23 maggio 2026

Non solo Padiglione Austria: la performance di Florentina Holzinger nella Laguna di Venezia è un manifesto del collasso

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Corpi nudi, ganci nella carne e campane sollevate dalla gru: quella di Holzinger non è provocazione fine a se stessa, ma una poetica dell'estremo che trasforma il disagio in liturgia collettiva

florentina holzinger
Opening Etudes ph. Nicole Marianna Wytyczak

Il discorso di Florentina Holzinger all’apertura del Padiglione austriaco riecheggia ancora tra i colpi della campana installata e probabilmente riverbererà a lungo, oltre questa Biennale di rifiuti, scioperi e chiusure. Siamo nella migliore Biennale di sempre, la Biennale del caos, la Biennale senza premi, la Biennale al collasso. «Niente è come sarebbe dovuto essere. Assistiamo al crollo di un sistema e vediamo anche come l’arte eserciti una pressione sulla politica. Molte di noi percepiscono questo mondo come un mondo in uno stato di crisi. Quello che desideravamo davvero fare era catturare l’esperienza di vivere in un sistema che fallisce, e capire come starci dentro. Perché attraversare questa decadenza, questo smarrimento è quantomeno eccitante».

Holzinger fuori dal Padiglione Austria

La coreografa e artista austriaca Florentina Holzinger, ritornata dalla performance Étude, in una nuova edizione della serie di componimenti brevi di natura performativa al suo settimo episodio, concepita questa volta per e con il paesaggio lagunare, si prepara insieme alle sue sorelle di vita ad aprire le porte e le danze del Padiglione austriaco, dopo i saluti istituzionali e politici che tentano in qualche modo di dare forma all’incomputabile e di rimettere un senso, un disegno, una pulizia a quello che si prepara a essere l’inno forse più gridato della manifestazione. Una dichiarazione d’amore all’idraulica di Venezia, all’incontro tra fluidi, all’escrezione e alla secrezione, al contatto con la discarica e con i resti come metodi e dispositivi per abitare questo mondo. E per giocarci da dentro.

florentina holzinger
Opening Etudes ph. Nicole Marianna Wytyczak

Siamo corpi d’acqua, è vero. Florentina Holzinger riporta le parole di Astrida Neimanis sull’idrofemminismo, traghettandole in un paesaggio completamente altro rispetto alla visione della teorica, virando il neomaterialismo acquatico verso un’ode alle acque nere – e gialle e dense – di Venezia, città effimera, aurea, e insieme decadente, fantasmatica, abitata da umani, topi, gabbiani, creature mostruose, architetture immaginifiche. Città della selva e dell’impero, città che stordisce e acceca, città del clima al suo punto di non ritorno, dell’over-tourism, della tecnologia che regola i flussi e insieme provoca disastri. Città dannata e profetica, che nel suo sorgere dalle acque con eburnea seduzione affonda le sue fondamenta nella putrefazione. A Venezia la coreografa austriaca dedica la sua prima apertura pubblica, un preludio che condurrà agli immaginari e agli spazi più articolati e composti di SEAWORLD, titolo del progetto del Padiglione. Avvenuto in mezzo al mare, di fronte a una selezionata presenza di operatori e critici arrivati a largo con le barche, Étude è preludio e forse la vera apertura.

Florentina Holzinger: la performance nella laguna di Venezia

Una piattaforma sulla laguna, una gru, elementi di meccanica industriale che rimandano all’estrattivismo marino e alla nuova predazione dell’era contemporanea. Sullo sfondo, Venezia nella pioggia, grigia, evanescente, come una presenza postuma, rediviva, scompare anche qui, all’orizzonte, tra gli scrosci della pioggia. Se apparentemente il meteo non facilita la visione e l’esecuzione della performance, conferisce però una temperatura post apocalittica, facendo risuonare di timbri ancora più evidenti alcuni riverberi del lavoro. Sulla piattaforma un gruppo di donne, nude, vestite di sole imbracature, anfibi o stivali, aspettano l’arrivo dei presenti. Osservano, prendono il loro tempo, come fossero lì da sempre e per sempre. I loro corpi, esposti all’atmosfera e allo sguardo, sono possenti, modificati, tatuati, incisi, scarificati, i crani in parte rasati.   L’immaginario cyberfemminista, post-punk, grindcore, qui, come in tutto il lavoro di Holzinger, è proposto nelle forme, nei legami e nelle estetiche di una comunità lesbo-queer che si manifesta nella potenza del confronto, anche muscolare ed estremo, con le inquietudini del mondo.

Opening Etudes ph. Nicole Marianna Wytyczak

Alcune di loro salgono i tralicci imbracate e appese a ganci, con chitarre amplificate i cui riff risuonano nella laguna, mentre le urla e il canto si propagano a sancire una postura che non ha paura della fine. Una direttrice d’orchestra, nella vita soprano, già protagonista di altre pièce della coreografa, con la bacchetta dirige il caos, il mare, la burrasca anche lei nuda con un colletto e pochi elementi che parafrasano le divise e gli abiti consueti del mondo orchestrale.

Una gru innalza dalle acque una campana, da cui emerge Holzinger, appesa a testa in giù, i capelli biondi, la testa ribaltata. Come un batacchio postumano, sbatte le anche sui suoi bordi dall’interno facendola rintoccare, mentre la performer sudamericana Luz de Luna si accinge a sospendersi con i ganci infilati nella carne, e a librarsi con la grazia di una libellula che vola sulle acque mentre il sangue scorre dolcemente nella danza dei suoi movimenti.

