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32 gallerie da visitare a Milano nei giorni di miart
Arte contemporanea
Una guida (con date e indirizzi) per districarsi nel labirinto della Milano Art Week, al di là dei booth di miart. Dai maestri del Novecento ai giovani artisti, dalle gallerie superstar alle nuove aperture in città.
Continuum di Maria Kreyn / Robilant+Voena
Da una parte Maria Kreyn, artista americana classe 1987. Dall’altra, un acquerello di JMW Turner, The Splügen Pass, che John Ruskin descrisse come «il miglior paesaggio svizzero mai dipinto dall’uomo». Fino all’8 maggio, la galleria Robilant+Voena crea un dialogo attraverso i secoli – e attraverso il sublime di Turner, e quello di Kreyn. «Tante menti umane prima di noi hanno osservato le stesse distese naturali e condiviso, nel tempo, un’emozione simile». Un Continuum, come da titolo della mostra. In via della Spiga, 1.

Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi di Pietro Roccasalva / MASSIMODECARLO
Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi. Da MASSIMODECARLO, Pietro Roccasalva mette insieme i soggetti di un lungo repertorio iconografico: mongolfiere, tramonti privati, bambole, unghie come artigli, cresciute a dismisura. Parla di «quotidiano trasfigurato nel magico» Alessandro Rabottini nel suo testo critico, di «immaginario rovinoso», di «estetica gravitazionale». Registri che si contaminano, criptici, tra paesaggi immaginati e nature morte paradossali. Negli spazi di Casa Corbellini-Wassermann progettati da Portaluppi, in Viale Lombardia 17, fino al 19 aprile. Da segnare in agenda: il 22 aprile inaugura la personale di Mimmo Paladino.

Project Room di Polina Barskaya / Monica De Cardenas
Ci sono gli istanti della vita domestica nei ritratti di Polina Barskaya, quasi una traduzione in acrilico delle sue fotografie. Sguardi assorti, gesti interrotti, mentre la luce filtra obliqua dalla finestra, tra letti e capelli sfatti, corpi e teste che s’inclinano. La prima mostra dell’artista ucraina, a Milano, evita qualsiasi compiacimento. Solo scene intime che rappresentano, senza retorica, la normalità del vivere quotidiano. Fino al 30 maggio da Monica De Cardenas, in via Francesco Viganò 4.

Latin Fire di Ever Astudillo / Velo Project
Ever Astudillo cresce tra le strade di Cali, in Colombia. Fin da giovane, negli anni ’70, scopre la notte, fatta di cinema, teatri, sale da ballo. Li racconta: le sue fotografie e i suoi disegni indagano il rapporto tra uomo e ambiente, tra individuo e scena urbana, shilouettes anonime che ingombrano lo spazio e lo animano come una corografia notturna, come in un sogno, in un film. Latin Fire, da Velo Project, mette in mostra quell’immaginario sospeso, e dà spessore drammatico ai personaggi con un intervento animato del regista Virgilio Villoresi. Fino al 16 maggio, in Piazza Bonomelli 5.

Un assoluto al posto di Dio di Alessandro Fogo / Cassina Projects
Senza tempo, senza spazio, in un continuo cambio di scala: la seconda personale di Alessandro Fogo, da Cassina Projects, è Un assoluto al posto di Dio. Dove le opere esposte provengono da epoche, luoghi e contesti differenti, familiari ed estranei, confortanti e opprimenti, effimeri e monumentali, insieme. Una nuova pluralità di riferimenti personali, di icone, che fanno eco all’incertezza esistenziale. In via Via Mecenate, 76/45.

Festa! di Marinella Senatore / Mazzoleni
FESTA! è la prima personale di Marinella Senatore nel nuovo spazio milanese di Mazzoleni. Presenta una selezione di opere inedite, inclusa una serie di arazzi ricamati dalla scuola Chanakya di Mumbai, e poi bozzetti, disegni. Il filo rosso: la rivendicazione della communitas in un mondo sempre più frammentato. «Della luce come gesto pubblico e della celebrazione come pratica capace di costruire, ancora, comunità». Dal 16 aprile al 27 giugno, in via Senato 20.

Cielo, Fondale e Quinte di Marc Henry e Andrea Martinucci / L.U.P.O.
Cielo, Fondale e Quinte. La nuova mostra di L.U.P.O. mette insieme le opere di Marc Henry (Monaco, 1996) e Andrea Martinucci (Roma, 1991). Con una scena teatrale in cui ruoli e personaggi si fondono, tra attori che si dileguano e dinamiche paradossali. Bonus track, l’allestimento che rende omaggio all’intervento di Carlo Scarpa del 1954 a Palazzo Abatellis. Dal 18 aprile, in Via Pietro Borsieri 29.

