06 marzo 2026

Art Gender Gap: una mostra per riflettere sul ruolo delle donne nella storia dell’arte

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La Chiesa di Sant’Agostino di Monte San Savino, in Toscana, ospita una mostra che riunisce le opere di 40 artiste, da Carla Accardi a Tracey Emin, per riflettere sul ruolo delle donne nella storia dell’arte

Sylvie Fleury, Allure 01.09.92, 1992, opera unica, C-print su alluminio, 160x120

Dalla marginalizzazione nei sistemi artistici tradizionali alla progressiva affermazione all’interno della scena contemporanea: in occasione della Giornata Internazionale della Donna, Monte San Savino, in Toscana, ospita Art Gender Gap, una mostra collettiva presentata da GAS – Galleria Andrea Sansovino che riflette sul ruolo delle artiste nella storia dell’arte e sulle disuguaglianze che per secoli ne hanno limitato l’accesso alla formazione, alla produzione e al riconoscimento pubblico. L’esposizione, curata da Giuseppe Simone Modeo, Nicoletta Castellaneta e Domenico de Chirico, inaugurerà l’8 marzo, alle ore 18, e rimarrà aperta fino all’8 maggio 2026 negli spazi della Chiesa di Sant’Agostino. Il progetto riunisce 51 opere realizzate da 40 artiste di generazioni e provenienze diverse, proponendo un percorso che attraversa linguaggi, poetiche e contesti culturali differenti.

Per secoli l’arte è stata profondamente intrecciata con le strutture del potere politico, religioso e sociale, contesti nei quali l’accesso femminile era limitato o del tutto escluso. Il cosiddetto “gender gap” ha rappresentato una vera e propria struttura di esclusione. Alle donne è stato spesso impedito di accedere alle botteghe, alle accademie e allo studio del nudo, elementi fondamentali nella formazione artistica tradizionale. Anche la possibilità di viaggiare, di ottenere committenze o di entrare nelle reti culturali dominanti è stata storicamente limitata. Molte artiste hanno dovuto costruire percorsi alternativi per affermare la propria ricerca.

Il percorso espositivo mette in dialogo figure centrali della storia dell’arte del Novecento e della contemporaneità con artiste italiane attive oggi. Tra le autrici presenti, Sonia Delaunay, Meret Oppenheim, Carla Accardi, Louise Bourgeois, Tracey Emin, Pipilotti Rist, Sophie Calle, ORLAN, Kiki Smith, Mona Hatoum, Candida Höfer e Maria Lai. Accanto a queste presenze internazionali sono esposte opere di artiste italiane contemporanee come Carla Accardi, Carol Rama, Maria Lai, Luisa Elia, Luisa Rabbia, Valentina De’Mathà, Paola Pezzi, Laura Fiume, Lidia Bachis, Sonia Costantini, Luisa Lanarca, Letizia Battaglia, Veronica Montanino, Monica Mazzone, insieme ad altre protagoniste della scena artistica attuale.

Attraverso le opere selezionate, la mostra racconta come molte artiste abbiano contribuito a ridefinire i linguaggi dell’arte contemporanea, spesso reinterpretando elementi tradizionalmente associati alla sfera privata – il corpo, la memoria, la maternità, l’esperienza personale – in strumenti critici capaci di interrogare la società e le sue strutture di potere. In lavori come Object (Le Déjeuner en fourrure) di Oppenheim, il quotidiano domestico diventa perturbante e simbolicamente sovversivo; nelle opere di Mona Hatoum l’intimità si trasforma in gesto politico; mentre in My Bed Tracey Emin porta nel museo una dimensione radicalmente autobiografica e vulnerabile.

Allo stesso modo, le installazioni ambientali di Carla Accardi ridefiniscono il rapporto tra opera e spazio, mentre le azioni performative di Gina Pane utilizzano il corpo come linguaggio pubblico capace di interrogare le tensioni sociali e culturali del presente. Nelle fotografie di Candida Höfer, dedicate a biblioteche e istituzioni culturali, la dimensione estetica dell’immagine si intreccia a una riflessione sulle strutture del sapere e su chi abbia avuto storicamente accesso a esse.

Sophie Calle fa dell’esperienza personale un dispositivo collettivo, mentre ORLAN mette in discussione i canoni estetici come strumenti di controllo. Se Kiki Smith restituisce al mito una presenza femminile ambigua e potente, Maria Lai ridefinisce il potere culturale come relazione comunitaria.

Il progetto intende anche evidenziare come negli ultimi decenni molte di queste disuguaglianze siano state progressivamente messe in discussione, fino a trasformarsi in nuove possibilità espressive e culturali. In particolare, il mercato dell’arte contemporanea ha iniziato a riconoscere sempre più il valore delle artiste, riducendo almeno in parte il divario economico che per lungo tempo ha penalizzato il lavoro femminile.

Promossa dalla GAS – Galleria Andrea Sansovino, la mostra si inserisce in un più ampio progetto espositivo diffuso negli spazi storici della città, tra le Logge dei Mercanti, il Palazzo di Monte, la Chiesa di Santa Chiara e il Cisternone. Il catalogo dell’esposizione raccoglie contributi critici dei curatori e di studiosi tra cui Christian Levett, Pasquale Giuseppe Macrì, Renee Adams, Martina Corgnati e Claudia Pensotti Mosca.

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