-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Non c’è artista, solo materia: Silvia Mariotti in mostra a Porto San Giorgio
Progetti e iniziative
Isola di São Miguel. C’è un lago che si trova più in basso della pianura che lo ospita. Il sentiero scivola in mezzo a una vegetazione maestosa, giurassica. Il tempo qui non è umano, come non lo sono gli odori, i colori, la bellezza – così lieve, così imponente. Il Lagoa do Congro e la vegetazione che lo circonda ispirano la ricerca biennale di Silvia Mariotti che in Anime di Cristallo, in mostra fino al 15 maggio tra le stanze di Rivafiorita – storica villa di Porto San Giorgio, provincia di Fermo – con la curatela di Matilde Galletti e dell’associazione Karussell, analizza le trasformazioni della materia organica e inorganica nella loro intrinseca imprevedibilità.
Il progetto, sostenuto dalla DG Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura nell’ambito del programma Italian Council (13ma edizione, 2024) e finalizzato alla promozione internazionale dell’arte contemporanea italiana, ha attraversato prima Lisbona – dove è stato presentato al MUHNAC – Museu Nacional de História Natural e da Ciência – poi le Azzorre, prima di approdare sulla costa adriatica. Il gran finale avverrà questa estate con l’esposizione e acquisizione delle opere all’interno della collezione permanente del MACTE – Museo di Arte Contemporanea di Termoli.

Il nucleo teorico del lavoro affonda le radici nelle teorie dei biologi Ernst Haeckel e Laura Tripaldi, secondo cui anche la materia inorganica possiederebbe una forma di intelligenza. Su queste basi, Mariotti costruisce un’indagine sull’ibridazione tra vivo e non-vivo, sul confine sempre più poroso tra ciò che la natura genera autonomamente e ciò che l’uomo introduce, áltera, contamina. Le Azzorre portano impresse nel loro paesaggio le vivide tracce di secoli di colonizzazione botanica: specie alloctone introdotte a scopo ornamentale o agricolo – tè, ananas, ortensie – hanno continuato a prosperare, anche e soprattutto con il venire a mancare della cura dell’uomo. Le dinamiche naturali, o meglio, l’intelligenza della natura, ha fagocitato l’umana pretesa del controllo e la vegetazione del “giardino” si è riconfigurata col tempo nell’eclettismo odierno.

Dalla residenza artistica presso il Re-Act Contemporary Art Laboratory nell’isola di Terceira, Mariotti ha riportato con sé frammenti materiali del territorio, che nelle teche dello studio trasformato in laboratorio chimico, sono diventate substrato per esperimenti biologici condotti insieme a un ingegnere ambientale e a una restauratrice. Micro-organismi hanno colonizzato le carte fotografiche, generando paesaggi ibridi e immaginifici – formazioni che evocano le caldeiras di São Miguel, le pozze nelle rocce laviche, superfici insieme lunari e profondamente terrestri. Ogni attivazione ha originato nuovi territori di carta, assoggettati a muffe e funghi, fermati nel tempo nello stadio precedente all’inevitabile decomposizione: fossili contemporanei, biomi in evoluzione interrotta.

«È stato un lavoro lungo – dichiara l’artista – in cui ho cercato sempre l’imprevisto: volevo vedere le possibilità che i materiali avevano da offrire. Da una parte ci sono le cristallizzazioni e le incrostazioni su materiale argilloso, dall’altra le cianotipie: abbiamo predisposto un letto fertile di colonie batteriche sopra la stampa, e chiuse in una teca abbiamo lasciato che proliferassero. È stato un processo lungo, in cui ho capito solo dopo vari tentativi quando fotografare, dal momento che all’improvviso si verifica una fase di declino in cui diventa tutto nero. Una morte. Ma prima della morte si assiste ad una specie di primavera, in cui i colori sono vividi e le trame affascinanti».

La discesa verso il Lagoa do Congro dell’artista è la nostra catabasi all’interno della mente dell’ecosistema, dove le categorie del naturale e dell’artificiale, dell’organico e del minerale, hanno smesso di funzionare come separatori affidabili, tutti parte del medesimo ecosistema, giostrati dalla medesima intelligenza. I verdi tendono al turchese, le stampe scendono dalle intelaiature fino al pavimento e ritraggono le radiografie di una vegetazione densa, senza centro.
Sul pavimento, sparse, dimenticate, o nascoste, giacciono formazioni minerali: grumi dalla trama porosa e rugosa, a metà tra un frammento di corallo, di una colata lavica avvenuta secoli fa e un reperto paleontologico. Mariotti manovra le leggi della chimica e i suoi risultati si confondono con quelli impastati nei millenni dalle vicissitudini dell’ambiente.

Ma davvero esiste il controllo, la volontà umana in tutto questo? Non siamo anche noi esseri umani succubi, perché membra, dell’incommensurabile logica naturale? Allora è naturale che la mostra, nella diffusione capillare delle opere, prenda il sopravvento sulla storica villa di Rivafiorita. È naturale che l’isola, nella sabbia che ricopre i pavimenti, nei frammenti che crescono sulle pareti, riaffermi il proprio spazio e, prima ancora, la propria logica sulla pretesa antropica.

Silvia Mariotti, in ottica ecologista, ci mostra quanto poco siamo padroni del mondo che ci circonda e dà vita ad una ricerca artistico-alchemica anti-antropocentrica: non c’è linguaggio, se non quello della chimica. Non c’è artista, se non la sua opera che prolifera e vive.




