Dialogues are mostly fried snowballs di Marcel Duchamp e Sturtevant / Thaddaeus Ropac
In concomitanza con la grande retrospettiva al Museum of Modern Art di New York, Marcel Duchamp (1887-1968) è il protagonista della mostra meneghina di Thaddaeus Ropac. Nella sede di Palazzo Belgioioso, il padre dell’arte concettuale dialoga con Sturtevant (1924-2014), la cui pratica rivoluzionaria ha interrogato proprio la struttura concettuale dell’arte nel mondo post-duchampiano. «Non ciò che Duchamp ha fatto, ma ciò che non ha fatto […] definisce la dinamica del suo lavoro. […] Il grande paradosso è che rinunciando alla creatività è diventato il grande creatore». Il risultato: un percorso che sottolinea la sorprendente attualità delle loro pratiche nell’epoca della riproduzione digitale e dell’intelligenza artificiale. Fino al 23 luglio.

Dorme un canto in ogni cosa di Imi Knoebel / Dep Art Gallery
Schläft ein Lied in allen Dingen, dorme un canto in ogni cosa, scriveva il poeta romantico Joseph von Eichendorff. Così attraverso il colore, la linea, lo spazio e i materiali, l’artista tedesco Imi Knoebel fa cantare le sue forme astratte, dà loro un suono e una voce, nella mostra a cura di Gianluca Ranzi. Dalla serie Portrait del 1991-92 a Düsseldorf-Paris del 2001, da Tafel del 2016 a Etcetera del 2025 – periodi diversi, mai slegati. Tutti in mostra in via Comelico, fino al 30 maggio.

Tout se tient di Gabriella Garcia e Léa Dumayet / Galleria Ipercubo-Galleria Orma
Tout se tient. La materia ricorda. Lo sanno bene Gabriella Garcia (Rio de Janeiro, 1992) e Léa Dumayet (Parigi, 1990), con tecniche e procedimenti distinti, e così le loro opere accolgono vita, forza, fragilità, che le trasformano, legate senza scampo dall’intelligenza tattile del mondo. The Spirit of the Matrix, We Are Not That Strong, Viridarium e This Dream Might Fade Away per Garcia; e Barbara, Andrea e Matteo, Cycle e Agili per Dumayet. In mostra e in dialogo da Galleria Ipercubo / Galleria Orma, in Via dei Bossi 2/A, fino all’8 maggio.

Man Ray: M for Dictionary / Gió Marconi
Fotografo, pittore, disegnatore, ideatore di multipli e oggetti. Una sorta di scrittore visivo. Fondazione Marconi e Gió Marconi presentano Man Ray: M for Dictionary, proprio in concomitanza con il 50esimo anniversario della morte dell’artista. Una retrospettiva tutta incentrata sull’ossessione di Man Ray per le parole, gli oggetti, le immagini, e come si intrecciano tra loro. Con una sezione dedicata ai nomi contemporanei della galleria – da Alex Da Corte ad Allison Katz – perennemente attraversati dal linguaggio. In via Tadino 15, dall’11 aprile al 24 luglio.

Un secreto se apaga entre mis manos di Amparo Viau / ArtNoble Gallery
Un unico disegno a pastelli su carta, su larga scala. Circa quaranta metri lineari che prendono forma nello spazio, trasformando il disegno in esperienza fisica e narrativa, con inizio, transizione ed espansione, che pure non seguono un andamento lineare. La nuova mostra dell’artista argentina Amparo Viau (Adrogué, Argentina, 1991), da ArtNoble Gallery, intreccia figura umana, gesto e dimensione performativa. Un secreto se apaga entre mis manos, in Via Ponte di Legno 9, dal 9 aprile al 12 giugno.

