02 aprile 2026

La grammatica della bellezza di Max Bill in mostra al max museo di Chiasso

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Al max museo di Chiasso una grande mostra dedicata a Max Bill, figura cardine della modernità: in esposizione 168 opere, tra arte concreta, design e architettura

max bill unendliche schleife aus einem kreisring II 1947-48 ottone dorato 37 x 9 x 27 cm collezione Lorenzelli Arte, Milano ©max, binia + jakob bill stiftung/2026, ProLitteris, Zürich

Leggere la modernità attraverso il lavoro di chi ha contribuito a costruirla. Al max museo di Chiasso ha aperto max bill (1908–1994): la grammatica della bellezza, vasta mostra retrospettiva dedicata al mitico artista, designer e architetto svizzero, tra i protagonisti del Bauhaus, figura cardine del rinnovamento dei linguaggi creativi europei. Visitabile fino al 12 luglio 2026 e curata da Karin Gimmi e Nicoletta Ossanna Cavadini, l’esposizione si inserisce nel ciclo dedicato ai maestri del XX secolo e si lega al tema guida della stagione culturale di Chiasso, la pulchritudo, intesa come tensione tra forma, funzione e armonia.

max bill Autoritratto 1926 olio e pastello a olio su tela 40 x 30 cm collezione chantal + jakob bill © max, binia + jakob bill stiftung/2026, ProLitteris, Zürich

Max Bill, artista universale

«Sappiamo dare una forma a quelle cose che noi adoperiamo quotidianamente e a tutte le ore, dallo spillo al mobilio di casa; sappiamo modellarle secondo una bellezza che si è sviluppata dalla funzione e che per la sua bellezza adempie una funzione propria», così Max Bill parlava del suo approccio.

Figlio di un capostazione delle Ferrovie Federali Svizzere, intraprense inizialmente una formazione come argentiere alla Kunstgewerbeschule di Zurigo, prima di orientarsi verso l’architettura dopo aver assistito, nel 1926, a una conferenza di Le Corbusier. Tra il 1927 e il 1928 frequentò il Bauhaus di Dessau, dove fu allievo di Josef Albers, Wassily Kandinsky e Paul Klee, assimilando i principi di un’arte razionale, costruttiva e non figurativa.

max bill relief mit weisser kugel 1931 ferro e legno dipinto 120 x 60 cm collezione chantal + jakob bill © max, binia + jakob bill stiftung/2026, ProLitteris, Zürich

Rientrato a Zurigo, avvia la propria attività come grafico e architetto, fondando lo studio bill-reklame e progettando la sua prima casa-atelier a Zürich-Höngg. Fin dagli anni Venti, tuttavia, il Canton Ticino si configura come un luogo decisivo per la sua formazione: i soggiorni tra Ronco sopra Ascona e la Valle Onsernone lo mettono in contatto con una vivace comunità internazionale. Dopo il matrimonio con la violoncellista e fotografa Binia Spoerri nel 1931, Bill iniziò a frequentare la casa “La Barca” di Aline Valangin e Wladimir Rosenbaum a Comologno, dove intreccia relazioni con figure come Jean Arp, Sophie Taeuber-Arp, Max Ernst, Meret Oppenheim, Vladimir Vogel e lo scrittore Ignazio Silone, per il quale realizzò anche alcune copertine editoriali. Questo contesto contribuì in modo determinante alla definizione della sua visione etica e progettuale.

Nel 1932, grazie ad Arp e Taeuber-Arp, entrò nel gruppo parigino Abstraction-Création, entrando in dialogo con artisti come Georges Vantongerloo e Piet Mondrian e partecipando alle esposizioni della galleria del gruppo tra il 1933 e il 1936. Nel 1937 fu cofondatore, insieme a Leo Leuppi, del gruppo svizzero Allianz, punto di riferimento per l’avanguardia concreta, cui affiancò anche un’attività editoriale.

Binia Bill Selbstporträt vor Max Bills „relief mit weisser kugel“, Atelierhaus Zürich-Höngg 1933 reprint Sammlung Fotostiftung Schweiz © jakob bill / Fotostiftung Schweiz

Parallelamente, Milano diventava un nodo centrale nella sua rete di relazioni. Qui Bill contribuì a costruire un asse culturale tra Svizzera e Italia, partecipando al dibattito sulla ricostruzione e al rinnovamento dei linguaggi visivi. Disegnò il padiglione svizzero alla Triennale del 1936 e prese parte alla IX Triennale del 1951. In questa occasione intervenne anche al convegno De divina proportione, confrontandosi con figure come Ernesto Nathan Rogers e Giuseppe Samonà, oltre allo stesso Le Corbusier. Nel 1947 curò, insieme a Lanfranco Bombelli Tiravanti, la mostra arte astratta e concreta a Milano, con grafica di Max Huber, entrando in dialogo con Gillo Dorfles e contribuendo alla diffusione della konkrete kunst.

