29 maggio 2026

La pittura di Paolo La Motta racconta l’universale delle cose comuni: la mostra a Roma

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Trenta dipinti di Paolo La Motta in mostra alla galleria Paolo Antonacci di Roma: ritratti, interni e paesaggi in cui il quotidiano si apre a una dimensione poetica e universale

Paolo La motta, Al museo

«Un viaggio di mille miglia inizia con un solo passo», scriveva Lao Tzu. Un’immagine semplice che contiene un’intuizione profonda: il primo passo non è soltanto l’inizio del percorso ma, in qualche modo, ne custodisce già la direzione, il senso e la destinazione. In quel gesto minimo è già inscritta la possibilità del viaggio intero. La pittura di Paolo La Motta sembra muoversi secondo una logica analoga. I suoi quadri nascono quasi sempre da qualcosa di vicino e immediato: un volto incontrato per strada, un interno silenzioso, un balcone, una finestra, un angolo del Rione Sanità dove vive e lavora. E ogni dettaglio diventa il punto di accesso a una realtà più ampia, come se nel frammento fosse già contenuta l’eco del tutto. Uno scorcio urbano può evocare una storia collettiva, una stanza vuota suggerire una condizione esistenziale, una figura umana aprire interrogativi che riguardano l’essenza del tempo e la fragilità dell’esperienza. È proprio questa capacità di partire dal prossimo per alludere all’universale che attraversa Silenzi parlanti, la mostra che dal 3 al 20 giugno 2026 porta alla galleria Paolo Antonacci di Roma 30 dipinti dell’artista napoletano. Un percorso in cui la quotidianità si carica di una tensione poetica e metafisica, restituendo alle cose ordinarie una densità capace di oltrepassare il loro stesso apparire.

Dietro le quinte

L’incontro tra l’artista e la galleria appare già significativo. Da un lato, La Motta, pittore e scultore che ha costruito il proprio linguaggio attraverso un confronto continuo con la tradizione figurativa europea tra Ottocento e Novecento. Dall’altro, uno spazio che da decenni si dedica allo studio e alla valorizzazione della pittura legata al Grand Tour, al vedutismo e alla rappresentazione del paesaggio italiano. Un dialogo che, come osserva Sylvain Bellenger, già direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, sembra trovare una sintesi particolarmente felice proprio in questa mostra. «Questa dimensione storica è la peculiarità ideale della galleria Paolo Antonacci che per tradizione familiare si dedica da sempre all’arte antica, in particolare a quel neoclassicismo romano e napoletano che, dopo il Rinascimento, ha fatto del passato un’avanguardia per tutta l’Europa, portato dai viaggiatori del Grand Tour e dai dilettanti inglesi», scrive Bellenger, che curò due mostre dello stesso La Motta al Museo di Capodimonte, nel 2018 e nel 2022.

Giovane alla finestra

Le 30 opere in esposizione, tutte oli su tela, attraversano alcuni dei nuclei centrali della ricerca dell’artista: ritratti, paesaggi, scorci urbani e interni sospesi in una dimensione di apparente immobilità. Sono immagini che nascono dall’osservazione quotidiana del mondo che lo circonda ma che allo stesso tempo sembrano appartenere a una temporalità più ampia e stratificata. Nei suoi dipinti convivono infatti il dato reale e una tensione quasi metafisica, capace di trasformare un balcone, una finestra, un portone o una stanza vuota in luoghi di meditazione silenziosa.

Agosto

Nato a Napoli nel 1972, La Motta vive e lavora nel Rione Sanità, quartiere che costituisce da anni uno dei principali orizzonti della sua ricerca. La sua formazione inizia molto presto attraverso le visite infantili al Museo di Capodimonte, prosegue al Liceo Artistico di Napoli e si consolida all’Accademia di Belle Arti, dove si diploma in scultura nel 1994 sotto la guida di Augusto Perez. Parallelamente agli studi sviluppa un forte interesse per la pittura napoletana tra Otto e Novecento, per il realismo europeo e per alcune esperienze della contemporaneità, costruendo un linguaggio personale che sfugge alle classificazioni più immediate.

Meditazione al museo

L’artista ha sempre mantenuto un rapporto stretto con il territorio in cui vive. Dal 2000 dirige a più riprese il laboratorio di ceramica dell’Istituto Papa Giovanni XXIII, realtà attiva nel quartiere della Sanità, e ha spesso intrecciato la propria attività artistica a una riflessione sulle fragilità sociali e sulle possibilità di riscatto culturale delle periferie urbane. Questa dimensione civile emerge anche nella sua produzione, dove la rappresentazione della figura umana e degli spazi urbani assume spesso una valenza che supera la semplice descrizione.

Negli anni La Motta ha esposto in numerose sedi istituzionali italiane e internazionali. Tra i momenti più significativi del suo percorso figurano le mostre al Museo di Capodimonte, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, al PAN – Palazzo delle Arti Napoli e le collaborazioni con gallerie italiane e francesi.

Il biliardino

Nell’introduzione alla mostra romana, Bellenger individua nella pittura di La Motta una costellazione di riferimenti che va da Thomas Jones a Edward Hopper, da Andrew Wyeth a Vilhelm Hammershøi, fino a Thomas Eakins e Edgar Degas. Più che citazioni dirette, si tratta di affinità atmosferiche: la luce, il silenzio, la costruzione dello spazio e la capacità di attribuire peso emotivo alle cose ordinarie.

È proprio questa attenzione alla dimensione quotidiana a caratterizzare Silenzi parlanti. Le opere sembrano infatti interrogare ciò che normalmente resta sullo sfondo: la presenza delle architetture, il trascorrere del tempo sulle superfici, la solitudine degli interni, la fragilità delle figure umane. Una pittura che non ricerca l’eccezionalità dell’evento ma la densità poetica delle cose comuni, costruendo immagini in cui il silenzio diventa una forma di racconto.

Ercolano

La mostra si inserisce inoltre nel percorso più recente della galleria Paolo Antonacci, che negli ultimi anni e dopo le esposizioni dedicate a Gaetano Castelli e a Marco Delogu, ha progressivamente aperto il proprio programma ad artisti contemporanei la cui ricerca media tra la tradizione figurativa e le declinazioni attuali della rappresentazione.

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