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La firma del pennello: una nuova tecnologia per scovare i falsi nell’arte senza toccare la tela
Beni culturali
di redazione
Il mercato dell’arte internazionale potrebbe aver trovato l’arma definitiva contro le truffe milionarie grazie a un nuovo metodo scientifico ideato in Francia che trasforma la texture del dipinto in un’impronta digitale impossibile da falsificare. I ricercatori dell’Università Politecnica Hauts-de-France, a Valenciennes, hanno infatti recentemente pubblicato uno studio sulla rivista scientifica Surface Topography: Metrology and Properties descrivendo una tecnica non invasiva basata sulla metrologia delle superfici, che permetterebbe di riconoscere i falsi che popolano il mando dell’arte con un metodo altamente scientifico.
L’approccio trasforma il modo in cui guardiamo i quadri: la pennellata dell’artista non viene più considerata solo un indizio visivo per l’occhio dell’esperto ma una vera e propria firma morfologica misurabile.
Un nuovo modo per scavare i falsi nell’arte: mappe 3D e frattali
Guidato dai ricercatori François Berkmans, Ludovic Nys e Maxence Bigerelle, lo studio introduce l’uso di scansioni ad altissima risoluzione per convertire le immagini bidimensionali in mappe tridimensionali microscopiche. A questo punto entra in gioco la matematica: attraverso il calcolo dei valori della dimensione frattale, gli scienziati riescono a misurare la texture e la rugosità superficiale lasciata dalle setole del pennello. Il risultato è un’impronta digitale millimetrica, invisibile a occhio nudo e virtualmente impossibile da replicare per un falsario, anche per il più meticoloso.
Per testare l’efficacia del sistema, il team ha scelto un banco di prova d’eccezione: Vincent van Gogh, le cui opere sono tra le più studiate al mondo ma anche tra le più soggette a controversie e tentativi di falsificazione. Gli scienziati hanno così analizzato i dati di nove dipinti legati all’artista olandese per verificare se l’algoritmo fosse in grado di distinguere i capolavori autentici da quelli storicamente contestati.
I risultati hanno confermato la precisione della tecnologia. Sottoponendo all’esame Tramonto a Montmajour (dipinto del 1888, riconosciuto ufficialmente dal Van Gogh Museum di Amsterdam nel 2013 dopo decenni di scetticismo), la macchina ne ha convalidato l’autenticità. Al contrario, quando l’analisi è stata applicata a un noto falso intitolato I datori di lavoro, il sistema lo ha immediatamente isolato come una evidente anomalia rispetto ai parametri stilistici di Van Gogh.

Un alleato per gli esperti, non un sostituto
Ovviamente, l’obiettivo dei ricercatori francesi non è certo quello di rimpiazzare l’occhio e l’esperienza degli storici dell’arte o dei periti. Al contrario, questa tecnologia punta a fornire un livello di prova scientifica oggettiva in un mercato globale dell’arte spesso scosso da scandali e cause legali milionarie. Come spiegato dagli autori dello studio, la metrologia di superficie offre una misurazione matematica che va a integrare l’analisi dei pigmenti chimici, la ricerca sui documenti di provenienza e il giudizio estetico tradizionale.
Mentre i metodi chimici richiedono a volte il prelievo di piccolissimi campioni di materia, questa tecnica si basa interamente su dati ottici, preservando l’integrità totale dell’opera. Una novità che potrebbe presto diventare uno standard non solo per i musei che vogliono ripulire i propri depositi da attribuzioni errate, ma anche per le case d’asta internazionali a caccia di certezze matematiche.