Ugo Mulas – Pietro Consagra – Arnaldo Pomodoro / Cortesi Gallery
Un’amicizia profonda e una visione condivisa, che si traduce in una narrazione unica delle fotografie di Ugo Mulas e delle sculture di Pietro Consagra e Arnaldo Pomodoro. Accade alla Cortesi Gallery di Milano, in via Morigi 8, con una mostra a cura di Alberto Salvadori e in collaborazione con l’Archivio Ugo Mulas. «C’è un artista con cui ho lavorato più di ogni altro: Arnaldo Pomodoro […] e per dodici anni ho fotografato tutte le sue sculture», diceva Mulas. «Ogni volta che ha qualcosa di pronto, mi chiama e io vado». Mentre Mulas incontrava Consagra a Venezia nel 1960, in occasione della Biennale – proprio quando allo scultore fu conferito il Gran Premio Internazionale per la Scultura. Da allora sarà un rapporto intimo, fatto di supporto, dialogo e stima. Dal 10 aprile al 26 giugno, nel pieno delle Cinque Vie.
New Art Guild – Sofubi Ten (ソフビ展) Shigeru Arai Tribute Exhibition / N. 51
Un ponte tra la cultura underground del toy design e la pratica d’arte contemporanea: quello creato da Shigeru Arai (noto come NAGNAGNAG), quello messo in mostra da NUMERO 51. La nuova mostra della galleria milanese, in V.le Emilio Caldara 51, rende omaggio all’artista rivoluzionario del mondo del Sofubi, del soft vinyl, con le sue superfici tattili e la profondità cromatica inconfondibile dei suoi mostri ribelli. Nota a margine: nessun’opera è in vendita. Dall’8 aprile al 7 giugno.

Bohie Kim – Pierpaolo Campanini – Simone Fattal / kaufmann repetto
Triplice apertura il 15 aprile per kaufmann repetto. C’è Towards, la prima mostra personale italiana di Bohie Kim, una delle più stimate paesaggiste coreane. C’è Un cuore semplice. l’ottava mostra personale di Pierpaolo Campanini con la galleria – il titolo è tratto da Un cœur simple, il racconto di Gustave Flaubert – tra i pappagalli delle carte, le scarpe delle tele. E chiude Simone Fattal, la cui opera intreccia archeologia, politica, religione, letteratura e storia (sarà protagonista di una mostra personale al Musée d’art Moderne di Parigi, da settembre 2026). In via di Porta Tenaglia 7.
Whispers from the Red Room di Iain Andrews / Galleria Gaburro
La violenza del mondo interpretata e incanalata attraverso la pittura. Galleria Gaburro presenta Whispers from the Red Room, con oltre trenta dipinti dell’artista inglese Iain Andrews che traspone nelle sue opere la sua attività di arteterapeuta, e la sofferenza che conosce, e che traduce in vita nuova. A cura di Cesare Biasini Selvaggi, fino al 30 maggio, in via Cerva 25.

Social Unrest / Matta
Nove artisti internazionali indagano le rivolte e le insurrezioni contemporanee, le studiano come fenomeni ricorrenti, come corsi e ricorsi storici – non episodi isolati, esplosioni di violenza non programmata da considerare nella loro integrale complessità. Da Matta, il curatore Niccolò Gravina, con la ricerca storica di Zoé Samudzi, presenta così le nuove produzioni di Tony Cokes, Ivan Cheng, Satoshi Fujiwara, Hannah Quinlan & Rosie Hastings, Tiffany Sia e Sung Tieu, insieme ai lavori recenti di Alessandro Di Pietro e Hannah Black. Il risultato è Social Unrest, in Via Privata Giacomo Favretto 9, in zona Solari. Dal 13 aprile al 12 settembre.
Sutura di Matisse Mesnil / Romero Paprocki
Tra mattoni a vista e superfici in cemento spatolato, la galleria Romero Paprocki ha appena aperto a Milano, con una mostra dedicata a Matisse Mesnil (Italia, 1989). Si chiama Sutura, è curata da Milovan Farronato e Chiara Spagnol e traccia un racconto fatto di linee e di metallo – il materiale preferito dell’artista – che impone un ripensamento del gesto e dei tempi del fare. Processo industriale, sapienza artigianale, una resa quasi sacrale, che si confronta direttamente col corpo dello spettatore. Fino al 9 maggio, in via Lazzaro Palazzi 24.

In Abeyance di Harrison Pearce / Ribot Gallery
La seconda personale di Harrison Pearce (Londra, 1986), da Ribot Gallery, racconta una tensione sospesa. Quella delle rappresentazioni astratte delle sue tele, dove forme tonde appaiono trattenute entro strutture meccaniche, nicchie, cavità, vani. Sono esplosioni in potenza, compassate, osservate in una condizione quasi umana. In Abeyance, come da titolo. In via Enrico Nöe 23, fino al 9 maggio.

