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Edward Weston a Torino: la fotografia come ricerca artistica
Mostre
Dopo Madrid e Barcelona, la mostra su Edward Weston (Illinois, 1886 – California, 1958) giunge a Torino, con 171 immagini che ripercorrono la sua carriera. Il progetto, a cura di Sérgio Mah, presenta la produzione del fotografo ripercorrendo oltre cinque decenni, dal 1903 al 1948.
Il percorso espositivo racconta l’evoluzione della sua ricerca fotografica, dai primi esperimenti influenzati dalle tendenze pittorialiste alla resa artistica dei soggetti. Le fotografie di Edward Weston, molte delle quali vintage, sono tutte in bianco e nero, scattate con una fotocamera a grande formato. Grazie alla personale impronta poetica e filosofica e all’utilizzo rigoroso della macchina fotografica, la fotografia di Weston trasforma anche i soggetti più semplici in una sublime esperienza estetica. La sua non è semplice riproduzione della realtà, ma un modo per esprimere le proprie sensazioni e i propri stati d’animo leggendo il mondo circostante attraverso una composizione iconografica di linee e forme. La ricerca fenomenologica di Weston si pone come un elemento centrale della cultura visiva contemporanea del Novecento, restituendo una nuova interpretazione della fotografia.

Nei primi scatti si dedica ai temi pastorali, alle vedute impressionistiche e ai ritratti. Come una liaison con la mostra precedente, ritroviamo uno scatto a Tina Modotti, ritratta da Edward Weston mentre recita. Negli anni venti il fotografo statunitense apre uno studio in Città del Messico, con suo figlio Chandler e Tina Modotti. In quegli anni fa amicizia con i grandi muralisti messicani come Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros e José Clemente Orozco. Il suo occhio attento scruta i dettagli e la macchina li riesce ad enfatizzare. La sua ricerca prende una svolta, caratterizzata da un maggior rigore tecnico formale e compositivo. I suoi soggetti sono ritratti con chiarezza, sobrietà e precisione.
Dopo il Messico, Edward Weston realizza una importante serie di nudi, in cui il corpo è interpretato esclusivamente nella sua figura. Li osserva così come esamina le fattezze della natura, gli oggetti della vita quotidiana e i paesaggi. Il fotografo ritrova le armoniose linee anatomiche umane in un peperone e quegli stessi contorni li ritrova in oggetti come una padella da letto o addirittura un wc. Un cavolo diventa un drappo e un uovo una scultura. Weston gioca con le forme, i volumi, i contorni e le ombre.

«Il mio punto di vista personale, il mio individualismo emerge nelle parti che scelgo per presentare la struttura fondamentale che sento ed estraggo dalla natura, isolandola nel mio negativo. In alcuni articoli sono stato accostato a Brancusi per il mio uso della “forma astratta”. Tuttavia, tutte queste forme sono astratto della natura: la mia visione della vita, il riconoscimento della causa, la comprensione intuitiva» afferma Edward Weston nell’ottobre 1930. Nel 1936 è il primo fotografo a ricevere una Guggenheim Fellowship. Alla fine degli anni Trenta si trasferisce con Charis Wilson, la sua seconda moglie, in California, in una casa di legno costruita da suo figlio. Qui si immerge nella natura selvaggia ed esprime il suo sguardo più intuitivo e spontaneo in un equilibrio tra la figurazione e l’astrazione della natura. In Concrezione di arenaria e tronco, 1936 esalta le figure creative della natura e quell’aggregato di minerali ricorda inequivocabilmente una scultura di Hans Arp. La sua fotografia si afferma come una vera e propria ricerca artistica e nel 1946 inaugura una grande retrospettiva al Museum of Modern Art (MoMA) di New York. Purtroppo la sua carriera viene stroncata dalla grave malattia che lo affligge, il morbo di Parkinson e muore il 1° gennaio 1958 a Wildcat Hill.
Oltre alla grande mostra dedicata a Edward Weston, come François Hébel ha annunciato, in primavera ci sarà una ulteriore mostra, non ancora resa nota, in occasione di EXPOSED – Torino Photo Festival. Il festival torinese della fotografia, alla sua terza edizione, sarà guidato da CAMERA e diretto da Walter Guadagnini. L’estate porterà invece le fotografie a colori di Harry Gruyaert e, contemporaneamente, Werner Jeker nella Project room. In autunno arriverà finalmente l’attesa retrospettiva su Letizia Battaglia, affiancata da una mostra dedicata a Davide Tranchina.










