20 giugno 2026

Cosa resta oggi del messaggio di San Francesco? Una mostra risponde attraverso l’arte contemporanea

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Da Burri a Maria Lai, da Piero Manzoni a Nicola Samorì: al MAXXI di Roma il messaggio francescano diventa una lente per interrogare il sacro, la materia e il senso della spiritualità nel presente, mettendo in dialogo opere del secondo Novecento con nuove commissioni

san francesco mostra
Chiara Camoni, Annunciazione. Courtesy l'artista e SpazioA Pistoia. Photo Camilla Maria Santini

È possibile accostare la figura di San Francesco alle opere di Burri, Morandi o Schifano? Possono convivere, nello stesso spazio espositivo, arte contemporanea e Il Cantico delle Creature? Il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma raccoglie la sfida snodando questo binomio lungo un percorso espositivo dal titolo Creature, Creatori. San Francesco e l’arte contemporanea, in corso fino al 20 settembre 2026.

Lorenzo Bonechi, San Francesco che predica agli uccelli, Collezione Cattelani ph Pugnaghi

Curata dalla storica dell’arte Beatrice Buscaroli, la mostra è promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura in collaborazione con MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo e si inserisce nel programma del Comitato nazionale per le celebrazioni dell’Ottavo Centenario della morte di San Francesco d’Assisi.

Il percorso espositivo si compone in gran parte da opere della collezione del museo che portano i nomi di Bruna Esposito, Maria Lai, Piero Manzoni, Ettore Spalletti e Stefano ArientiA impreziosire l’iter espositivo vi è poi un nucleo di opere commissionate appositamente per la mostra ad artisti come Jacopo Benassi, Chiara Camoni, Aron Demedtz, Fulvio di Piazza, Marco Cingolani, Andrea Mastrovito, Alessandro Pessoli e Nicola Samorì.

© Luis do Rosario

«È una mostra che affronta un problema fondamentale per la nostra epoca e che prende le mosse da una sola parola rivoluzionaria: creatura. La parola creatura è rivoluzionaria perché, come affermato da Pasolini nel 1973, un bambino che nasce oggi si sente “meno benedetto“» afferma Davide Rondoni, Presidente del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’Ottavo Centenario della morte di San Francesco d’Assisi. «Viviamo in un mondo nel quale l’evento della nascita ha perso tutta la sua sacralità. Da benedizione è stato ridotto a mera contingenza materiale. La parola creatura ricorda che ogni cosa esiste dentro un mistero buono, che la rende amabile e degna di attenzione».

La curatrice Beatrice Buscaroli afferma che questa sia una mostra «rischiosa» perché grande è il pericolo di un abuso del tema francescano. Ciò su cui si è voluto insistere è che «San Francesco è una figura ancora attuale, capace di attraversare il presente e offrire una possibilità di dialogo e speranza in un mondo segnato dai conflitti e frammentazione».

© Luis do Rosario

Come convergono quindi in questa mostra la figura di San Francesco e l’arte contemporanea? Il rapporto tra i due temi si atteggia diversamente a seconda dell’opera e dell’artista. L’intento dell’esposizione è superarne l’immagine iconografica  e impiegare piuttosto i valori e la devozione francescani quali terreno comune su cui innestare il dialogo con gli artisti del secondo Novecento e contemporanei.

Il percorso espositivo prende le mosse dagli anni ’50 del secolo scorso con una lunga parete simbolica, che coniuga materia e spirito, e in cui campeggiano le opere di artisti come di Germano Sartelli, il quale riempie la tela con materiali extra-artistici, oggetti trovati a terra come lamiere, foglie, mozziconi di sigarette o Alberto Burri, di cui è noto l’impiego di materiali poveri come iuta, plastica, metallo. Qui, il legame con la lezione francescana risiede nell’indifferenza visiva e povertà dei materiali impiegati, dalla sofferenza che attraversa la materia corrosa, lacerata, bruciata. Ciò che lega le opere di questa sezione risiede nella celebrazione di un ritorno all’essenziale.

Paola Canevari, Monumenti della Memoria (Golden Works) ph Collezione MAXXI

Vi è poi una parte «più realmente francescana», come sottolinea la curatrice, in cui giovani artisti si sono cimentati nel restituire un’immagine di Francesco e del suo universo, immagini che superano una pittura simbolista o iconografica ma sono proiezione di una sensibilità reale contemporanea. Esempio emblematico è la rielaborazione da parte di Luca Bertolo della leggenda narrata da Bonaventura da Bagnoregio di San Francesco della predica agli uccelli, mentre i tre passaggi fondamentali della vita del Santo, dalla guerra del 1202 tra Assisi e Perugia alla conversione, sono tradotti sulla tela di Chiara Camoni con un linguaggio visionario e quasi fiabesco.

Tracce di sopravvivenza di una religiosità pura, intimista e immanente, si colgono nel documentario di Flavia Rossi e Daniele De Luca, che restituisce immagini di chiese rupestri di una città dell’Etiopia settentrionale. Queste chiese monolitiche, scavate nella roccia, conservano un legame viscerale con i fedeli.

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Flavia Rossi Lalibela Biet Gheorghis 2026 ®Flavia Rossi per Kirea

In questo incontro tra memoria spirituale e sensibilità artistica contemporanea, Creature, Creatori utilizza la figura di San Francesco d’Assisi come punto di riferimento per rileggere l’arte italiana dal secondo dopoguerra ad oggi e rileva l’irrimediabile esigenza di tener vivi i valori propugnati dal santo di Assisi.

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Jacopo Benassi, Cristo Morto courtesy Jacopo Benassi e Francesca Minini Photo Jacopo Benassi

Al di là di qualsiasi indagine teorica su echi e rimandi delle opere in mostra alle figura di San Francesco, c’è una riflessione più profonda che la mostra suggerisce. Il suo grande merito risiede nella capacità di parlare del sacro superandone la rappresentazione iconografica, nell’abbandonare qualsiasi intento celebrativo per lasciare emergere un interrogativo aperto. In cosa si cela il sacro oggi, come si manifesta, dove dobbiamo ricercarlo? La vita del Santo, la regola francescana, la fede, non occupano una posizione centrale, anzi, quasi scompaiono dinnanzi a questo interrogativo. Emergono piuttosto in negativo, come ciò che manca.

Luca Bertolo, San Francesco parla agli uccelli, 2016

Attraverso linguaggi dell’arte contemporanea, la mostra ci spinge a compiere un passaggio decisivo: interrogarci sulla effettiva sopravvivenza di quell’universo di valori francescani, che, in fondo, sono valori umani nella società odierna. Non si parla di religione in senso confessionale, di religione cristiana, ma di una spiritualità essenziale e intimista, di tensione verso il divino, di qualcosa che ecceda la pura materialità. È qui che ritorna quanto affermato da Davide Rondoni: un bambino che nasce oggi si sente meno benedetto? L’esistenza umana si è spogliata della sua sacralità? La mostra non ha pretese di fornire risposte ma lascia lo spettatore di fronte a un interrogativo aperto, facendolo risuonare al di fuori del percorso espositivo.

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