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Undici artisti per raccontare l’opera: il progetto digitale di Schiavi e CRAMUM
Progetti e iniziative
di redazione
La creatività entra nei flussi digitali di un’impresa di costruzioni e di una realtà non profit, per trasformare l’opera d’arte, da oggetto espositivo a esperienza quotidiana. Questo l’obiettivo di L’arte in prima persona, il nuovo progetto socio-editoriale promosso da Schiavi e CRAMUM, sotto la direzione di Sabino Maria Frassà, L’iniziativa si svilupperà lungo tutto il 2026 attraverso contributi mensili pubblicati sui canali web e social delle due realtà promotrici. Ogni appuntamento darà voce direttamente agli artisti, invitati a raccontare opere, processi e scelte formali con un linguaggio accessibile ma rigoroso, per restituire contesto e profondità alla propria ricerca.
Undici le voci coinvolte: Liu Chien-Kuang (Taiwan), Ingar Krauss (Germania), Kaori Kurihara (Giappone), Wolfe von Lenkiewicz (Regno Unito), Leo Orta (Francia/Argentina), e poi Paola Pivi, Fulvio Morella, Betty Salluce, Carla Tolomeo, Emilio Fuentes Traverso e TTOZOI. Una costellazione globale ed eterogenea, che intende mettere in dialogo pratiche e geografie differenti, mantenendo come filo conduttore la centralità del pensiero e del tempo dell’opera.

Il progetto nasce all’interno di una strategia di Corporate Social Responsibility. Fondata nel 1928 e attiva nel settore dell’edilizia residenziale di qualità, Schiavi assume il ruolo di mecenate contemporaneo mettendo a disposizione piattaforme e risorse senza intervenire sulla linea curatoriale. «Costruire significa contribuire a creare non solo edifici, ma luoghi in cui si vive insieme, contesti culturali e sociali duraturi. Perché costruire, in fondo, è creare luoghi in cui la vita prende forma: e la casa, più di ogni altro spazio, è il punto in cui ciò che scegliamo diventa identità, memoria e futuro», ha dichiarato l’amministratore delegato Paolo Schiavi.
CRAMUM, realtà non profit attiva dal 2012 nel sostegno alle eccellenze artistiche e già promotrice di premi e progetti espositivi anche in ambito paralimpico, porta nel progetto un metodo consolidato di talent scouting e mediazione culturale. L’intento dichiarato è offrire uno spazio di narrazione alternativo rispetto alla semplificazione mainstream, restituendo complessità e senso ai processi creativi.

«Se Schiavi costruisce pareti che le persone riempiranno di ricordi ed emozioni, la suggestione del progetto condiviso è quella di invitare chi sta facendo casa ad avvicinarsi all’arte, a condividere il pensiero che prende forma e diventa immagine nel lavoro degli artisti, a farlo proprio», spiega Frassà. «L’obiettivo non è commerciale: né CRAMUM né Schiavi vendono le opere di cui si parla. Ci muove la volontà di attivare un cambiamento interiore, un movimento dell’animo, che è il vero scopo dell’arte. Anche il disappunto è parte del processo: non tutto deve piacere a tutti, ma è importante scegliere — o rifiutare — consapevolmente, dopo aver compreso il perché e il come. Saremo il megafono delle emozioni degli artisti, che spesso lavorano meglio con le mani che con le parole». In questo senso il digitale diventa uno spazio di prossimità culturale, capace di connettere impresa, artisti e pubblico in un ecosistema condiviso.

Tra mecenatismo e responsabilità sociale, il progetto propone una visione dell’arte fondata sulla circolazione delle idee e sulla libertà espressiva. Un modello che intende ridefinire il ruolo dell’impresa come abilitatore culturale e che scommette su una relazione più consapevole tra opera, spazio domestico e comunità.










