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Un altro Novecento | Vincenzo Agnetti. Oggi è un secolo | Lisetta Carmi. Erotismo e autoerotismo a Staglieno | L’intruso. Pesce Kethe, GAM, Torino

La GAM di Torino prosegue il suo percorso di indagine sui linguaggi dell’arte, esplorando i temi del disegno, del segno e del tratto – forme essenziali della ricerca attraverso cui ogni artista, in modo autentico, annota visioni ed elabora studi – con una ricchissima proposta in programma dal 21 maggio all’1 novembre. La mostra Un altro Novecento. Opere su carta dalle collezioni della GAM – a cura di Fabio Cafagna ed Elena Volpato – comprende oltre 600 disegni, acquerelli, incisioni, stampe e dipinti su carta e offre la possibilità di entrare in contatto con il più libero e il più intimo laboratorio degli artisti. All’interno della mostra si trova l’Intruso della Quarta Risonanza, l’artista romano Pesce Khete che, utilizzando il supporto cartaceo e un insieme di tecniche tra disegno e pittura, si pone in dialogo con i fondi grafici del museo. Oggi è un secolo, a cura di Chiara Bertola con Virginia Lupo, è invece la mostra dedicata al centenario della nascita di Vincenzo Agnetti e alla sua ricerca sperimentale sul mezzo fotografico attraverso una selezione di lavori legati alla sperimentazione dell’artista sul mezzo fotografico, realizzate tra gli anni ’70 e ’80. E, ancora, negli spazi della Collezione, si sviluppa Lisetta Carmi. Erotismo e autoritarismo a Staglieno che raccoglie 15 fotografie entrate a far parte della Collezione grazie all’aggiudicazione del bando Strategia Fotografia 2025 che entrano in dialogo con quattro sculture della collezione stessa, scelte dalla raccolta di statuaria del secondo Ottocento e di primo Novecento. In occasione dell’inaugurazione della nuova stagione espositiva anche alcune sale delle collezioni permanenti sono oggetto di un rinnovato allestimento e tra queste, una è dedicata al lavoro di Giorgio Griffa.
Claudio Costa. Metamagico, PAV – Parco Arte Vivente, Torino

Dal 16 maggio all’11 ottobre il PAV ospita Metamagico, personale dedicata a Claudio Costa e curata da Marco Scotini. La mostra esplora il corpus centrale dell’opera di Costa degli anni ‘70, ruotando attorno alla sua ossessione fondante, ovvero il rapporto tra cultura materiale, memoria biologica e origini antropologiche. La mostra segue un percorso che rivisita l’archivio, il museo e il rituale come luoghi in cui tale rapporto si manifesta. Il titolo, Metamagico, cita un cita un’opera del 1978 ed è stata scelta per indicare il piano operativo di Costa: una riflessione sul pensiero magico che dialoga con i filosofi Deleuze e Guattari, utilizzando la logica del rituale e del mito come strumento cognitivo alternativo alla razionalità modernista occidentale. La mostra è suddivisa in tre aree – Reburied Anthropology (dedicata alla sua sala personale a Kassel del 1977), il Museo dell’Uomo e il Museo di Antropologia Attiva di Monteghirfo – e riunisce una gamma eterogenea di opere della sua produzione degli anni ’70 – pannelli, vetrine, installazioni, serie fotografiche – tenute insieme da un unico filo conduttore: una tenace insistenza nella ricerca dell’origine, per quanto immanente possa rivelarsi.
Francesco Clemente. In Between, Triennale Milano

È in programma dal 29 maggio al 6 settembre In Between, la grande retrospettiva dedicata a Francesco Clemente – a cura di Francesca Pietropaolo con Robert Storr, in partnership con Vito Schnabel Gallery, New York e St. Moritz – che esplora la sua pratica pittorica dalla fine degli anni ‘70 a oggi, riunendo circa 70 opere tra lavori raramente esposti, produzioni inedite e nuovi dipinti. La mostra propone la dimensione dell’in-between, un essere tra mondi e dimensioni, come soggetto che attraversa tutta la sua produzione. Un senso di metamorfosi anima l’immaginario dell’artista, in un continuo dialogo tra interiorità ed esteriorità. L’arte di Clemente riflette un’attitudine cosmopolita e sperimentale, muovendosi tra culture e tradizioni occidentali e orientali. Le sue immagini affrontano temi legati all’identità e alla condizione umana – il sé, il corpo, la sessualità, la spiritualità, il mito e paesaggi onirici – in una pratica che non segue un percorso lineare, ma si sviluppa attraverso molteplici direzioni e linguaggi.
Davide Stucchi. Temporary Rooms, Triennale Milano

