29 aprile 2026

A Roma Spazio Urano presenta “I resti del mondo | fase 4”, l’archeologia del presente di Sergio Angeli

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A Spazio URANO prende forma “I resti del mondo | fase 4”, progetto espositivo di Sergio Angeli, a cura di Michela Becchis, inserito nella sezione exhibition di START again, dispositivo di co-gestione ideato da Ivan D’Alberto e Francesco Campese

Silvio Angeli, Spazio Urbano, Roma

Attivato nel 2026 come nuovo modello gestionale di Spazio URANO – realtà fondata in Via Sampiero di Bastelica 12 a Roma nel 2018 per volontà di Campese – START again si configura come un dispositivo articolato che intreccia formazione, produzione e mercato. Attraverso cinque sezioni operative, dalla studio-visit alla small affordable art fair, fino al front-office dedicato al supporto degli artisti, il progetto mira a rendere lo spazio sostenibile, capace di produrre economia senza rinunciare alla qualità della proposta culturale, ridefinendo così il ruolo di un luogo indipendente nel sistema dell’arte contemporanea.

Il progetto di Angeli, sviluppato nel tempo come un percorso itinerante, trova in questa tappa una nuova configurazione, adattandosi alle caratteristiche fisiche e simboliche della galleria. Le pareti stesse diventano superficie viva su cui si depositano tracce, impronte e stratificazioni, restituendo un ambiente in cui l’opera non è mai separata dal contesto ma ne emerge come residuo e rivelazione. Al centro della pratica dell’artista vi è un gesto tanto semplice quanto radicale che consiste nella raccolta di materiali abbandonati, scarti industriali e naturali, frammenti di un quotidiano rimosso. Questi “resti” non vengono ricomposti in oggetti finiti ma, piuttosto, trasformati in strumenti di registrazione visiva, stencil attraverso cui far affiorare nuove forme. Ne derivano figure ibride, organismi sospesi tra rovina e rinascita che hanno la capacità di evocare scenari postumani e mondi in bilico tra collasso e trasformazione.

Silvio Angeli, Spazio Urbano, Roma

L’esperienza della mostra si configura così come una riflessione stratificata sul presente. Attraverso un linguaggio visivo essenziale, Angeli mette in scena una meditazione sul consumo e sulla perdita, evidenziando quella tendenza sistemica ad abbandonare piuttosto che recuperare. Eppure, proprio in questo gesto di scarto si apre l’inattesa possibilità della metamorfosi. Come sottolinea Becchis, l’artista indaga la capacità trasformativa che l’abbandono genera involontariamente, rivelando nei residui una potenzialità latente. Il percorso prende avvio da un’indagine intima e situata, l’artista che esplora gli spazi prossimi alla propria abitazione, in particolare parchi urbani e aree marginali, luoghi in cui natura e artificio si intrecciano in modo ambiguo e affascinante. Qui, tra discariche informali e vegetazione spontanea, emergono combinazioni inattese, materiali tecnologici e elementi organici che convergono e si fondono in una sorta di paesaggio ibrido, popolato da quelli che Angeli definisce “fiori post-umani”.

In questo senso, la ricerca dialoga implicitamente con la nozione di Terzo Paesaggio teorizzata da Gilles Clément, sebbene se ne distacchi per un elemento fondamentale, rappresentato dalla presenza invasiva e persistente dell’essere umano nei luoghi che popola. I luoghi osservati sono portatori di un’identità, territori segnati da una traccia umana che si manifesta proprio attraverso ciò che viene lasciato indietro. Attraverso l’uso di supporti leggeri come carte e veline, Angeli costruisce un sistema di impronte che funzionano come dispositivi poetici, tracce minime in grado di di amplificare il significato degli oggetti da cui derivano. Il lavoro assume così la forma di una “archeologia del presente”, in cui ogni residuo diventa documento, indizio, testimonianza di un passaggio.

Silvio Angeli, Spazio Urbano, Roma

La riflessione si estende fino a una dimensione quasi scientifica, con riferimenti vari a studi sul cambiamento ambientale e sull’impatto dell’uomo sul pianeta. In questa prospettiva, anche l’essere umano appare come elemento residuale all’interno di un sistema complesso, mentre ciò che produce e abbandona si trasforma in un “meta-residuo”, accumulo indistinto che rischia di sommergere ogni equilibrio. Eppure, lontano da una visione puramente catastrofica, il lavoro di Angeli conserva una tensione verso nuove possibilità. Nei suoi interventi, in effetti, il residuo si fa segno leggero, traccia sensibile, apertura verso nuove forme di esistenza. “I resti del mondo | fase 4” si configura così come uno spazio di riflessione in cui arte e realtà si intrecciano, e l’osservatore viene invitato a interrogarsi sul modo in cui abitiamo il mondo e su ciò che scegliamo di lasciare dietro di noi.

Visitabile su appuntamento fino al 10 maggio 2026, la mostra si configura come un intervento site-specific che supera la forma canonica dell’esposizione e trasforma lo spazio in un organismo attivo e parte integrante della ricerca artistica di Sergio Angeli.

Silvio Angeli, Spazio Urbano, Roma

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