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Jago apre un museo anche a Capri: Villa Lysis accoglie le sue sculture
Progetti e iniziative
di Redazione
Dopo Napoli, Jago sbarca a Capri: il 20 giugno 2026 aprirà al pubblico lo Jago Museum negli spazi di Villa Lysis, la celebre dimora affacciata sul mare, costruita all’inizio del Novecento da Jacques d’Adelswärd-Fersen. Luogo simbolo della vita culturale caprese, nel corso del Novecento Villa Lysis ha ospitato artisti, scrittori e intellettuali. E ora ospiterà un nuovo capitolo di un progetto che, a partire dall’esperienza avviata nella Chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi a Napoli, punta a costruire luoghi permanenti dedicati alla ricerca dello scultore originario di Frosinone, classe 1987. La storica residenza ospiterà non solo una selezione di opere ma anche un laboratorio operativo dove Jago svilupperà nuovi lavori destinati alle future esposizioni.

Dal museo di Napoli a un nuovo approdo sull’isola
L’apertura dello spazio caprese si inserisce nel percorso avviato tre anni fa a Napoli. Il 20 maggio 2023 l’artista aveva inaugurato lo Jago Museum nella Chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi, nel cuore del Rione Sanità, trasformando il proprio laboratorio in un luogo accessibile al pubblico. Con Capri, Jago amplia ulteriormente questo modello, scegliendo una delle architetture più iconiche del Mediterraneo come nuova sede della propria ricerca.
Villa Lysis, tra mito decadente e arte contemporanea
Costruita nel 1905 su progetto dell’architetto e illustratore francese Édouard Chimot, Villa Lysis è una delle architetture più emblematiche della Capri del primo Novecento. Voluta dal barone Jacques d’Adelswärd-Fersen, che costruì il proprio rifugio privato insieme al giovane Nino Cesarini, dopo aver lasciato Parigi in seguito a uno scandalo che ne compromise la posizione sociale, la residenza sorge all’estremità nord-orientale dell’isola, non lontano da Villa Jovis, la dimora fatta edificare dall’imperatore Tiberio. Il nome richiama il dialogo platonico Liside, dedicato all’amicizia e, secondo alcune interpretazioni moderne, anche alle forme dell’amore omosessuale.

Caratterizzata da un linguaggio eclettico che intreccia suggestioni liberty, neoclassiche e neogotiche, la villa fu concepita come un raffinato rifugio privato ma divenne presto uno dei principali salotti culturali dell’isola. Tra biblioteca, terrazze panoramiche, ambienti dedicati alla contemplazione e una celebre fumeria d’oppio, Villa Lysis accolse scrittori, artisti e personalità della vita intellettuale europea, tra cui Luisa Casati, Ada Negri, Gilbert Clavel e Otto Sohn-Rethel. Lo scrittore Roger Peyrefitte la definì il simbolo di una Capri «Raffinata, eversiva e pagana», mentre la stessa Ada Negri lasciò una vivida descrizione dell’atmosfera che vi si respirava pochi mesi prima della morte di Fersen.
Dopo la scomparsa del barone nel 1923, probabilmente per overdose volontaria, la villa attraversò una lunga fase di declino. Progressivamente abbandonata e segnata da gravi problemi strutturali, fu salvata soltanto negli anni Ottanta grazie ai vincoli di tutela imposti dal Ministero per i Beni Culturali e all’impegno della Fondazione Lysis. Un importante intervento di restauro, completato negli anni Novanta sotto la direzione dell’architetto Marcello Quiriconi, ne ha consentito il recupero e la riapertura al pubblico, restituendo a Capri uno dei suoi luoghi più carichi di memoria.
Jago Museum Capri: le opere
La mostra inaugurale si sviluppa nei tre livelli della villa e coinvolge ambienti storici come la camera di Nino Cesarini, il salone di rappresentanza e la cosiddetta Sala Cinese. Il percorso comprende sei opere che affrontano alcuni dei temi ricorrenti della ricerca di Jago: il corpo, il tempo, la metamorfosi e il rapporto tra materia e vita.

Tra le novità figura Acqua (2025), un’installazione concepita appositamente in relazione al paesaggio caprese. L’opera è composta da 30 lastre scolpite che riproducono altrettanti fotogrammi del moto ondoso. Inedita è anche Medusa (2026), un busto che rilegge il mito della Gorgone attraverso le sembianze dell’attrice Whoopi Goldberg.
Accanto alle nuove produzioni trova spazio Apparato circolatorio (2017), presentato nel Padiglione Italia all’Expo di Osaka 2025. L’opera è costituita da 30 cuori in ceramica disposti in forma circolare che, insieme a una videoproiezione, restituiscono il movimento di un battito cardiaco. È presente anche David (2024), una scultura in bronzo che anticipa il più ampio progetto monumentale al quale Jago sta lavorando nel laboratorio napoletano. L’opera rilegge il mito biblico sostituendo la figura tradizionale dell’eroe con una donna pronta a scagliare la pietra contro il gigante.

Il progetto spaziale di The First Baby
Completano il percorso Fetus e The First Baby, due opere legate a uno dei progetti più noti dell’artista. Fetus rappresenta il primo studio che porterà alla realizzazione della minuscola scultura in marmo inviata nel 2019 sulla Stazione Spaziale Internazionale durante la missione Beyond dell’Agenzia Spaziale Europea.

The First Baby, del peso di appena 200 grammi, è infatti la più piccola scultura in marmo realizzata da Jago. L’opera ha viaggiato nello spazio con l’astronauta Luca Parmitano, diventando una delle immagini più riconoscibili della sua produzione. A Capri viene esposta insieme alla fotografia che la ritrae mentre fluttua in assenza di gravità sopra la Terra.














