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Buchi, tagli, materia: all’asta cinque capolavori di Lucio Fontana
Mercato
Cinque capolavori di Lucio Fontana provenienti dalla stessa straordinaria collezione – formata in Germania, ma con uno sguardo profondamente italiano. Una vera e propria ricognizione del lavoro del maestro italiano, probabilmente la più ampia e sfaccetata apparsa sul mercato negli ultimi anni, con una stima complessiva nell’ordine dei £ 15 milioni. Passeranno sotto al martello di Sotheby’s, questa settimana, nella settimana della aste di Londra. C’è tutto: dai primi buchi, che mettevano in discussione i limiti del piano pittorico, fino ai drammatici tagli che trasformarono il gesto in spazio tridimensionale, passando attraverso gli interventi di natura scultorea che testarono i confini stessi della materia. «Imbattersi in cinque opere di questo calibro – che attraversano ogni capitolo fondamentale della pratica di Fontana – all’interno di un’unica collezione è qualcosa di straordinariamente raro», conferma Claudia Dwek, Chairman, Contemporary Art, Sotheby’s. «Ogni lavoro segna una diversa svolta nella sua indagine sullo spazio e sul gesto; insieme, però, restituiscono il ritratto più completo di un artista che ha ridefinito le possibilità dell’arte nel mondo del dopoguerra. Collezioni di questo livello difficilmente torneranno a emergere. A rendere il nucleo ancora più significativo è il dialogo tra i Fontana, il Giacometti e il Francis: tre artisti che operano in linguaggi differenti, ma accomunati da una stessa tensione verso una ridefinizione della forma, della percezione e dell’esperienza dello spettatore. Il fatto che la collezione sia rimasta invisibile per decenni e che oggi approdi in Italia prima della vendita rende questo momento davvero eccezionale, tanto per i collezionisti quanto per la storia dell’arte europea del dopoguerra».

I protagonisti: un Concetto Spaziale datato 1960, rara e monumentale tela appartenente alla rivoluzionaria serie degli Olii, perforata da costellazioni di buchi bordati di verde. Stima £8.5 – 12 milioni. Poi Teatrino, del 1964, opera fondamentale della serie dei Teatrini, in cui la tela si trasforma in un oggetto scenico sospeso tra pittura, scultura e design. Stima: £ 350.000 – 450.000. Natura del 1959-60 è esempio di grande forza plastica della celebre serie, in cui la materia grezza viene compressa, fratturata e modellata manualmente. Stima: £ 1.,2 – 1,8 milioni. Ai tagli di Fontana appartiene Concetto Spaziale, Attesa, del 1960 (stima: £1.5 – 2m), mentre una rara variante della serie delle Pietre della metà degli anni ’50 è rappresentata da Concetto Spaziale, del 1955 (stima: £ 700.000 – 1 milione), opera arricchita da frammenti di vetro di Murano incorporati direttamente nella superficie. A questi lavori di Fontana, provenienti dalla medesima collezione tedesca, si sommano Femme debout di Alberto Giacometti e un Untitled del 1962 di Sam Francis.

Si tratta, oltretutto, di un’occasione rarissima di mettere in evidenza il ruolo centrale, e spesso sottovalutato, dell’Italia nella definizione dell’avanguardia del dopoguerra oltre i propri confini. La maggior parte delle opere fu originariamente acquisita tramite la Galerie Schmela di Düsseldorf, una delle gallerie d’avanguardia più influenti del periodo e un vero crocevia di scambi artistici. Fondata nel 1957 da Alfred Schmela, la galleria divenne rapidamente un punto di riferimento per la sperimentazione più avanzata. Le sue prime mostre del 1957 inclusero un allora sconosciuto Yves Klein, ventinovenne, e fu in questo contesto estremamente fertile che Schmela riconobbe presto in Fontana un visionario capace di smantellare la grammatica stessa della pittura. Da qui, il via alla loro collaborazione: avviata tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, si fondò su una profonda affinità intellettuale e su una condivisa propensione al rischio.
«La presenza di Fontana in Germania a cavallo degli anni Sessanta», spiega Lisa Stevenson, International Specialist, Contemporary Art, Sotheby’s London, «ebbe un effetto catalizzatore, offrendo agli artisti un nuovo modo di pensare lo spazio, il materiale e l’esperienza fisica dell’opera. Questa collezione ripercorre il momento in cui le sue idee entrarono nell’avanguardia tedesca in una fase formativa, influenzando direttamente il movimento ZERO e la più ampia ridefinizione del linguaggio artistico del dopoguerra. […] Rivedere oggi questo nucleo significa riscoprire un capitolo cruciale della storia dell’arte europea nel momento stesso in cui veniva scritto, ancor prima che la sua importanza fosse pienamente riconosciuta».