Dal 14 maggio al 4 ottobre Triennale Milano ospita Temporary Rooms, mostra personale di Davide Stucchi che trasforma lo spazio in un ambiente domestico abitato da opere ibride tra arte e design, aprendo una riflessione sul loro rapporto. Per Stucchi lo spazio domestico diventa un dispositivo narrativo capace di mettere in relazione immagini, corpi e oggetti. Il progetto mette in luce alcuni temi dell’abitare contemporaneo, mostrando la casa come una costruzione culturale fatta di memorie e tensioni. La mostra non si limita a rappresentare l’abitare, ma lo attiva come esperienza e relazione. L’allestimento della mostra, sempre concepito dall’artista, rispecchia questa idea di temporalità attraverso una successione di quattro riconfigurazioni: durante i mesi di apertura, in specifici momenti, infatti, gli oggetti all’interno dello spazio saranno di volta in volta sostituiti, dando vita a nuove stanze temporanee.
SCISCIORÉ. Il gioco come gesto alpino, ADI Design Museum, Milano

SCISCIORÉ. Il gioco come gesto alpino, a cura di Anna Quinz e organizzata da franzLAB, è in programma all’ADI Design Museum di Milano dal 22 maggio al 28 giugno ed esplora il design del Trentino-Alto Adige attraverso la lente del gioco, inteso come metodo progettuale radicato nel territorio, capace di connettere rigore e libertà, funzione e immaginazione, sapere tecnico e apertura all’imprevisto. Il titolo prende in prestito la parola ladina “sciscioré”, che in Val Badia indica il gioco delle biglie, e il percorso che si configura come un playground aperto e allegro si articola in dieci sezioni – Naturalia, Animali fantastici, Figure, Radicamenti, Altaquota, Girotondo, A incastro, Cameretta, A palla, Equilibrismi – ognuna delle quali esplora un tema: animali, natura e figure come fonte d’ispirazione; la montagna e le tradizioni alpine come terreni di sperimentazione; cerchi, biglie, trottole e girotondi come archetipi del gioco; incastri, assemblaggi ed esperimenti di equilibrio come primigenia forma di progettazione; la cameretta come spazio domestico ed espressivo dei più piccoli.
Stefano Torrione, SACRED BREAD Le vie del pane, Fabbrica del Vapore, Milano

SACRED BREAD Le vie del pane, la mostra fotografica di Stefano Torrione, prodotta da Fabbrica del Vapore – Comune di Milano e da Massimo Pozzi Chiesa con Sinergia Venture è in programma fino al 28 giugno. Costruita come un grande viaggio per immagini che attraversa geografie, culture e millenni di storia, la mostra raccoglie 77 fotografie in bianco e nero, attraverso cui Stefano Torrione accompagna il pubblico in un itinerario circolare di sedici tappe attorno al bacino del Mediterraneo, ripercorrendo le rotte ancestrali del pane: dalla Mesopotamia alle sponde del Mar Mediterraneo, dal Corno d’Africa all’Algeria e ai monti del Marocco, dalla Spagna alla Francia, fino all’Italia. Il viaggio prosegue poi attraverso Sarajevo, la Grecia del Monte Athos e giunge fino a Konya, antica città della Turchia dove è stato ritrovato il pane più antico del mondo.
Paladino, Grande Brera – Palazzo Citterio, Milano

Dal 16 maggio al 26 luglio la Sala Stirling ospita Paladino, la mostra di uno dei protagonisti più celebrati della scena italiana e internazionale, che propone un progetto dedicato ai Dormienti, uno dei suoi più celebri capolavori qui riallestiti in stretto dialogo con l’architettura che lo ospita, e un nucleo di opere su carta del 1973. La mostra, curata da Lorenzo Madaro e realizzata da La Grande Brera in stretta collaborazione con l’Archivio Paladino, è allestita come una messa in scena teatrale, nel quale s’incontrano i corpi che giacciono silenti, adagiati in posizione fetale nell’ambiente ipogeo di Palazzo Citterio. Tra questi attori, che appaiono immobili, assopiti, quasi sospesi in una dimensione tra sonno e veglia, tra sogno e realtà, il pubblico può muoversi liberamente entrando a far parte di un enorme paesaggio di soste e meditazioni, ma anche di silenzi e spazi sonori intensi, fortemente in dialogo con l’energia interna dell’architettura che ospita l’opera. Il percorso espositivo parte idealmente da una sala nascosta, quasi uno scrigno, che accoglie una serie di quindici grandi disegni inediti, concepita nel 1973, da sempre conservata nel suo studio a Paduli (BN), che è alla base di tutto il suo fare artistico.
Giulia Mangoni, Stratigrafie del Vivente, MAC, Lissone

