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C’è una vulnerabilità che non si manifesta attraverso il racconto o l’evento ma si deposita nei gesti minimi, nelle posture involontarie, nelle pieghe del corpo. È da questo territorio silenzioso che prende forma Timid Socks, la nuova mostra personale di Krizia Galfo, in programma dal 4 giugno negli spazi di Reintegra, in via Ruggero Fauro a Roma.
Il progetto riunisce una serie di dipinti a olio che proseguono la ricerca dell’artista attorno ai temi dell’intimità, della percezione e delle tensioni psicologiche che attraversano il quotidiano. Attraverso immagini costruite a partire dalla fotografia e dal linguaggio cinematografico del close-up, Galfo concentra lo sguardo su dettagli apparentemente marginali: piedi, mani, tessuti, frammenti di corpi che occupano quasi interamente l’inquadratura e sottraggono al visitatore ogni riferimento narrativo o contestuale.

Come suggerisce il titolo della mostra, i calzini diventano un elemento ricorrente e quasi simbolico. Sono forse l’unico indizio di uno spazio domestico, di una dimensione privata associata al calore, alla protezione e all’intimità. Eppure questa promessa di conforto appare continuamente incrinata. I corpi si piegano, si rannicchiano, assumono posture di contenimento che sembrano raccontare una condizione di vulnerabilità latente. Non accade nulla di evidente ma qualcosa rimane costantemente fuori posto.
La mostra si inserisce all’interno della ricerca più ampia di Krizia Galfo, artista nata a Catania e attiva a Roma. Dopo la laurea in Lettere Moderne, Galfo si è avvicinata alla pittura attraverso esperienze formative tra Londra e Roma, costruendo nel tempo un percorso indipendente che l’ha portata a sviluppare un linguaggio figurativo riconoscibile e personale. Negli ultimi anni il suo lavoro è stato presentato in numerose mostre in Italia e all’estero, tra cui Ensemble alla Fondazione The Bank di Bassano del Grappa, Between Bodies alla Candy Snake Gallery di Milano, Embodied Narrative presso Kates-Ferri Project di New York e Confluenze alla Galleria Monitor di Roma.

Con Timid Socks, Reintegra ospita una riflessione pittorica sulla fragilità come condizione condivisa. Una mostra che sceglie di abitare gli interstizi dell’esperienza quotidiana, là dove il corpo tradisce ciò che le parole spesso non riescono a dire.












