28 aprile 2026

Le macchine impossibili di Federica Balconi in mostra a Bergamo, da Traffic Gallery

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A Bergamo, la personale di Federica Balconi "Impalcature affettive, uso domestico", a cura di Sara Parolini, trasforma elementi tecnici, frammenti architettonici e memorie di cantiere in un lessico scultoreo ironico e instabile

Traffic Gallery, Federica Balconi, Toc Toc, Ph Ivano Triolo

A Bergamo, negli spazi di Traffic Gallery, la ricerca di Federica Balconi trova una forma particolarmente nitida. Impalcature affettive, uso domestico, a cura di Sara Parolini e aperta fino al 20 giugno 2026, riunisce opere di nuova produzione, per lo più inedite, insieme ad alcune rivisitazioni recenti, mettendo a fuoco un nucleo ormai centrale nella pratica dell’artista: il rapporto tra oggetti tecnici, forme della tradizione architettonica e dimensione domestica.

Non si tratta però di un semplice attraversamento di repertori visivi eterogenei; il punto è piuttosto osservare come elementi nati per sostenere, decorare o produrre possano essere sottratti alla loro funzione originaria e re-immessi in uno spazio di prossimità, affetto e ambiguità.

Traffic Gallery, Federica Balconi, Note02 Ph Ivano Triolo

Il tema che tiene insieme il progetto è quello dello scontro. Ma, ed è qui che la mostra trova il suo scarto più interessante, lo scontro non viene assunto soltanto come immagine di conflitto: diventa invece una soglia di contatto, una condizione primaria della relazione, un punto in cui forme, corpi, significati e funzioni cessano di restare separati. È una grammatica che lavora sulla tensione ma senza mai indulgere in una retorica del trauma. Al contrario, ciò che emerge è una zona più sottile, in cui la violenza potenziale degli oggetti si stempera in una qualità quasi affettiva.

Questo slittamento si comprende meglio se si guarda alla provenienza del suo immaginario. Cresciuta in una famiglia di ingegneri e abituata fin dall’infanzia a frequentare officine, bulloni, giunti e curvature metalliche, Balconi ha costruito il proprio lessico a partire da un’intimità concreta con il mondo degli oggetti tecnici. Da questa familiarità nascono quelle che Sara Parolini definisce “macchine impossibili”: strutture e dispositivi scultorei che mettono in crisi la logica produttiva da cui sembrano derivare, sospendendo l’idea stessa di efficienza. Nel loro apparente fallimento, questi oggetti acquistano una dimensione fragile, umana, persino emotiva.

Traffic Gallery, Federica Balconi, La Noia Ph Ivano Triolo

Le sue opere, almeno a un primo sguardo, sembrano abitare un universo accessibile e quasi ludico, troviamo superfici dai colori pastello, forme morbide, proporzioni accoglienti. Eppure quella leggerezza non dura mai fino in fondo. Ogni lavoro contiene un elemento di incrinatura, una tensione interna che sottrae le forme alla pura gradevolezza e le riporta dentro un registro più ambiguo. L’oggetto tecnico si avvicina al corpo, il frammento decorativo si avvicina al relitto, l’impalcatura si carica di una qualità sentimentale inattesa. La mostra insiste proprio su questo continuo scarto di significato, in cui ciò che sembrava distante torna a farsi familiare.

Le opere in mostra articolano bene questo dispositivo. In Toc Toc, due arieti che per definizione dovrebbero sfondare una porta si presentano invece come forme che si sfiorano, quasi si incontrano, convertendo un gesto potenzialmente aggressivo in una presenza reciproca, quasi tenera. Nei tre Capitello, uno dei segni più canonici dell’architettura classica, il capitello ionico, viene reinterpretato in chiave ironica e domestica: la sua forma richiama quella di una stampante da cui escono fogli bianchi che si arrotolano su se stessi, inservibili eppure stranamente eloquenti. La noia e La gelosia, infine, prendono il fregio, altro emblema della tradizione monumentale e lo mettono in attrito con l’universo provvisorio del cantiere. Il fregio perde così la sua aura celebrativa, scende dalla teca e si ritrova in strada, tra strutture fragili e riconoscibili.

Traffic Gallery, Federica Balconi, Capitello01, Capitello02, Capitello03 Ph Ivano Triolo

Impalcature affettive, uso domestico non è soltanto una mostra di scultura, né un esercizio di appropriazione formale ma piuttosto una riflessione sul modo in cui gli oggetti organizzano le nostre relazioni, sui residui simbolici che continuano a trasportare e sulla possibilità di disattivare, almeno temporaneamente, la loro funzione per restituirli a un uso più incerto, più vulnerabile, più umano. Balconi intercetta con precisione un punto sensibile della scultura giovane italiana: la capacità di lavorare sul progetto, sul design, sulla tecnica e sulla memoria architettonica senza irrigidirsi in un formalismo sterile. Le sue opere restano instabili, ironiche, precarie, ma proprio per questo risultano coerentemente vive.

Classe 1999, formatasi tra l’Accademia G. Carrara di Bergamo e Brera a Milano, Balconi ha già costruito un percorso coerente, segnato da premi, biennali e recenti personali. In questa mostra bergamasca la sua ricerca appare in una fase di messa a fuoco particolarmente efficace: la dimensione progettuale non viene abbandonata, ma sabotata dall’interno; la razionalità costruttiva resta visibile, ma si apre costantemente all’errore, all’inciampo, all’affetto. Ed è forse proprio qui che il lavoro trova il suo punto più fertile: nel far convivere la precisione del disegno e il rischio del cedimento, la memoria del monumento e la fragilità del quotidiano.

Traffic Gallery, Federica Balconi, Toc Toc, Ph Ivano Triolo

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