Dal 23 maggio al 27 settembre, il MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone presenta la prima mostra monografica museale dedicata all’artista italo-brasiliana Giulia Mangoni già vincitrice del Premio Lissone 2021. Intitolata Stratigrafie del Vivente, e curata da Stefano Raimondi, la mostra è concepita come un percorso stratificato che attraversa pratiche, immaginari e ontologie del vivente, si articola sull’intero museo come una sequenza di ambienti in cui sistemi differenti – artigianali, simbolici, naturali e industriali – emergono come strati interdipendenti di un’unica realtà complessa. Il progetto costruisce un dispositivo in cui immagini, materiali e relazioni si depositano e si trasformano nel tempo, attivando una lettura del presente come campo attraversato da tensioni e continuità.
Som Supaparinya. Mo num en ts, Museion

Dal 15 maggio al 14 giugno Museion presenta Mo num en ts (2025), il film dell’artista thailandese Som Supaparinya sviluppato nell’ambito del programma Han Nefkens Foundation Southeast Asian Video Art Production Grant 2024. Da oltre vent’anni Supaparinya esplora i paesaggi del Sud-Est asiatico come luoghi plasmati da ideologie politiche, trasformazioni ecologiche e memorie collettive. In Mo num en ts, l’artista rivolge la propria attenzione all’impatto a lungo termine delle infrastrutture della Guerra Fredda nella regione del Mekong. Presentata come installazione video monocanale, l’opera intreccia materiali di nuova produzione con filmati d’archivio provenienti dai media e dalla propaganda della Guerra Fredda. Attraverso un linguaggio visivo stratificato e frammentario, il film mette in relazione temporalità e prospettive molteplici, sottraendosi a una narrazione lineare per proporre una lettura della storia più complessa e aperta.
Sofia Melluso e Gianluca Concialdi. Solastalgia, Ar/Ge Kunst

Inaugura il prossimo 21 maggio, ed è in programma fino al 25 luglio, Solastalgia, mostra di di Sofia Melluso e Gianluca Concialdi a cura di Francesca Verga e Zash Colah, che prende forma intorno alle trasformazioni dei luoghi sotto la pressione del turismo globale. A partire da Palermo e in risonanza con il contesto di Bolzano, il progetto si articola in una friggitoria-bar intesa come dispositivo ambiguo, sospeso tra costruzione artificiale e immaginario vernacolare, dove sculture, testi e installazioni attivano una riflessione sulle economie della valorizzazione e sulle loro ricadute materiali e simboliche.
Giacomo Balla. Lo stile dell’avanguardia. Opere dalle Collezioni Biagiotti Cigna, MART

Per la prima volta in Italia il mart presenta – dal 16 maggio al 18 ottobre – la collezione completa di opere di Giacomo Balla appartenenti alla Fondazione Biagiotti Cigna e alla collezione Laura e Lavinia Biagiotti. Si tratta di 200 opere tra dipinti, manufatti, abiti, oggetti di design che illustrano l’opera del maestro futurista che, con Fortunato Depero, ha teorizzato nel 1915 la Ricostruzione futurista dell’universo. Nello spazio espositivo, con la curatela di Beatrice Avanzi e Fabio Benzi, la collezione della famiglia Biagiotti dialoga con il patrimonio del museo da sempre rivolto all’approfondimento dell’avanguardia futurista e, in particolare, dell’opera proprio di Fortunato Depero, il cui lascito ha dato origine al Museo.
Teatrini d’avanguardia. Depero, Prampolini e Prof. Bad Trip, Casa d’Arte Futurista Depero, Rovereto

A Casa d’Arte Futurista Depero, la sala dedicata alle marionette e agli arazzi diventa la sede di piccoli focus dedicati al mondo dei teatrini nel quale opere grafiche e pittoriche appartenenti al patrimonio del Mart dialogano con l’opera di Depero. La prima tappa, in programma dal 16 maggio al 18 ottobre, vede protagoniste due opere recentemente acquisite dal Mart. Del futurista Enrico Prampolini sono i dieci piccoli personaggi in legno realizzati nel 1922 per la sala dedicata all’inferno del celebre locale Il Cabaret del Diavolo. Allestito dallo stesso Depero, fu descritto come il più fantastico e mondano ritrovo di Roma, frequentato da artisti d’avanguardia, personalità della cultura e della politica. Ritratti allegorici e rappresentazioni caricaturali legate alla cronaca dell’epoca, i “burattini” di Prampolini tornano oggi a dialogare con l’arazzo di Depero Danza di diavoli, realizzato per lo stesso locale. È del tutto inedito invece il confronto tra le marionette deperiane dei Balli Plastici e l’opera di Gianluca Lerici (1963-2006), in arte Prof. Bad Trip, figura di culto dell’illustrazione e del fumetto italiano underground degli anni Novanta. Dal suo immaginario distopico, ambientato in mondi futuribili popolati da freak e tecno-umanoidi, nasce il Teatrino robotico.
Gak Yamada. The Cosmic Prayer, Die Gelbe Wand, Pordenone

