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Il Contemporary Jewish Museum – CJM di San Francisco ha messo in vendita la propria sede progettata da Daniel Libeskind: la decisione arriva dopo la chiusura dell’istituzione, avvenuta già nel dicembre 2024, accompagnata dal licenziamento dell’80% dello staff e motivata da un calo di pubblico e da difficoltà economiche aggravate nel periodo post-pandemico.
Fondata nel 1984 come istituzione priva di collezione permanente e dedicata alla cultura e all’arte ebraica contemporanea, il CJM aveva inaugurato nel 2008 la sua sede in una centrale elettrica del 1907 nel centro della città. Il progetto di rifunzionalizzazione, firmato da Libeskind, aveva comportato un investimento di circa 47 milioni di dollari, dando vita a un edificio diventato immediatamente riconoscibile nel linguaggio architettonico contemporaneo.

Oggi, quello stesso edificio rappresenta al tempo stesso il principale asset e il nodo critico dell’istituzione. Il museo, che ha ancora circa 13,5 milioni di dollari di debiti legati proprio alla costruzione della sede, punta a monetizzare la vendita per garantire una prospettiva futura più sostenibile. «Questo è il nostro bene più importante. Dobbiamo valorizzarlo per avere un futuro», ha dichiarato la direttrice Kerry King.
A sostenere pubblicamente la scelta è stato lo stesso Libeskind, che ha definito la trasformazione dell’edificio un momento «Di responsabilità e onore» e ha espresso l’auspicio che la struttura continui a essere un luogo di ispirazione e scambio culturale.
In ogni caso, la normativa locale impone che l’edificio, riconosciuto come landmark urbano, mantenga una destinazione culturale o istituzionale, escludendo conversioni in uffici, residenze o strutture alberghiere. Una condizione che restringe significativamente il bacino di potenziali acquirenti, in un centro cittadino che fatica a ritrovare un equilibrio economico e culturale dopo la pandemia.

Nonostante la dismissione della sede, il CJM non prevede di interrompere la propria attività. L’istituzione ha dichiarato l’intenzione di proseguire la programmazione attraverso collaborazioni con altre realtà culturali, oltre all’assunzione di un nuovo curatore. Tra le ipotesi, ancora non formalizzate, si profila anche un possibile modello “nomade”, in linea con esperienze recenti come quella dell’Institute of Contemporary Art di San Francisco.
Nel frattempo, gli spazi del museo resteranno disponibili per eventi privati fino a gennaio 2027, mentre la vendita è affidata alla società immobiliare Newmark.