Cagli e il simbolo. Nella contemporaneità materica di ABI / Brun Fine Art
In via Gesù 17, da Brun Fine Art, il lavoro di Corrado Cagli (1910-1976) entra in risonanza con gli oggetti in granito di ABI (contemporary stone Design brand, attivo tra Il Cairo e Milano). Nella mostra, a cura di Alberto Mazzacchera, il segno si emancipa nella pittura e interroga lo spazio invisibile (in Cagli), mentre la materia si fa simbolo silenzioso, principio ordinatore nel design (di ABI). Un incontro tra linguaggi. Fino al 15 maggio.
Bearing di Gabrielle Goliath / Raffaella Cortese
Gabrielle Goliath (Kimberley, Sudafrica, 1983) presenta una nuova serie di opere su carta e tela. Si intitola Bearing e sovverte una grammatica visiva eurocentrica del nudo: parla di black feminist e queer erotics, lo fa attraverso la sua pratica che definisce «lavoro di vita», perché è vissuta, abitata, incarnata. Si interroga su come «come tali corpi possano portare, dare alla luce e servire un mondo dal quale rimangono esclusi». Da Raffaella Cortese, in via Stradella, dal 16 aprile al 3 settembre.

Saracinesche di Giuseppe Stampone / Prometeo Gallery Ida Pisani
Saracinesca. Una chiusura, una strada obbligata, come nel racconto omonimo dello scrittore turco Murat Özyaşar. Un luogo insieme fisico ed esistenziale segnato dall’inerzia, dove tutto si ripete, inconcludente, senza esito finale. Ma Saracinesche è anche il nome del nuovo ciclo di lavori di Giuseppe Stampone – tutte disegnate a penna Bic e rigorosamente sovrapposte ai capolavori del passato, dalla Velata di Antonello da Messina al Ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan van Eyck. Le presenta Prometeo Gallery Ida Pisani dal 9 aprile, in via Massimiano 27.
Correspondences di Alan Bee / ABC Arte
In un tempo che spinge all’estremo l’individualismo, l’artista Alan Bee sposta lo sguardo verso l’ape, verso l’organizzazione collettiva dell’alveare, e l’assume come paradigma. Come un’ape, misura la realtà con il suo esagono, fatto di cera e di miele. Accade da ABC Arte, in via Santa Croce 2, dal 9 aprile al 9 maggio, con una selezione di 20 dipinti che tentano di rispondere alla frammentazione della contemporaneità. «Oggi», scrive il curatore Cesare Biasini Selvaggi, «parlare di api significa parlare di sopravvivenza».

Alan Bee, Correspondances. Installation view. Courtesy: ABC Arte
See You + Innamorato/Furioso / Tommaso Calabro
See you! In coda all’annuncio della chiusura della galleria, Tommaso Calabro saluta con una mostra che mette insieme anni di ricerca, incontri ed esperienze condivise. Lo fa attraverso il tema del ritratto, uno dei generi più longevi della storia dell’arte. Mentre, nella Project Room, presenta Innamorato/Furioso, un progetto dell’artista italiano Alessandro Miotti (Marostica, 1991), che esplora le complessità del desiderio all’interno della società patriarcale contemporanea. In Corso Italia 47, dal 14 aprile al 27 giugno.
Tangible kinships di Rosa Barba / Vistamare
Da sabato 18 aprile, Vistamare presenta Tangible kinships, la seconda mostra personale di Rosa Barba nella galleria di Milano. Il soggetto: l’interesse dell’artista per il cinema, inteso non solo come mezzo di creazione di immagini, ma come sistema che coinvolge luce, proiezione, spazio, performance. E così si traduce nella nuova esposizione: c’è Charge al centro del progetto, un film in 35mm con suono ottico, in dialogo con nuove opere scultoree – in vetro, materiali trasparenti, pellicole – che riflettono e rifrangono la luce nello spazio. Un film esteso in tutta la galleria. Appuntamento in via Spontini, 8.