Nel percorso di avvicinamento al 2027 apre Die Gelbe Wand, un vecchio supermercato di 800 mq completamente trasformato grazie a una collaborazione ambiziosa tra pubblico Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e Comune di Pordenone) e privato. L’apertura del nuovo centro culturale dedicato alla pratica e alla diffusione della creatività, si inscrive nel nome di Gak Yamada, protagonista della sua prima personale europea dal titolo The Cosmic Prayer, in programma fino 14 giugno e curata da Marco Minuz. La selezione delle opere curata per l’occasione non è una semplice serie di scatti, ma un viaggio sinestetico che Yamada ha costruito per offrire una visione d’insieme del proprio percorso artistico, una parabola che parte dalla fotografia per atterrare in uno spazio terzo, un altrove che non è più pittura e non è ancora scultura, ma che vibra di un’autonomia propria. Il progetto, organizzato da Mercati Culturali Pordenone, gode del contributo della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, del Comune di Pordenone, del sostegno di Hiroyuki Maki e del supporto tecnico di Suazes e Filare.
Miles Davis 100 – Listen to this!, Villa Cattaneo, Pordenone

Per celebrare il centenario della nascita di Miles Davis, il Comune di Pordenone, attraverso il suo Assessorato alla Cultura, in stretta sinergia strategica e organizzativa con il Festival Jazzinsieme, presenta MILES DAVIS 100 – LISTEN TO THIS!. Realizzata in collaborazione con istituzioni prestigiose come l’American Jazz Museum di Kansas City e la House of Miles di East St. Louis, e con il sostegno della Famiglia Davis, l’esposizione si pone l’obiettivo di coinvolgere il pubblico in un’esperienza sensoriale che fonde musica, tecnologia e narrazione visiva. Il progetto, curato da Enrico Merlin — studioso di fama internazionale e specialista dell’opera davisiana — in collaborazione con il Festival Jazzinsieme, segna l’inizio di un dialogo stabile tra il territorio pordenonese e i grandi circuiti museali americani. L’allestimento si snoda attraverso otto aree tematiche che approfondiscono la dimensione artistica, umana e iconografica di Miles. Tra i pezzi forti dell’esposizione spicca la tromba originale di Miles Davis, concessa dal collezionista Don Hicks, ed esposta in una sala dedicata alla “Galassia” di collaboratori che hanno gravitato attorno al periodo rivoluzionario di Bitches Brew.
Ndayé Kouagou. Heaven’s truth, Collezione Maramotti

In occasione del Festival Fotografia Europea 2026, Collezione Maramotti presenta Heaven’s truth, prima esposizione personale in Italia di Ndayé Kouagou – in programma fino al 26 luglio – che riunisce opere recenti e un progetto realizzato appositamente per la mostra. La produzione di Kouagou, che dà anche il titolo all’esposizione e ne occupa le prime sale, è ispirata al dispositivo narrativo del fotoromanzo e include una creazione video, elementi tridimensionali e opere a parete. Nelle sale successive della mostra sono presentati alcuni lavori degli ultimi anni, dai quali la nuova produzione Heaven’s truth deriva. Le sue opere innescano una riflessione sulla verità, reale, potenziale o immaginaria, sulla vulnerabilità, sul disagio e sulle dinamiche di potere, insinuandosi nelle pieghe delle contraddizioni della nostra soggettività e dei paradossi della società contemporanea.
Giuseppe Chiari (1926-2026). Partitura per un Museo, MAMBO, Bologna

Dal 29 maggio al 27 settembre 2026, il MAMbo ospita Giuseppe Chiari 1926 – 2026. Partiture per un museo, una mostra curata da Lorenzo Balbi e Mario Chiari, concepita in occasione del centenario della nascita dell’artista con l’intento di restituire una lettura critica complessiva della produzione di Chiari. L’esposizione rappresenta la prima retrospettiva completa del lavoro di Giuseppe Chiari in un’istituzione pubblica e si distingue per un impianto che propone un’indagine articolata e trasversale superando la logica della presentazione per nuclei omogenei. In questa prospettiva, la figura di Chiari viene storicamente contestualizzata a partire dagli anni ‘60 e ‘70, con aperture agli sviluppi successivi, e riletta alla luce delle sue relazioni con Fluxus in Italia e con altre esperienze coeve. Il suo posizionamento all’interno di tali contesti si definisce, tuttavia, per una sostanziale autonomia: una partecipazione intermittente e non pienamente assimilabile, che si traduce in un attraversamento critico delle correnti senza mai coincidere con un’adesione programmatica.
Oltre l’inchiostro: nuovi orizzonti della calligrafia cinese contemporanea, Palazzo d’Accursio

