12 giugno 2005

Da Venezia, ma la più grande differenza rispetto alla Biennale di Bonami è… la temperatura

 

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E dire che si erano tutti preparati. A cosa? Ma al Grande Caldo, come quello che tutti ricordavano nell’edizione della biennale del 2003. Ma se due anni fa ci furono scene di pubblico delirio e addetti ai lavori ritornati anzitempo a casa, quest’anno la musica è assolutamente diversa. Ebbene sì, a Venezia fa decisamete fresco. Anche di giorno. E di sera quasi fresco. E dire che si erano tutti preparati, dicevamo. Come? Innanzitutto con l’acqua: il percorso espositivo è disseminato di chioschi di somministrazione a cura dell’Acqua Surgiva. E poi tante bottigliette utilizzate come marchandising nei padiglioni (c’è l’acqua dei Paesi Nordici, c’è l’acqua di Lucy e Jeorge Orta…). E poi anche con le opere. Già perché se nel 2003 gli art addict cercavano di asciugare il sudore dentro alla ventosa installazione di Micol Assael -presa decisamente d’assalto-, quest’anno aveva sperato nella canicola Miroslaw Balka, proponendo una scultura-tunnel con tre ventilatori asciugatutto sul soffitto. Per fortuna sia della gran quantità d’acqua, sia del trattamento lavasecco non c’è assolutamente bisogno.

[exibart]

3 Commenti

  1. Una piccola dimenticanza, nella notizia-gossip sulla Biennale: arriverà l’estate quella vera venexiana, e allora sì che ci sarà bisogno d’acqua e soprattutto dell’asciugatutto & trattamento lavasecco (90° di umidità nell’aria possono bastare?)

    Commenti, a vostro modo, spiritosi, certo!

    Ma credo che l’intervento di Lucy & Jorge Orta abbia necessità di un’attenzione diversa.
    Ovvio che, chi è stato solo alla Biennale e mai nei Paesi dove l’acqua è un problema vero, può ancora riderci sù!

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