Opening Etudes ph. Nicole Marianna Wytyczak

Gli Études di Florentina Holzinger

Fluidi che rientrano in altri fluidi, urla che salgono nell’atmosfera e nello spazio come una dichiarazione d’amore, forse impronunciabile, dove si addensa la forza, il bruciore, la possibilità di attraversare l’inquietudine, la precarietà, la catastrofe, e di posizionarsi al suo interno.

Gli Études sono momenti centrali nella ricerca di Holzinger, sono quadri, accensioni, visioni violente, che poi ritrovano nella messa in scena dei vari spettacoli – e qui del Padiglione – altre forme di articolazione. Rappresentano dei cammei, agiscono come immagini dinamiche che mettono in moto nodi centrali del lavoro, mantenendo una propria qualità performativa. Consumati in tempo brevissimo, prodotti nell’arco di pochi giorni, gli Études sono condensazioni destinate a non riprodursi, e in questa forma nucleare portano e consegnano la potenza di un addensamento, una luminescenza oscura e insieme irradiante che si cuce e si staglia nel paesaggio, imprimendosi nella retina e sui corpi. La potenza dinamica di questi segni infuocati esprime l’impronta coreografica del lavoro di Holzinger, che lavora in stretto contatto l’immagine e con la rilettura critica, a volte dissacrante, dell’iconografia del canone occidentale.

Una scrittura coreografica che infuoca il paesaggio drammatizza l’impianto, viola i confini dell’intorno, come se tutto agisse in pura presenza, seppur in una sospensione dell’atto. La parola Études richiama espressamente la composizione, e in particolare una composizione musicale di notevole difficoltà, pensata, secondo Chopin, per fornire materiale di esercitazione per uno strumento e il suo esecutore. Nell’universo della danza e del classico, da cui l’artista proviene, il termine è usato in riferimento alla relazione tra corpi, suono e architettura, sciogliendo la relazione con l’azione, più cara alla storia artistica austriaca e viennese. Florentina Holzinger se ne separa, trovando nel corpo, nel corpo a lavoro, disciplinato e sottomesso al proprio esercizio e al proprio desiderio di trasformazione e modificazione – come avviene nell’apprendimento della danza e delle pratiche estreme – il proprio riferimento. Un corpo a lavoro che non è mai isolato, che si forma, deforma e riforma in un rapporto collaborativo con le altre potenze convocate, altri corpi di donne, la materia, i fluidi, e qui la discarica, in una scelta di essere insieme, presenti, esposte, amiche, compagne, in una radicalità lesbo queer, che non si lustra dell’artificio ma lo attraversa e lo incarna.

Opening Etudes ph. Nicole Marianna Wytyczak

Ribellione a Venezia

Elementi di questi Études si ritrovano sparsi nelle opere dell’artista e così anche nel Padiglione. Qui la campana di SANCTA riporta la dimensione sacrale e il suo ribaltamento, già espressi nel lavoro operistico dedicato a Sancta Susanna di Paul Hindemith. Ma di fronte alla laguna e alle sue acque salmastre, negli echi delle campane della Serenissima, la coreografia tritura e defigura gli immaginari originari, traghettando Venezia nella sua stessa pop culture, icona dell’entertainment, della macerazione della sua stessa fine. La coreografa smargina dunque le pareti, i bordi, i confini, e porta dalla laguna la campana in processione verso il Padiglione, dove i nuclei performativi, molti dei quali attinti da lavori quali Ophelia’s got Talent, A Year Without Summer, A Divine Comedy, oltre al già citato SANCTA, si articolano nei diversi spazi.

Troviamo le urine, possiamo addirittura consegnarle per alimentare la performance, i cani robot, una centaura che domina un moto d’acqua, una contorsionista, una creatura nell’acqua e soprattutto un gruppo di donne, scultoreo e vivente, che sale e si appende, forando il tetto, in una sospensione del tempo dove potremmo essere per sempre. Un ascensore umano, che in qualche modo ricorda la performance collaborativa del collettivo austriaco Gelitin Human Elevator, spostandosi però in un territorio selvaggio, ingovernabile, fatto di solidarietà, mutualismo, sostegno, che, fuori dal patriarcato, che accoglie e convoca corpi di età, forme, pesi diversi, senza gerarchie, in piena presenza.

Opening Etudes ph. Nicole Marianna Wytyczak

Vorremmo essere con loro, come nota Claire Bishop nel testo del catalogo, sorpassare la barriera, abbandonare la nostra zattera per salire su quella stessa piattaforma, o dentro il Padiglione, modificarci, farci accogliere, appenderci, erigerci nelle altezze e guardare il mondo da lontano, sospese, a testa in giù, portando il corpo al limite, sentendo il sangue pulsare, trovando le forme per vivere nel mondo e nelle acque torbide e impure che permettono di attraversarlo, ma da un altrove. Con il gioco, il sarcasmo, il divertimento, il desiderio di scompigliare tutto, i codici, i canoni, la violenza, in un ribaltamento e in una forma suprema di amore.

Le performance saranno replicate nei prossimi mesi, con appuntamenti che saranno comunicati attraverso il calendario del sito ufficiale. https://www.seaworldvenice.at/about/etudes

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