Fino al prossimo 5 luglio Palazzo d’Accursio ospita Oltre l’inchiostro: nuovi orizzonti della calligrafia cinese contemporanea, mostra concepita per presentare le forme più innovative della calligrafia cinese contemporanea, mettendone in luce la vitalità e la capacità di dialogare con linguaggi e pubblici diversi. Tra gli artisti figurano alcuni tra i principali esponenti della scena internazionale, come Wang Dongling, Xu Bing, Gu Wenda, Luo Qi, Zhang Qiang, Wei Ligang, Feng Mengbo, Pu Lieping, Wang Nanming, Chu Chu e Shao Yan. Particolare attenzione è dedicata alla presenza di artiste donne, come Li Xinmo, Echo Morgan e Wu Xixia, che offrono prospettive interessanti sul rapporto tra calligrafia, contemporaneità e questioni di genere. Curata da Adriana Iezzi, con Marta R. Bisceglia, Daniele Caccin e Martina Merenda, e promossa da Alma Mater Studiorum – Università di Bologna | Dipartimento di Interpretazione e Ttraduzione – DIT, la mostra è articolata in quattro sezioni – arti visive, graffiti, arti decorative e applicate, arti performative – e raccoglie una selezione di opere che spaziano dall’astrazione al pittografico, da calligrafie inventate e illeggibili a sperimentazioni realizzate con materiali e strumenti inediti.
Giorgia Severi. Losing Cultural Landscapes, MIC, Faenza

Dal 23 maggio al 13 settembre il MiC di Faenza, nello spazio della project room, ospita Losing Cultural Landscapes, un’importante sezione di Ghost Landscapes, il macroprogetto di Giorgia Severi che l’artista porta avanti dal 2016 e che ruota attorno ad un archivio infinito di luoghi dal significato culturale, naturalistico e politico che per ragioni climatiche, geologiche ed antropiche sta cambiando molto velocemente. A Faenza, con la curatela di Giovanni Gardini, il progetto è dedicato alla terra d’origine dell’artista, la Romagna, e punta lo sguardo sulle architetture rurali che ne hanno caratterizzato il paesaggio agreste e sugli alberi che nella storia ne hanno definito l’identità, le tradizioni, il legame ancestrale e l’economia agricola. Severi si fa narratrice-interprete di quell’eredità culturale che ancora sopravvive e in cui passato e presente si intrecciano nell’urgenza di voler approfondire i caratteri identitari della propria terra.
Jean-Marie Appriou. Canto infinito, Palazzo Strozzi, Firenze

Fondazione Palazzo Strozzi presenta CANTO INFINITO, mostra personale di Jean-Marie Appriou in programma dal 22 maggio al 23 agosto. Curata da Arturo Galansino, la mostra riunisce un gruppo di nuove opere dell’artista e propone un ampio sguardo sul suo lavoro, che oggi si pone come una delle voci più originali nella ridefinizione dell’idea di scultura nell’arte contemporanea. Il titolo, CANTO INFINITO, evoca l’idea di un flusso continuo senza inizio né fine, suggerendo una dimensione in cui tempo, materia e immaginazione sono in costante trasformazione. Concepite come tappe di un percorso, le opere in mostra richiamano l’eredità della Divina Commedia come orizzonte culturale e simbolico. Il lavoro di Appriou dialoga inoltre con una più ampia costellazione di fonti letterarie e mitologiche, che emergono non come riferimenti fissi, ma come presenze incarnate nella materia scultorea e integrate in una sequenza spaziale. Le sue figure non illustrano storie, ma suggeriscono momenti di passaggio e transizione.
Verita Monselles. Carnale | ROTTE. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli, Centro Pecci, Prato

