18 aprile 2026

Erté: il genio dell’Art Déco in mostra al Labirinto della Masone

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In provincia di Parma, l’esposizione “Erté – Lo stile è tutto” ripercorre la carriera di uno dei massimi esponenti dell’Art Déco

Installation view della mostra Erté – Lo stile è tutto con gli abiti in carta dell’artista Caterina Crepax Courtesy of Fondazione Franco Maria Ricci, Labirinto della Masone, Fontanellato (Pr).

In un mondo sempre più caotico e banale, ben venga questa mostra che è un omaggio al rigore estetico e alla raffinatezza. E non così d’antan, perché le opere di Erté sono il frutto di una forma mentis modernissima per l’epoca, incline a travalicare il noto per sperimentare nuovi mondi possibili. Del resto, fonte d’ispirazione e modello di riferimento di questo maestro dell’Art Déco non fu la natura, quanto piuttosto la storia (il Settecento o la Grecia antica delle statue e ceramiche conservate all’Ermitage) così come l’esotismo (la Cina, la Persia e l’India misteriosa).

I suoi lavori, quindi, non sono rappresentazioni naturaliste, ma una personalissima rielaborazione culturale – pervasa dall’essenzialità geometrica delle avanguardie – in parte influenzata anche dalle origini russe dell’artista: i suoi affascinanti ed enigmatici personaggi, ad esempio, hanno spesso gli occhi a mandorla come le icone ortodosse. In tal senso, emblematica è la sua Salomé, che non a caso è stata scelta per la locandina della mostra. All’eleganza ieratica del portamento fa da contrappunto la crudeltà insita nell’immagine, pervasa dall’ambigua contrapposizione fra Eros e Thanatos, con la metamorfosi della testa mozzata di Giovanni Battista, che la principessa danzatrice regge fra le mani senza mostrarne il volto (diversamente dalla versione realizzata da Aubrey Vincent Beardsley per Oscar Wilde) con il sangue che si trasforma in elemento decorativo.

Installation view della mostra Erté – Lo stile è tutto con gli abiti in carta dell’artista Caterina Crepax
Courtesy of Fondazione Franco Maria Ricci, Labirinto della Masone, Fontanellato (Pr).

Altrettanto rappresentativa è la Reine de Saba (all’epoca Joséphine Baker era all’apice del suo successo a Parigi) – in cui è evidente l’ispirazione ellenica – dai fatali occhi felini e una bocca a cuore da damina settecentesca. Quello di Erté è un universo eclettico ed edonista, dall’eleganza  sofisticata e glamour, che anticipa i nuovi ideali estetici del periodo attraverso stilemi espressivi originali e distintivi.

Curata da Valerio Terraroli, la mostra Erté – Lo stile è tutto si focalizza sul periodo più fecondo del poliedrico artista, che spazia tra gli anni Dieci, Venti e Trenta. Il percorso espositivo – ideato da Maddalena Casalis – si articola in oltre 150 lavori, molti dei quali mai presentati al pubblico prima d’ora, tra cui disegni, bozzetti, pochoir, litografie, le celebri serie dell’Alfabeto e dei Numeri, fotografie d’epoca, documenti e materiali cinematografici.  Accanto a importanti prestiti provenienti da collezioni private italiane e internazionali (come quella del Victoria and Albert Museum di Londra), sono presenti anche le 28 opere della collezione Franco Maria Ricci.

Installation view della mostra Erté – Lo stile è tutto con gli abiti in carta dell’artista Caterina Crepax
Courtesy of Fondazione Franco Maria Ricci, Labirinto della Masone, Fontanellato (Pr).

Infatti, non è un caso che la mostra sia stata organizzata da Elisa Rizzardi proprio al Labirinto della Masone di Fontanellato, in provincia di Parma: nel 1970 Franco Maria Ricci pubblicò per la collana I segni dell’uomo la prima importante monografia in lingua italiana dedicata, appunto, ad Erté, con un testo di Roland Barthes e una selezione di ricordi dell’artista. Peraltro, si sono da poco concluse le celebrazioni del centenario dell’esposizione parigina del 1925, che decretò il successo internazionale dell’Art Déco, oggi in una fase di rinnovato interesse critico.

Romain de Tirtoff, in arte Erté (dalla pronuncia francese delle sue iniziali), nacque a San Pietroburgo nel 1892. Già molto giovane, nonostante un padre ammiraglio, manifestò una spiccata inclinazione artistica, che lo condusse a Parigi nel 1912. Gli esordi nella Ville Lumière non furono facili, ma la tenacia lo portò a contattare Paul Poiret, che gli offrì subito di lavorare con lui nel suo atelier. Da lì, la carriera di Erté spiccò il volo. Fu illustratore, designer, costumista teatrale e grafico, segnando profondamente l’arte del secolo scorso.

Installation view della mostra Erté – Lo stile è tutto con gli abiti in carta dell’artista Caterina Crepax
Courtesy of Fondazione Franco Maria Ricci, Labirinto della Masone, Fontanellato (Pr).

Così, il percorso espositivo si snoda in tre parti. La prima si concentra sui lavori di Erté come costumista (teatro d’opera, music hall e cinema): da Mistinguett e Sarah Bernhardt sulle scene della Parigi degli anni Venti fino a Hollywood con la Metro-Goldwyn-Mayer. Le sue creazioni per le Folies-Bergère e le Ziegfeld Follies gli permettono di generare paesi delle meraviglie – improbabili e impossibili, ma liberi, quindi a lui congeniali – grazie a invenzioni come i “sipari viventi” e i “costumi collettivi”.

La seconda parte presenta le illustrazioni di moda di Erté, messe in dialogo con tre creazioni di Caterina Crepax, tre abiti in carta che ne offrono una reinterpretazione tridimensionale.

L’ultima sezione del percorso espositivo, infine, riguarda la produzione grafica di Erté, in particolare la sua lunga collaborazione professionale con Harper’s Bazaar a partire dal 1915, quando lo scoppio della guerra lo indusse (si stima che abbia creato oltre 240 copertine e duemila disegni per la testata), ma soprattutto le due Serie dell’Alfabeto e dei Numeri, attraverso cui Erté reimmagina lettere e cifre, dai colori rutilanti su fondo nero, segni sinuosi composti da corpi dinamici, che sembrano quasi animarsi. L’idea dell’Alfabeto fu concepita nel 1924, ma la realizzazione si estese dal 1927 al 1967.

Installation view della mostra Erté – Lo stile è tutto con gli abiti in carta dell’artista Caterina Crepax
Courtesy of Fondazione Franco Maria Ricci, Labirinto della Masone, Fontanellato (Pr).

Erté si cimentò in vari campi, dunque, ma i suoi stilemi espressivi rimangono sempre inconfondibili, come sottolinea nel titolo della mostra “Lo stile è tutto”, citazione di una frase pronunciata da Diane Vreeland nel corso di un’intervista. In effetti, Erté ha continuato a influenzare la moda anche molto dopo l’apice della sua carriera: nel 1998 la collezione Dior Haute Couture disegnata da Galliano ha reso omaggio a Erté, al suo mentore Paul Poiret e alla loro musa Luisa Casati, così come ha fatto Karl Lagerfeld nel 2010 con l’opulenza argentea di alcuni outfit della resort collection di Chanel.

Versatile, istrionico, cosmopolita: così fu Erté, un artista ancora oggi misterioso quanto il Labirinto della Masone che ospita i suoi capolavori fino al 28 giugno.

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