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La galleria come comunità: a Napoli, Studio Trisorio inaugura un ciclo di dialoghi tra artisti
Progetti e iniziative
di redazione
Le gallerie d’arte non solo come luoghi deputati alla presentazione e alla vendita delle opere ma come infrastrutture culturali complesse, capaci di attivare relazioni, produrre discorso critico e costruire comunità professionali e umane. In questa direzione si inserisce il nuovo progetto promosso dallo Studio Trisorio di Napoli, che avvia un ciclo di incontri pensati per mettere in relazione artisti, curatori e pubblico, al di là del momento espositivo. Prende il via infatti Aperitivo con gli artisti allo Studio Trisorio, un programma di appuntamenti a cadenza bisettimanale, dall’impostazione informale, con l’obiettivo di rafforzare il tessuto dell’arte contemporanea, offrendo un contesto accessibile in cui condividere esperienze, pratiche e riflessioni.
Ogni incontro è costruito come una conversazione in cui un artista viene intervistato da un altro artista, in un dialogo orizzontale e aperto al pubblico. Più che una presentazione, si tratterà di uno scambio che intreccia dimensione biografica e ricerca, attraversando momenti chiave dei percorsi individuali e interrogando, più in generale, le condizioni della pratica artistica contemporanea.

Il primo appuntamento, in programma mercoledì, 29 aprile, alle ore 18:30, nella sede di Studio Trisorio in via Carlo Poerio 110, vedrà protagonista Sergio Fermariello, in dialogo con Luciano Romano. A seguire, il giardino della galleria ospiterà un momento conviviale, con un aperitivo curato da Joca Restaurant, pensato come estensione informale della conversazione, dove lo scambio possa proseguire in modo più libero e spontaneo.
Sergio Fermariello: la biografia
Nato a Napoli, nel 1961, Sergio Fermariello avvia la sua ricerca dalla fine degli anni Settanta, quando decide di dedicarsi interamente alla pratica artistica dopo gli studi scientifici. Fin dagli esordi, il suo lavoro si orienta verso un’indagine che, muovendo da memorie personali e familiari, si amplia progressivamente fino a intercettare una dimensione più profonda e archetipica, legata a una memoria collettiva e inconscia.
Il debutto avviene nel 1989 con una mostra personale alla Galleria Lucio Amelio di Napoli, con cui avvia una collaborazione significativa. Nello stesso anno riceve il Premio Internazionale Saatchi & Saatchi per giovani artisti. Nei primi anni Novanta espone in sedi internazionali come la Galerie Yvon Lambert di Parigi e partecipa a mostre di rilievo, tra cui Metropolis a Berlino e Les pictographes al Musée de l’Abbaye Sainte-Croix, dove i suoi lavori dialogano con opere di artisti come Klee, Miró e Picasso.

Nel 1993 è invitato da Achille Bonito Oliva alla 45ma Biennale di Venezia, dove presenta una sala personale nel Padiglione Italia con una serie di opere dedicate al tema dei Guerrieri, figura che diventa il nucleo iconico della sua ricerca. A partire da un segno essenziale e ripetuto – un pittogramma stilizzato di guerriero – Fermariello sviluppa nel tempo una vera e propria “scrittura illimitata”, costruita attraverso la reiterazione ossessiva del segno fino a saturare la superficie. L’artista si definisce «Scrittore di una sola parola», sottolineando la natura autoriflessiva e quasi rituale della sua pratica, in cui il segno non rimanda a un significato esterno ma insiste su se stesso, come un mantra visivo.
Negli anni ha esposto in numerose istituzioni e contesti internazionali. Tra i lavori più recenti, Guerrieri-scrittura (2017) è entrato nella collezione del Museo Madre. Nel 2020, con la mostra Hear alla Fondazione Made in Cloister, il motivo del guerriero torna come elemento simbolico e sonoro, richiamo alle radici e alle tensioni del presente.
Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Vive e lavora a Napoli


