Doppia apertura al Centro Pecci di Prato il 31 maggio. CARNALE, prima mostra in un centro d’arte contemporanea italiano dedicata all’artista e fotografa Verita Monselles, è in programma fino al 30 agosto e presenta una lettura nuova del lavoro dell’artista, capace di far interagire le diverse anime della sua produzione, tracciando un percorso non cronologico, dove i diversi ambiti dell’opera di Monselles sono posti in relazione per sottolinearne la continuità. Con la curatela di Alessandra Acocella, Michele Bertolino e Monica Gallai, CARNALE insieme all’estetica pubblicitaria e all’utilizzo di tessuti propone anche sperimentazioni meno note, come il ricorso al video. È invece in programma fino al prossimo 1 novembre Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli, mostra a cura di Stefano Pezzato, allestita su progetto di Ibrahim Kombarji, che propone un percorso tra opere che hanno contribuito a creare nuovi percorsi artistici nel secolo scorso e che Carlo Palli ha deciso di donare al Centro Pecci perchè rimanessero presso la città di Prato. Tra i protagonisti della mostra vi sono la rivoluzione poetica del Gruppo 70, l’immaginario femminile e femminista nelle neoavanguardie, varie forme processuali e concettuali, il movimento Fluxus, il Nouveau Réalisme e l’arte degli oggetti, gli sviluppi di pratiche artistiche come la scrittura e la pittura, forti personalità quali il padre dell’Azionismo Hermann Nitsch, l’inventore della Eat Art Daniel Spoerri, lo “scrittore” di quadri e oggetti Ben Vautier, la poeta e performer Ketty La Rocca, il musicista e compositore d’avanguardia Giuseppe Chiari, il poeta “cancellatore” Emilio Isgrò, per citarne solo alcuni.
Fabio Massimo Fioravanti. Immaginare l’invisibile, Fondazione Giorgio De Marchis Bonanni D’Ocre, L’Aquila

Dal 16 maggio al 20 giugno la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni ospita Immaginare l’invisibile, mostra di Fabio Massimo Fioravanti che si inserisce nel programma de L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Il progetto, che si avvale del patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia e dell’Istituto Giapponese di Cultura (Japan Foundation 国際交流基金), presenta una selezione di 100 fotografie di Fabio Massimo Fioravanti, scattate nell’arco di circa 35 anni in Giappone, divise in 5 sezioni: spettacoli nei teatri, performance nei templi shintoisti e buddhisti, backstage e stanza dello specchio (il luogo più segreto del nō), esercizi degli attori, realizzazione delle maschere. A queste si affiancano 40 ukyo-e di Tsukioka Kogyo (esposte per la prima volta in Italia), realizzate tra il XIX e il XX secolo, e alcune maschere Nō dell’artista Keiko Udaka con alcuni costumi di scena e ventagli.
Creature, Creatori. San Francesco e l’arte contemporanea | Remak Fazel’s Milan Unit 1994-2009 | Vitalità dell’architettura italiana 1946-2026, MAXXI Roma


Dal 22 maggio al settembre, con la curatela di Beatrice Buscaroli, è in programma Creature, Creatori. San Francesco e l’arte contemporanea, una mostra che va oltre l’immagine iconografica di San Francesco per raccontarne il modo di guardare il mondo e il valore etico del suo pensiero attraverso opere di Stefano Arienti, Jacopo Benassi, Vasco Bendini, Luca Bertolo, Bertozzi & Casoni, Lorenzo Bonechi, Alberto Burri, Paolo Canevari, Chiara Calore, Pier Paolo Calzolari, Chiara Camoni, Marco Cingolani, Antonio Del Donno, Aron Demetz, Fulvio Di Piazza, Bruna Esposito, Mario Giacomelli, Maria Lai, Piero Manzoni, Andrea Mastrovito, Giorgio Morandi, Ennio Morlotti, Alessandro Pessoli, Davide Rivalta, Flavia Rossi, Nicola Samorì, Germano Sartelli, Mario Schifano ed Ettore Spalletti. Dal 29 maggio invece sarà visibile – fino al 27 settembre – anche Milan Unit, opera-archivio che riunisce l’intera produzione fotografica e documentaria di Ramak Fazel tra il 1994 e il 2009, durante e oltre gli anni trascorsi nella scena del design e dell’architettura italiana. Negativi, diapositive, stampe, pubblicazioni, appunti, documenti e strumenti di lavoro compongono un racconto concreto del suo metodo di lavoro e di un momento cruciale della fotografia, quello tra l’analogico e il digitale. In apertura, infine, anche Vitalità dell’architettura italiana 1946-2026, curata da Pippo Ciorra ed Elena Tinacci, che ripercorre una stagione storica nata con la fondazione della Repubblica, raccontando il ruolo oggi riconosciuto a livello internazionale di una nuova generazione di architette e architetti italiani e aprendo uno sguardo sul futuro. Concepita in occasione dell’80° anniversario della Repubblica, questa mostra raccoglie le voci delle figure più autorevoli dell’architettura italiana a cavallo del millennio, celebra i grandi temi architettonici in cui si è distinta l’Italia repubblicana, per poi giungere al cuore della narrazione con una selezione di progetti esemplari realizzati negli ultimi anni da autori italiani in Italia e nel mondo.
Pablo Atchugarry Scolpire la Luce, La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea dedica a Pablo Atchugarry la mostra Scolpire la Luce, a cura di Gabriele Simongini e in programma dal 19 maggio al 211 giugno. L’esposizione riunisce circa cinquanta sculture, offrendo un’ampia panoramica sulla ricerca dell’artista che ripercorre gli ultimi trenta anni della sua attività. Accanto ai celebri marmi, la mostra include opere in legno ricavate da tronchi di ulivi secolari, in alabastro, in bronzo smaltato e in acciaio. Attraverso questi materiali, Atchugarry esplora differenti modalità espressive: dall’intimità organica delle forme sinuose dei tronchi scolpiti al potente aerodinamismo dei bronzi, fino alle grandi sculture ambientali in acciaio che dialogano con luce, aria e paesaggio. Il percorso espositivo si arricchisce eccezionalmente di quattro sculture inserite negli spazi della collezione permanente, dove le opere dell’artista instaurano inediti dialoghi con maestri fondamentali dell’arte moderna quali Jean Arp, Lucio Fontana, Alberto Giacometti e Henry Moore. Contestualmente alla mostra, Pablo Atchugarry ha donato alla GNAMC l’importante opera in marmo statuario di Carrara intitolata Splendore e realizzata per l’occasione.
Alberto Maggini. Ultra Flat | Yngve Henriksen. Lofoten Poems. Visions from the Deep North, Fondazione Pastificio Cerere, Roma

