07 maggio 2026

Il Max Mara Art Prize va a Dian Suci, con un progetto tra spiritualità e artigianato

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Dian Suci vince il Max Mara Art Prize for Women con un progetto che indaga la dimensione spirituale dell'artigianato: l'artista indonesiana svolgerà una residenza itinerante in Italia

Ritratto di Dian Suci

In concomitanza con l’apertura della 61ma Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, è stata annunciata la vincitrice della decima edizione del Max Mara Art Prize for Women: l’artista indonesiana Dian Suci. Promosso da Max Mara insieme alla Collezione Maramotti e, per questa edizione, con il Museum MACAN di Giacarta, il premio inaugura così una nuova fase “nomadica”, affidata alla curatela di Cecilia Alemani. Parte di una rosa di cinque finaliste, insieme a Betty Adii, Dzikra Afifah, Ipeh Nur e Mira Rizki, Dian Suci è stata nominata da una giuria selezionata e presieduta da Cecilia Alemani e composta dalla Direttrice del Museum MACAN Venus Lau, dalla curatrice Amanda Ariawan, dalla gallerista Megan Arlin, dalla collezionista e Evelyn Halim dall’artista Melati Suryodarmo.

Dian Suci, Searching Land in the Land Word, 2022, © and ph. Dian Suci

Nata nel 2005 per sostenere artiste emergenti e mid-career in momenti cruciali del loro percorso, l’iniziativa ha progressivamente consolidato una propria identità nel panorama internazionale, intrecciando produzione artistica, ricerca e residenza. Dopo la lunga collaborazione con la Whitechapel Gallery di Londra, il premio amplia ora il proprio raggio geografico, scegliendo per questa decima edizione l’Indonesia come contesto di riferimento.

Dian Suci, nata nel 1985 a Kebumen e attiva a Yogyakarta, sviluppa una pratica che attraversa installazione, pittura, video e scultura, indagando le intersezioni tra sfera domestica e potere politico. La sua ricerca prende spesso avvio dall’esperienza personale di madre single, affrontando questioni legate al patriarcato, alla domesticazione delle donne, all’autoritarismo e ai meccanismi del capitalismo contemporaneo.

Dian Suci Larung May the Blooms Be Carried Safely through the Night 2024, © and ph. Dian Suci

Il progetto selezionato dalla giuria, Crafting Spirit: Cultural Dialogues in Heritage and Practice, propone un’indagine sulle relazioni tra spiritualità, artigianato religioso e mercificazione. Attraverso un confronto tra Italia e Indonesia, Suci intende esplorare la trasformazione degli oggetti votivi e delle immagini sacre all’interno delle economie contemporanee, interrogandosi sulla possibilità che la spiritualità continui a sopravvivere come forma di resilienza culturale anche in sistemi dominati dalla produzione seriale e dalle logiche di profitto.

«Sono profondamente onorata di essere stata scelta come vincitrice del Max Mara Art Prize for Women», ha dichiarato Suci. «La mia proposta nasce da narrazioni di corpi e memoria nelle vite e nei gesti di donne artigiane, il cui lavoro si trova spesso in equilibrio tra devozione e sopravvivenza. Questo riconoscimento mi offre l’opportunità di ampliare la mia ricerca tra l’Indonesia e l’Italia, e di apprendere da tradizioni e rituali che racchiudono la spiritualità all’interno dei corpi che creano. Accolgo questa opportunità con gratitudine e con l’impegno ad ascoltare, imparare e tradurre questi incontri in forme che onorino l’intimità del lavoro umano e la profondità della continuità culturale».

Dian Suci, Nests of Memories That Shrink from Words, 2025, © Dian Suci ph. A+ WORKS of ART/Hariz Raof

Al centro della ricerca vi è il lavoro manuale come archivio vivente: un insieme di gesti, ritualità e pratiche che custodiscono memoria collettiva e continuità culturale. La dimensione spirituale, nella visione dell’artista, oltrepassa il perimetro strettamente religioso per radicarsi nel corpo, nella ripetizione e nei processi di cura.

Suci sarà ospitata in una residenza itinerante di sei mesi in Italia, organizzata dalla Collezione Maramotti in relazione alle esigenze del progetto. Il percorso attraverserà diverse città e contesti produttivi, intrecciando esperienze spirituali, tradizioni artigianali e pratiche di ricerca.

La prima tappa sarà Assisi, dove l’artista entrerà in contatto con la comunità del Monastero di San Masseo e con produttori di artigianato cattolico, approfondendo le tensioni tra ritualità religiosa e capitalismo contemporaneo. Successivamente si trasferirà a Roma, ospite dell’Istituto Svizzero, dove assisterà ai rituali liturgici di San Pietro accompagnata da studiosi della simbologia religiosa.

Il percorso proseguirà poi a Lecce, con un approfondimento dedicato alla tradizione della cartapesta e alle celebrazioni religiose del Sud Italia, grazie alla collaborazione con l’artista Stella Ciardo, il curatore Gioele Melandri e PIA – Scuola Indipendente per le Arti Visive e gli Studi Curatoriali. La fase conclusiva si svolgerà a Firenze, tra l’Opificio delle Pietre Dure e la Fondazione Arte della Seta Lisio, dove l’artista approfondirà tecniche storiche come la tempera all’uovo e la tessitura manuale su telai antichi.

Il progetto culminerà in due mostre personali nel 2027: la prima al Museum MACAN di Giacarta, nell’estate, e la seconda in autunno alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia, che acquisirà le opere realizzate durante la residenza.

Dian Suci, Is it a Body: A Field Inside a House, 2019,© and ph. Dian Suci

«La specificità del progetto di Dian risiede nello sguardo analitico con cui indaga la spiritualità: non come fuga dalla realtà, ma come forma di resilienza contro le logiche invasive del capitalismo e della produzione seriale», ha commentato Cecilia Alemani. «La sua residenza in Italia sarà un vero e proprio dialogo culturale: il contrasto e le analogie tra l’artigianato sacro umbro, la tradizione della cartapesta leccese e le maestranze fiorentine offriranno a Dian gli strumenti per mappare come il gesto manuale possa ancora farsi custode di una memoria collettiva e di un credo che resiste alla mercificazione della vita e dell’arte».

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