I wish to die in autumn moonlight even in darkness not to be lost di Anselm Kiefer / Galleria Lia Rumma
Mentre a Palazzo Reale prosegue Le Alchimiste, il progetto concepito da Kiefer per la Sala delle Cariatidi, Galleria Lia Rumma inaugura la nuova mostra personale dell’artista tedesco. Il titolo – I wish to die in autumn moonlight even in darkness not to be lost – si riferisce a una poesia di Ōtagaki Rengetsu, poetessa, monaca buddhista e ceramista giapponese vissuta nel XIX secolo. È il tentativo di dare ulteriore spazio al ruolo di altre figure femminili – come le Alchimiste di Palazzo Reale – a lungo dimenticate, a nomi e voci dimenticati dalla Storia. Da venerdì 17 aprile, in Via Stilicone 19.
Giovanni Campus – Elena El Asmar- Antonio Marras / Building Gallery
Tre le mostre in corso al numero 23 di via Monte di Pietà. C’è GIOVANNI CAMPUS Tempo e passione da Building Gallery, fino al 23 maggio: un omaggio all’artista, a pochi mesi dalla sua scomparsa, ma anche «un modo di fare scultura», specifica il curatore Marco Meneguzzo, «che nelle sue premesse ideali comporta un lavoro d’équipe, una necessità collettiva che porti a una presa di coscienza dell’azione e del processo costruttivo prima ancora che all’esito formale». Al terzo piano, fino al 2 maggio, c’è invece Le Fantasmagoriche, la personale di Elena El Asmar (Firenze, 1978), a cura di Marina Dacci, che riunisce un corpus di oltre quaranta opere tra sculture e lavori a parete su vetro, tavola e carta, tutte realizzate tra il 2008 e il 2026. Chiude Anime di Antonio Marras (Alghero, 1961), ospitata da Building Box dal 10 aprile al 6 maggio, con tessuti, ceramiche e carte su cui Marras interviene con ricami, rattoppi, crepe, strappi e cuciture.

Act I: Penombra di Richard Zinon / Cadogan Gallery
Act I: Penombra. Un colore compassato, da attendere, non immediato, come scrutato nel buio della notte. È quello delle opere di Richard Zinon, alla sua quarta personale da Cadogan Gallery. In un perenne scambio tra manifesto e celato, le sue tele si rivelano con calma, oltre l’evidenza fugace del primo sguardo. «Una comprensione intuitiva», dice Zinon, «deve precedere quella intellettuale». In via Bramante 5, dal 15 aprile al 6 giugno.

Paso Doble di Maria Lai e Antonio Marras / M77 Gallery
Un Paso Doble tra Maria Lai e Antonio Marras, in una coreografia fatta di gesti, fili e frammenti, a cura di Francesca Alfano Miglietti. Una danza lunga duecento opere, che avvicina e allontana i due artisti, ne evidenzia le peculiarità, i contrappunti, gli incontri. Per entrambi, l’arte è un “altrove”, un luogo altro, distinto dal reale: «L’uomo è sempre in attesa di un altrove, e intanto se lo inventa con l’arte», diceva Lai; «Credo che l’arte sia una particolare forma di isolamento, di concentrazione, un modo per estraniarmi dal reale», fa eco Marras. Da M77 Gallery, in via Mecenate. Fino al 16 maggio.

La messa in scena della tragedia umana: la classicità di Jannis Kounellis e il pop di Andy Warhol / Galleria Fumagalli
La classicità di Jannis Kounellis, il pop di Andy Warhol. In mostra, insieme, da Galleria Fumagalli. Ma «ben lontani dal voler ridurre i due maestri dell’arte contemporanea a una medesima matrice e respingendo ogni sovrapposizione che possa appiattirne la singolare identità» – tiene a specificarlo la galleria – l’esposizione in via Bonaventura Cavalieri 6 ne analizza differenze e radici comuni. Con un approfondimento che continua al Museo San Fedele di Milano, fino al 29 maggio.

Antologia Scelta 2026 / TornabuoniArt
Un appuntamento che si estende, in realtà, ben oltre il tempo effimero della Art Week. Con Antologia scelta 2026, TornabuoniArt (tra la sede di Milano e quella di Firenze) si pone come punto di partenza per l’analisi di alcune opere proposte dalla galleria. Una vera e propria antologia, un viaggio attraverso epoche e stili. Da Carla Accardi a Lucio Fontana, da Alberto Burri a Hans Hartung. A Milano, ha casa in via Fatebenefratelli 34/36, fino a novembre.
Coming Soon di Josep Maynou e Bianca Millan / UNA Galleria + Castiglioni
Josep Maynou (Barcellona, 1980), presentata da UNA, e Bianca Millan (Milano, 1992), presentata da CASTIGLIONI, sono i protagonisti della mostra congiunta dal titolo Coming Soon. Un percorso onirico che si muove tra i manifesti cinematografici di Maynou, legati a film mai realizzati, e la grande installazione di Bianca Millan, A Good Year / Musical Chairs, un organismo in continua evoluzione che gioca tra presenza e assenza, eternamente soggetto a nuove interpretazioni. In via Lazzaro Palazzi 3, fino al 9 maggio.