Dal 15 maggio al 10 luglio la Fondazione Pastificio Cerere ospita ULTRA FLAT, mostra personale di Alberto Maggini curata da Gianlorenzo Chiaraluce e concepita come la simulazione di un centro estetico fittizio. L’allestimento adotta e distorce l’estetica asettica, ma a tratti kitsc, rassicurante e performativa di uno spazio dedicato alla cura del corpo e all’ottimizzazione dell’immagine personale: lettini da trattamento, superfici lucide, luci fredde, strumenti tecnici e oggetti quotidiani convivono con sculture di ceramica policroma, video e installazioni, trasformando la cornice espositiva in un ambiente ambiguo e immersivo, a metà tra lo showroom, spa e laboratorio biopolitico. Fulcro del progetto è il rapporto tra bellezza e potere, tra estetica e norma. Il progetto espositivo si sviluppa come un percorso immersivo suddiviso in quattro ambienti; ognuno di essi è immaginato come una stazione rituale, un trattamento simbolico e sensoriale che conduce il visitatore attraverso i diversi stadi di una trasformazione non solo fisica, ma percettiva, storica e sociale. Il centro estetico, da luogo della cura e del miglioramento, si trasforma in portale dove mettere a nudo le logiche profonde che informano la costruzione della bellezza, i suoi standard e le sue derive ideologiche. Nello stesso periodo è in programma anche Lofoten Poems – Visions from the Deep North, mostra personale di Yngve Henriksen a cura di Alessandra Mammì, realizzata con il patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia in Italia. Il titolo è sintesi di un progetto che ambisce ad andare oltre la personale di uno dei pittori più intensi e completi della scena contemporanea norvegese, offrendo un viaggio immersivo nella storia del suo lavoro e nel suo mondo attraverso una ricca selezione di dipinti diversi per dimensione e anno di realizzazione, disegni su carta, lavori più intimi di minime dimensioni, libri, dischi, piccoli ricordi, trofei, appunti, foto e notebooks riuniti come in una segreta wunderkammer.
How Kids Roll, Palazzo Merulana, Roma

Dal 14 maggio al 28 giugno 2026 Palazzo Merulana presenta How Kids Roll a cura di Loris Lai e Joseph Lefevre. La mostra vuole essere uno spazio di ascolto, riflessione e mediazione culturale, in cui lo sguardo sull’infanzia diventa chiave di lettura privilegiata per comprendere la complessità del presente. Cuore della mostra è il lavoro fotografico di Melissa McClaren, realizzato durante la lavorazione del film How Kids Roll, girato tra settembre 2022 e settembre 2023 dal regista italiano Loris Lai e attualmente in fase di distribuzione internazionale. Le fotografie costituiscono l’asse portante del percorso espositivo e raccontano, con uno sguardo intimo e non retorico, frammenti di vita, gesti quotidiani, attese e giochi dei bambini di Gaza, sospesi tra normalità e trauma. L’allestimento è concepito come un ambiente immersivo, in cui fotografie, testi poetici e contributi sonori dialogano tra loro, generando un percorso che invita il visitatore a confrontarsi non solo con la violenza del conflitto, ma anche con la straordinaria capacità di resistenza, invenzione e speranza che emerge dallo sguardo dei bambini.
Gianni Bertini. Storia di un uomo senza storia, Fondazione Biscozzi – Rimbaud, Lecce

