazione con accademie e università in Europa, Asia e America Latina. In questa intervista ci racconta delle principali trasformazioni dell’Accademia negli ultimi anni e riflette sulle sfide future dell’alta formazione artistica, tra internazionalizzazione e nuove pratiche.

Nel corso dei suoi mandati ha lavorato molto sull’internazionalizzazione dell’Accademia. Quali sono le principali sfide e opportunità che vede per l’istituzione nei prossimi anni?

«La mia visione è sempre stata fortemente orientata all’internazionalizzazione delle istituzioni di alta formazione artistica e, in particolare, dell’Accademia Albertina. Da quando sono Direttore, ho promosso programmi di mobilità e staff teaching, frequentando numerose accademie estere che in tutta Europa sono integrate come facoltà di Belle Arti all’interno delle università. (…) Tra il 2013 e il 2019, ho cercato di ampliare in modo significativo i partenariati culturali dell’Accademia Albertina, arrivando a oltre 40 collaborazioni con istituzioni analoghe in Europa e avviando anche relazioni extraeuropee, in particolare con Brasile e Argentina. Oggi, abbiamo attivato un’intensa attività nei Paesi asiatici e, in particolare, in Cina, che ho avuto modo di visitare molte volte. Queste missioni hanno avuto un impatto rilevante sia sul piano delle relazioni culturali sia su quello della formazione didattica. Un risultato di particolare rilievo è stato raggiunto nel novembre 2025, quando l’Accademia Albertina è diventata l’unica accademia italiana a sottoscrivere un accordo di Double degree con l’Università di Fujian, in occasione della annuale Conferenza dei Rettori delle Università Italiane e cinesi, alla presenza del Ministro Bernini e del Ministro cinese della Ricerca a Pechino.  Si tratta di un doppio titolo con pieno valore sia in Italia sia in Cina, riconosciuto da entrambe i paesi.

La sfida principale è garantire alle accademie una popolazione studentesca sempre più internazionale. Le professioni artistiche sono per loro natura interdisciplinari e si arricchiscono profondamente del confronto tra culture diverse. Attualmente l’Accademia accoglie studenti provenienti da 42 nazionalità, ma con numeri ancora contenuti nei diversi contingenti: la comunità più numerosa è quella cinese, seguita, con numeri decisamente inferiori, da quella iraniana. L’obiettivo è ampliare la presenza di studenti non solo europei ma anche extraeuropei, rendendo più equilibrata la distribuzione delle nazionalità. L’auspicio è arrivare ad almeno una ventina di studenti per ciascuna nazionalità, perché questa commistione di esperienze artistiche e culturali rappresenta una straordinaria opportunità di crescita e favorisce lo sviluppo di una ricerca internazionale sempre più ricca e innovativa nel mondo dell’arte».

Salvo Bitonti, Direttore Pinacoteca Albertina

Nel dibattito sull’alta formazione artistica in Italia emergono spesso questioni legate alla professionalizzazione. In che modo l’Accademia Albertina cerca di rispondere a queste esigenze?

«Un tempo le Accademie di Belle Arti erano esclusivamente scuole per artisti e formavano figure come scultori, pittori, incisori e scenografi. Oggi, invece, l’offerta formativa si è ampliata in modo significativo e comprende percorsi come la comunicazione e la valorizzazione del patrimonio artistico contemporaneo, la didattica dell’arte e la progettazione artistica per l’impresa. Accanto alla formazione artistica tradizionale, le accademie preparano oggi professionisti sempre più richiesti dal mercato del lavoro: curatori d’arte, operatori museali dedicati alla didattica, addetti agli uffici stampa, ideatori di campagne pubblicitarie per le grandi industrie, figure attive nel campo del design industriale e della progettazione in genere. Si tratta di professioni che in passato erano lontane dal mondo classico delle accademie di belle arti, ma che oggi ne rappresentano un’evoluzione naturale dell’ampliamento delle possibilità di lavoro. In questo contesto trovano spazio anche ambiti fortemente innovativi: alcuni nostri studenti, ad esempio, si occupano dello sviluppo di nuove forme di creatività, applicata alle tecnologie contemporanee, anche con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale».

L’offerta formativa dell’Accademia Albertina spazia tra discipline tradizionali e pratiche contemporanee: quale visione pedagogica tiene insieme questa pluralità?

«Non è possibile pensare al futuro senza una profonda conoscenza del passato come è impartita delle scuole classiche dell’Accademia. Ciò che colpisce dell’Accademia di Belle Arti Albertina di Torino è che il numero più alto di studenti si concentra oggi in due Scuole in particolare: la Scuola di Pittura, la più antica, che affonda le sue radici nel Seicento, quando nacque a Torino l’Accademia di San Luca, e la Scuola di Nuove Tecnologie per l’Arte. Questo dato evidenzia come convivano, in modo naturale, un forte interesse per l’arte cosiddetta tradizionale – che in realtà include anche percorsi di pittura contemporanea e di sperimentazione – e una grande attenzione verso le nuove tecnologie applicate all’arte. Si tratta di linguaggi e strumenti diversi, ma complementari, attraverso i quali l’arte continua a rinnovarsi e a dare forma alle istanze creative del presente».

Accademia Albertina di Torino

Durante la giornata di studi “Attraversamenti: Pratiche curatoriali tra arte e media”, si è discusso dell’importanza della curatela come pratica critica e progettuale. In che modo l’Accademia Albertina sta traducendo queste riflessioni in opportunità per gli studenti?

«ll dialogo attivato ha evidenziato come il rapporto tra arte contemporanea e media art possa costituire un terreno condiviso di sperimentazione, capace di contribuire a un riorientamento sia dei processi curatoriali ed espositivi all’interno delle istituzioni, sia dei percorsi formativi in ambito accademico il lavoro congiunto tra la Scuola di Comunicazione e Valorizzazione del Patrimonio Artistico Contemporaneo e la Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte favorisce una visione integrata tra competenze curatoriali e competenze sui media, con la formazione di nuovi indirizzi professionali in grado di gestire criticamente questa complessità. L’Accademia è pronta a formare nuove figure in tale campo».

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