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Come algoritmi e piattaforme stanno cambiando l’arte: una mostra a Venezia
Mostre
“Strange Rules” significa letteralmente “regole strane” e richiama l’idea di un presente guidato da meccanismi spesso invisibili, difficili da interpretare ma sempre più centrali nella cultura contemporanea. Nel mondo digitale, algoritmi, piattaforme e intelligenza artificiale influenzano il modo in cui immagini e contenuti vengono prodotti, distribuiti e percepiti. A Venezia, Palazzo Diedo ospita il progetto Strange Rules, curato da Mat Dryhurst, Holly Herndon, Hans Ulrich Obrist e Adriana Rispoli, promosso da Berggruen Arts & Culture e dal Berggruen Institute.

Visitabile fino al 22 novembre come mostra collaterale della Biennale di Venezia 2026, si sviluppa come un laboratorio curatoriale dedicato alla “Protocol Art”, una ricerca basata su regole, istruzioni o algoritmi che definiscono come l’opera viene generata o eseguita. Il percorso espositivo mette al centro i processi che generano immagini e contenuti contemporanei, spostando l’attenzione dall’opera ai sistemi che la rendono possibile. La creatività è quindi il risultato di infrastrutture tecnologiche, protocolli digitali e dinamiche di rete che incidono direttamente sulla forma e sul significato delle opere. Gli spazi di Palazzo Diedo, storico edificio nel sestiere di Cannaregio costruito alla fine del Settecento come residenza della famiglia Diedo, diventano un ambiente dedicato alla sperimentazione contemporanea.

L’esposizione si sviluppa sui tre piani dell’edificio. Il piano terra accoglie un nuovo, importante intervento commissionato a Mat Dryhurst e Holly Herndon, realizzato in collaborazione con studio SUB, studio berlinese specializzato nella progettazione di spazi legati alla cultura contemporanea, e funge da area per conferenze, interventi time-based, performance e proiezioni, con l’obiettivo di coinvolgere anche il pubblico. Il primo piano, invece, presenta installazioni site-specific e opere video dedicate ai temi della mostra. Tra queste spicca The Diambulist Himself di Philippe Parreno, realizzata per l’occasione e destinata a restare a Palazzo Diedo: è composta da cavi elettrici che attraversano lo spazio sopra la testa e ne disegnano la struttura.

La luce, variando continuamente intensità, si riflette su questi elementi e modifica la percezione dell’ambiente nel tempo. All’interno dello stesso edificio si sviluppa anche Unfinished, mostra dedicata a Ceal Floyer, artista britannica scomparsa nel 2025, curata da Ann Gallagher e Jonathan Watkins, fa affiorare un umorismo sottile che nasce da cambi di prospettiva, giochi di parole e da una rilettura originale della realtà quotidiana, trasmettendo al tempo stesso l’energia creativa presente in ogni situazione e una lieve componente di assurdo.

Il percorso riunisce video, fotografie, installazioni sonore, ready-made e sculture costruiti a partire da elementi quotidiani, variazioni linguistiche e piccoli spostamenti di prospettiva che trasformano la percezione della realtà. La fusione tra Strange Rules e Unfinished mette a confronto due approcci differenti: da una parte l’analisi delle regole invisibili che organizzano la cultura digitale, dall’altra la capacità di trasformare il quotidiano attraverso piccoli cambiamenti di prospettiva. Il progetto coinvolge inoltre artisti internazionali come Trevor Paglen, Simon Denny, Avery Singer, Lawrence Abu Hamdan e Ho Tzu Nyen. Al secondo piano si trovano invece Agnieszka Kurant, Lynn Hershman Leeson e He Zike, presenti nella Video Room con una selezione di opere video che offrono ulteriori prospettive sul rapporto tra arte e tecnologia.

Accanto alla mostra è prevista anche una pubblicazione dedicata alla Protocol Art, pensata come primo riferimento teorico su questo ambito di ricerca e sviluppata parallelamente all’intero programma espositivo. “Strange Rules” apre uno sguardo sulle regole con cui oggi l’arte viene prodotta, vista e interpretata, invitando a ripensarne continuamente il funzionamento.














