25 marzo 2026

Caso Sudafrica alla Biennale: niente padiglione ma Goliath espone lo stesso

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Il Padiglione Sudafrica alla 61ma Biennale d'Arte di Venezia rimarrà chiuso ma l’opera di Gabrielle Goliath, considerata divisiva per il riferimento alla Palestina, troverà spazio alla Chiesa di Sant’Antonin

Il progetto che era stato escluso dal Padiglione del Sudafrica per la 61ma Biennale d’Arte di Venezia sarà comunque visibile in città. Secondo quanto riportato dal Guardian, l’installazione video Elegy di Gabrielle Goliath verrà presentata dal 4 maggio, in concomitanza quindi con l’apertura della manifestazione, presso la Chiesa di Sant’Antonin, nel sestiere di Castello, dove rimarrà esposta per tre mesi, una sede esterna al circuito ufficiale della Biennale. Dopo la cancellazione del progetto da parte del ministro della Cultura sudafricano Gayton McKenzie e il mancato annuncio di un nuovo artista, il padiglione nazionale invece rimarrà vuoto per tutta la durata della Biennale.

Al centro della vicenda c’è Elegy, lavoro performativo avviato da Goliath nel 2015 come rituale di lutto per vittime di violenza sessualizzata e razzializzata. Nella versione pensata per Venezia, l’opera include un omaggio alla poetessa palestinese Hiba Abu Nada, uccisa nel 2023 a Gaza, elemento che ha portato il ministro McKenzie a definire il progetto «Altamente divisivo» per il suo legame con il conflitto perpetrato da Israele. La cancellazione era stata motivata dal ministro anche con il sospetto di interferenze esterne, poi ridimensionato da successive ricostruzioni. In ogni caso, l’artista ha sempre respinto questa lettura «Divisiva», sostenendo che il punto risieda nella scelta di rivolgere il lavoro anche al lutto per vite palestinesi. La guerra a Gaza infatti non viene ulteriormente tematizzata nell’opera d’arte, anche se in una dichiarazione Goliath fa riferimento al «Genocidio», parlando di «Migliaia di donne, bambini e civili uccisi a Gaza».

L’installazione si struttura come una performance non verbale: sette interpreti femminili, con formazione operistica, emergono da uno sfondo nero e sostengono una nota prolungata fino al limite del respiro, in una sequenza che si ripete come un atto di resistenza e memoria. Accanto alla dimensione sonora, l’opera incorpora riferimenti a diverse storie di violenza, tra cui quelle di donne Nama uccise durante il colonialismo tedesco in Namibia.

Il progetto espositivo a Venezia nasce in collaborazione con il centro londinese Ibraaz e rappresenta, nelle parole dell’artista, una risposta a quella che considera una decisione pericolosa, «Un precedente» che rischia di ridefinire in maniera critica i margini di intervento politico sulla produzione culturale. Nelle settimane precedenti, Goliath aveva tentato senza successo di ribaltare in sede legale la cancellazione del padiglione, con un ricorso respinto. Parallelamente, in Sudafrica sono state avviate verifiche istituzionali sulla gestione del processo decisionale, mentre parte della comunità artistica ha denunciato un uso strumentale del padiglione nazionale come dispositivo di rappresentazione politica. Nel 2023, il precedente governo sudafricano aveva intentato una causa contro Israele accusandolo di genocidio a Gaza ma McKenzie ha continuato a sostenere lo Stato israeliano.

Al di fuori della Biennale, il lavoro di Goliath però continua a circolare, anche in Italia. A Milano, la Galleria Raffaella Cortese ospiterà dal 16 aprile la mostra personale Bearing, mentre un’opera dell’artista è attualmente inclusa nella collettiva E tuttavia crediamo che la vita sia piena di fortunate possibilità presso la Fondazione Made in Cloister di Napoli.

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