Binia Bill VI Triennale, Sezione Svizzera,1936 1936 © jakob bill / Fotostiftung Schweiz © max, binia + jakob bill stiftung/2026, ProLitteris, Zürich

A partire dagli anni Cinquanta, Bill diventò una figura di riferimento internazionale nel campo del design e della teoria della Die gute Form, intesa come sintesi tra funzione, chiarezza e bellezza. Nel 1951 è tra i fondatori della Hochschule für Gestaltung di Ulm, insieme a Inge Scholl e Otl Aicher, di cui è stato primo rettore e dove sviluppa un modello didattico che si pone come evoluzione del Bauhaus. Dopo l’uscita dall’istituto nel 1957, proseguì la sua attività accademica, tra cui la cattedra di progettazione ambientale ad Amburgo (1967–1974), affiancando incarichi istituzionali e un’intensa attività espositiva internazionale.

Binia Bill Max Bill 1930er-Jahre 19,9 x 30,7 cm stampa alla gelatina d’argento, vintage Binia Bill-Archiv / Fotostiftung Schweiz © jakob bill / Fotostiftung

Nel corso della sua carriera mantenne rapporti con alcuni dei principali protagonisti della cultura del Novecento, tra cui Ludwig Mies van der Rohe Charles Eames, oltre agli artisti già citati. Dagli anni Settanta si concentrò progressivamente sulla pratica artistica, in particolare pittura e scultura, continuando però a ricoprire ruoli istituzionali, come la presidenza del Bauhaus Archiv di Berlino. Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti, il Premio Kandinsky (1949), il Compasso d’Oro (1956) e il Praemium Imperiale (1993). Morì nel 1994 a Berlino.

Colore, spazio e movimento erano gli elementi costitutivi di una pratica che ambiva a generare nuove realtà, sempre in armonia tra rigore e intuizione. In questo senso, la sua nozione di bellezza «Derivata dalla funzione» si estende dall’arte al design, dall’architettura alla grafica, delineando la figura di un “artista universale”.

La grammatica della bellezza: il percorso della mostra

Con 168 opere distribuite in quattro sale, la mostra rappresenta la più ampia mai realizzata in Canton Ticino all’autore svizzero. Dipinti, sculture, grafiche, oggetti di design, fotografie e materiali d’archivio restituiscono la complessità di una ricerca poliedrica che ha attraversato oltre 60 anni di attività, mantenendo una coerenza metodologica fondata sull’idea di arte concreta come espressione razionale e autonoma.

max bill feld aus sechs sich durchdringenden farben 1966-67 olio su tela 150 x 150 cm collezione chantal + jakob bill © max, binia + jakob bill stiftung/2026, ProLitteris, Zürich

Il percorso espositivo segue una scansione tematico-cronologica articolata in tre nuclei. La prima sezione, Verso l’arte, documenta gli esordi dopo l’esperienza al Bauhaus, evidenziando le influenze di Paul Klee, Wassily Kandinsky e László Moholy-Nagy. La seconda approfondisce lo sviluppo teorico e formale dell’arte concreta, con opere che traducono in forma visiva relazioni matematiche e armoniche. L’ultima sezione restituisce la maturità dell’artista, segnata dall’integrazione tra arte, architettura e design, e dalla definizione della sua celebre idea di Die gute Form.

max bill Räumliche Komposition nr. 9 1928 olio su tavola di compensato 68 x 44 cm collezione chantal + jakob bill © max, binia + jakob bill stiftung/2026, ProLitteris, Zürich

Un elemento centrale della mostra è il ruolo del Ticino e delle reti culturali tra Svizzera e Italia. I soggiorni a Comologno, nella casa La Barca, e i rapporti con figure come Jean Arp, Meret Oppenheim e Ignazio Silone, così come le collaborazioni con l’ambiente milanese del dopoguerra, animato da personalità come Gillo Dorfles ed Ernesto Nathan Rogers, emergono come snodi fondamentali nella costruzione di un linguaggio che ha contribuito all’aggiornamento dei codici visivi occidentali.

max bill bunte akzente 1946 olio su tela 50 x 50 cm collezione chantal + jakob bill © max, binia + jakob bill stiftung/2026, ProLitteris, Zürich

L’esposizione si distingue anche per l’ampiezza dei prestiti, provenienti da istituzioni svizzere e collezioni private, tra cui la fondazione max, binia + jakob bill. Accanto al percorso espositivo, un articolato programma di attività, tra conferenze, visite guidate, laboratori e proiezioni, amplia la dimensione pubblica del progetto, mentre il catalogo pubblicato da Silvana Editoriale raccoglie contributi critici e materiali d’archivio, offrendo un ulteriore strumento di approfondimento.

max bill konstruktion mit schwebendem kubus 1935-36 ottone e ferro 50 x 120 x 60 cm max, binia + jakob bill stiftung © max, binia + jakob bill stiftung/2026, ProLitteris, Zürich

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