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Kippenberger a Napoli: ironia e ossessione per la Dolce Vita italiana, da Gisela Capitain
Mostre
Martin Kippenberger non sarà diventato un attore ma ha trasformato la sua vita in una continua performance visiva che sembra un carismatico piano sequenza. A omaggiarlo, negli spazi di CASA – Centro delle Arti della Scena e dell’Audiovisivo, nella bella sede del Palazzo Degas a Napoli, è la Galerie Gisela Capitain, galleria tedesca con base a Colonia e con la quale l’artista fondò, nel 1978, il Kippenbergers Büro. Per i suoi 40 anni, la galleria presenta Zweigstelle Capitain IX, la nona edizione del suo progetto espositivo temporaneo a Napoli con le due mostre Martin Kippenberger. Per Pasta ad Astra e 40 Years Galerie Gisela Capitain.

In attesa della grande mostra personale al Louisiana Museum of Modern Art di Humlebæk, in Danimarca, che aprirà all’inizio del 2027, la mostra Per Pasta ad Astra, ripercorre il viaggio in Italia che Kippenberger fece nel 1976 quando, arrivato a Firenze per intraprendere la carriera attoriale, si dedicò invece all’arte, travolto dall’ Italiensehnsucht, lo struggimento, tutto romantico, che i tedeschi provano per la dolce vita italiana, ma completamente stravolto in chiave ironica da Kippenberger.
In mostra si incontra subito infatti uno dei degli elementi ricorrenti nella sua ricerca, il gruppo di tre “sculture-Lanterna” realizzate tra il 1988 e il 1992. La forma della lanterna, elemento ricorrente nella rappresentazione del mondo borghese, viene in questi esemplari deformata fino ad assumere dei toni noir, rivelando una visione nascosta che fa luce sulla personalità giocosa e vivacemente critica dell’artista. In quegli anni, Kippenberger installò un’opera simile, in occasione di documenta IX di Kassel (1992), di fronte al Friedericianum, sopra al Vertical Earth Kilometer di Walter De Maria del 1977.

La dolce vita di Kippenberger continua con alcune opere facenti parte del primo corpus di opere Uno di voi, un Tedesco a Firenze (1976/1977). Questa serie di 83 dipinti, concepiti per essere impilati fino a raggiungere l’altezza dell’artista stesso, raccoglie un insieme eterogeneo di ritratti, interni e paesaggi urbani che racconta la vita quotidiana a Firenze. Questa profonda ossessione tedesca per l’Italia, sin dal XIX secolo, porta Kippenberger a dichiarare che «Sono uno di voi», riferendosi ai grandi artisti – come Donatello, Leonardo, Michelangelo e Raffaello – che aveva scoperto nella città culla del Rinascimento.

Al centro della sala, sospesa all’alto soffitto dello spazio napoletano, troviamo Sozialkistentransporter (Gondola, 1989) la riproduzione di una gondola veneziana che trasporta un carico immaginario di pasta. La pasta, nell’immaginario dell’artista, diventa un contenitore sociale che racchiude in una sola parola un concetto più ampio: “Pasta per tutti!”. L’artista, inoltre, da come si vede nelle numerose documentazioni fotografiche, amava la pasta, quasi come se lo spaghetto potesse essere quel fil rouge nel suo percorso creativo. Un altro riferimento a questo mondo è l’opera CHECKERED TABLE CLOTH, in cui riporta il motivo della tovaglia a quadri italiana, tipicamente rossa e bianca, nei suoi tablecloth paintings, giocando coi colori sull’immaginario collettivo delle fantasie di tessuti, spesso associati all’atmosfera accogliente delle osterie italiane.

Su una parete aleggia l’autoritratto dell’artista dall’ultima serie Das Floß der Medusa (La zattera della Medusa, 1996). Reduce da un approfondito studio che Kippenberger fece su una copia dell’opera di Géricault del 1816, appare a mezzo busto e di schiena, con colori acidi, in una posizione quasi animata, probabilmente tratta da una delle foto scattate dalla moglie Elfie, mentre lavorava alla serie, ritraendo i naufragi sulla zattera, negli ultimi anni.
Tra una stanza e l’altra, una tenda BUSINESS CLASS invita, più volte, con una rassicurante ma anche sospetta continuità, a proseguire il percorso espositivo, alludendo a una sorta di scena in più atti. Sebbene la tenda sia quella che separa le classi in un aereo, sul tessuto sono impresse delle navi che si ripetono, confermando l’alone di mistero.

Nell’ultima sala troviamo Schlecht belegte Studentenpizza “gepollockt ” (ganz), qui, Kippenberger utilizza la tecnica del dripping di Pollock su delle fette di pizza artefatta, simulando l’effetto dello schizzo con salsa di pomodoro e formaggio. L’opera dialoga con diversi cimeli in mostra, tra cui una confezione di spaghetti che dà il titolo anche alla mostra Per Pasta ad Astra, ironizzando sulla famosa locuzione latina “Ad astra per aspera”.

Nella sala troviamo anche la serie multipla LAPIDE I e II, delle strutture realizzare nel 1990 che ricordano gli scalini delle sale cinematografiche ma con soli due gradini. Il titolo Cineastenabgang (Uscita dei Cineasti) gioca sull’espressione piuttosto scortese “Mach einen Abgang” (uscire). Nella terminologia teatrale, il “gute Abgang” (buona uscita) si riferisce a un attore che lascia il palcoscenico dopo aver interpretato con successo un ruolo. Anche qui è chiara l’ironia con cui Kippenberger gioca con le parole e i significati, mettendo in scena una critica al sistema cinematografico.

Infine, in alto, appesi alle pareti come locandine di film, i manifesti realizzati dall’artista per ogni mostra, raccontano, come una pellicola liberata dalla sua “pizza”, tutto il suo umorismo e la sua ironia nei confronti di una società, forse, ai limiti del reale.


