In collaborazione con l’Associazione Gianni Bertini e l’Archivio Frittelli per l’Opera di Gianni Bertini, la Fondazione Biscozzi | Rimbaud presenta Gianni Bertini. Storia di un uomo senza storia. La mostra, curata da Thierry Bertini e Roberto Lacarbonara e dedicata a uno dei più originali e autorevoli artisti, si compone di oltre 40 opere e una selezione di libri d’artista, tra cui il romanzo inedito che dà il titolo all’esposizione e si concentra su un tratto specifico della produzione di Bertini, tra i più originali e avvincenti, compreso tra il 1946 e gli anni ‘70, indagando tre nuclei principali della ricerca: dai Gridi degli anni ‘40, all’ampia produzione informale degli anni Cinquanta, fino al successivo concepimento e all’elaborazione della Mec-Art. Si tratta di un’epoca in cui l’artista dimostra una notevole capacità di recuperare la forza rivoluzionaria delle avanguardie di inizio Novecento – dal Futurismo al Dadaismo – anticipando al tempo stesso una cultura visiva sempre più dominata dalla comunicazione di massa, dalla serialità della macchina e dalle logiche della produzione capitalistica.
Stefania Galegati. Isola delle Femmine (Un’isola-icona tra attivismo e partecipazione), Ecomuseo Urbano Mare Memoria Viva, Palermo

Dal 28 maggio al 28 novembre l’Ecomuseo Urbano Mare Memoria Viva di Palermo ospita la mostra conclusiva del progetto Isola delle Femmine (Un’isola-icona tra attivismo e partecipazione) dell’artista Stefania Galegati, a cura di Cristina Alga, realizzato grazie al sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura nell’ambito del programma Italian Council (13a edizione, 2024), finalizzato alla promozione internazionale dell’arte contemporanea italiana. Il progetto nascee dall’iniziativa di un gruppo di donne e da un processo collettivo avviato nel 2017, a partire da un sogno: quello di acquistare materialmente l’Isola delle Femmine, a largo di Palermo – attualmente proprietà privata e riserva naturale – attraverso un crowdfunding che coinvolga chiunque si riconosca nel femminile. Con il sostegno dell’Italian Council, il progetto si è ulteriormente sviluppato, nell’arco di oltre un anno, diventando il fulcro di un network internazionale di artisti, attivisti, curatori, persone e cittadini, che ha collegato la città di Palermo a diversi “sud emergenti”, attraverso residenze, workshop, incontri e dibattiti.
Donata Lazzarini Celibi. Storia di una migrazione botanica, Orto Botanico, Palermo

È in programma fino al 20 ottobre Celibi. Storia di una migrazione botanica, progetto di Donata Lazzarini, a cura di Maria Rosa Sossai, sostenuto dall’avviso pubblico PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e commissionato da Unipa Heritage, il Sistema Museale dell’Università degli Studi di Palermo, con l’obiettivo di realizzare delle nuove opere d’arte da destinare all’Orto Botanico. Celibi. Storia di una migrazione botanica prende avvio da una vicenda emblematica della storia della botanica, quella di Encephalartos woodii, una delle piante più rare del pianeta scoperta nel 1895 nella foresta di Ngoye dal botanico John Medley Wood, dal quale la pianta prese il nome. Questa specie vive soltanto come clone o ibrido; il più vicino alla specie originaria sudafricana è Encephalartos woodii × natalensis, custodito presso l’Orto Botanico dell’Università degli Studi di Palermo. Lazzarini ha realizzato 10 sculture in ceramica e porcellana bianca immaginandoo possibili forme, sino a ora sconosciute, dello strobilo femminile di Woodii attraverso la rielaborazione di antiche illustrazioni botaniche, che saranno poste in dialogo con la raccolta dell’Herbarium.
John Sanborn e Ionee Waterhouse. Heaven+Earth, Museo Civico Castelbuono (PA)

Prende il via il 25 maggio, ed è in programma fino al 30 agosto, Heaven+Earth, il nuovo progetto inedito degli artisti John Sanborn, pioniere delle arti elettroniche, e Ionee Waterhouse, nota per l’uso del videomapping e delle nuove forme di animazione generativa, a cura di Laura Barreca, negli spazi del Museo Civico di Castelbuono. Sostenuto dal PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Palermo, dell’Università “Alma Mater” di Bologna e la collaborazione del MEET Digital Center di Milano e del Festival Ypsigrock, il progetto è stato concepito su commissione del Museo Civico di Castelbuono per il contesto storico del Castello medievale dei Ventimiglia. Heaven+Earth mette in dialogo patrimonio culturale, tecnologie digitali e patrimonio umano.
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