07 maggio 2026

All’Associazione Barriera di Torino lo spazio perde l’orientamento

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Le opere di Nicola Ghirardelli, Edoardo Caimi e Bri Williams dialogano con gli spazi dell'Associazione Barriera, a Torino, per spostare la soglia della nostra percezione

Remains-The Alchemy Of Lost Memory, veduta della mostra, Associazione Barriera, Torino, ph. Biagio Palmieri

Da subito, entrando nello spazio di Associazione Barriera, a Torino, si ha la sensazione che qualcosa non torni del tutto, come se fosse stato leggermente disallineato rispetto alla sua configurazione abituale. Remains – The Alchemy of Lost Memory, a cura di Alberto Dapporto e organizzata da Sergey Kantsedal, in mostra dal 30 aprile al 23 maggio, non si lascia attraversare in modo lineare. Una parete rivestita in plastica lo attraversa e ne altera la percezione, interrompendo la continuità e introducendo un andamento circolare che costringe a riorientarsi, a tornare sui propri passi, a ripensare il percorso.

Remains-The Alchemy Of Lost Memory, veduta della mostra, Associazione Barriera, Torino, ph. Biagio Palmieri

Dopo pochi minuti, questo movimento smette di essere solo una questione di orientamento e inizia a incidere sulla percezione del tempo. Ci si ritrova a restare più a lungo del previsto, a tornare sugli stessi punti quasi senza accorgersene, come se il percorso non avesse davvero una direzione. Lo spazio si lascia abitare e in questo abitare anche il tempo perde contorni più netti, si dilata, segnato da ritorni e variazioni minime.

La mostra si inserisce nel programma Mirror Project #16, all’interno di una linea di ricerca che, nello spazio di Barriera, considera l’allestimento come parte integrante del lavoro. Anche in questo caso, lo spazio non si limita ad accogliere le opere ma interviene attivamente, mettendole in relazione e costruendo una condizione che orienta e insieme disorienta chi lo attraversa.

Remains-The Alchemy Of Lost Memory, veduta della mostra, Associazione Barriera, Torino, ph. Biagio Palmieri

All’interno di questa struttura si muovono i lavori di Nicola Ghirardelli, Edoardo Caimi e Bri Williams. Le tre pratiche non cercano una sintesi, restano leggermente disallineate ma è proprio in questa distanza che qualcosa si attiva. Più che costruire un racconto, la mostra si tiene su una tensione che emerge nel modo in cui lo spazio viene attraversato: cosa resta quando i sistemi che tengono insieme il mondo iniziano a perdere consistenza?

Nel lavoro di Nicola Ghirardelli la materia appare esposta, mai completamente stabile. Ferro, rame, argento, alluminio e terracotta danno forma a strutture che sembrano reggere, ma che, osservate da vicino, rivelano trasformazioni sottili: ossidazioni, piccole fratture, variazioni minime. Il tempo si deposita nei materiali e ne modifica lentamente l’equilibrio. Le opere trattengono uno stato provvisorio, come se ogni forma restasse sempre sul punto di cambiare.

Remains-The Alchemy Of Lost Memory, veduta della mostra, Associazione Barriera, Torino, ph. Biagio Palmieri

Edoardo Caimi lavora su un registro più asciutto, vicino a sistemi di comunicazione e strutture urbane. Segni e dispositivi che sembrano pensati per orientare e connettere compaiono come elementi parziali, mai del tutto funzionanti. La trasmissione si interrompe, si disperde, perde coerenza. Le opere rendono visibili proprio questi scarti, questi punti in cui il sistema smette di tenere.

Con Bri Williams il tempo viene trattenuto in modo più diretto. Le opere in resina inglobano elementi organici — come gli uccelli della serie Omen — fissandoli in una sospensione che non lascia via d’uscita. La superficie lucida rende evidente un gesto di immobilizzazione, in cui ciò che era vivo resta bloccato in una presenza che non si trasforma più. In Lethal, una grande forma organica, questa tensione si amplifica: la materia trattiene al proprio interno qualcosa che continua a pesare, senza trovare rilascio.

Remains-The Alchemy Of Lost Memory, veduta della mostra, Associazione Barriera, Torino, ph. Biagio Palmieri

Se nei lavori dei tre artisti il controllo si incrina su piani diversi, è nello spazio che questa condizione diventa esperienza diretta. La parete plastificata fragile ma al tempo stesso resistente, dà forma a un tentativo di contenere e separare che resta sempre incompleto. Il percorso circolare non orienta davvero ma espone a una temporalità che ritorna, che si prolunga, che non si lascia chiudere.

Remains-The Alchemy Of Lost Memory, veduta della mostra, Associazione Barriera, Torino, ph. Biagio Palmieri

Remains – The Alchemy of Lost Memory non cerca una soluzione né propone una lettura definitiva. Rimane dentro questa condizione, la lascia agire. E in questo restare, ciò che emerge non è un ordine da ricostruire ma una presenza che continua a sedimentarsi, senza stabilizzarsi del tutto.

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