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Certo il periodo non era dei migliori per mettere in scena una simile trovata. Ma come poteva saperlo l’artista trentino Emanuele Benedetti, che la realtà si sarebbe sovrapposta, drammaticamente, all’immaginazione? Era già tutto pianificato: the show must go on, nonostante tutto. E così, dopo l’attacco terroristico di Londra, l’assalto alla Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento. Il 15 luglio scorso, una piccola banda armata, con tanto di passamontagna, irrompe in una delle sale museo, puntando addosso i mitra al pubblico paralizzato e incredulo. Qualcuno riesce a chiamare il 113, con gesto eroico. Ma l’attentato dura poco: pochi minuti, e poi giù cappucci e fucili (chiaramente dei comunissimi giocattoli). Azione più che realistica e panico diffuso. Ma per fortuna, era solo arte. La performance, come dichiarato poi dal direttore della Galleria, Fabio Cavallucci, era stata ideata prima degli eventi londinesi del 7 luglio. Il progetto di Benedetti nasceva con l’intento di innescare una riflessione sul fenomeno del terrorismo e della violenza. Più che riflettere, la gente deve essersi davvero spaventata, e poi, con buona probabilità, anche un po’ incazzata.
[exibart]










che bella pensata, necessaria e opportuna
Macche grandissimo imbecille. Ma il pubblico non poteva piallarlo di legnate e ficcargli il suo mitra giocattolo dove dico io?
…e magari pensa che qualcuno abbia pensato all’arte.
Non c’è dubbio ,però,che gli conviene insistere.
Giuliano Perezzani
concordo con gosh! ma cos’è una farsaaaaa!?!
G.L.: L’esibizione è stata così realistica che qualcuno ha chiamato il 113
Visitatori sconvolti, ma per il direttore andava tutelato “l’effetto sorpresa”
Trento, assalto terroristico alla galleria
ma era la performance di un artista
TRENTO – Il 19 gennaio del 1977 il centrocampista della Lazio Luciano Re Cecconi fu ucciso da un gioielliere mentre simulava per scherzo una rapina. Quella amara lezione oggi evidentemente è stata dimenticata. Così un gruppo di artisti non si è fatto scrupoli nei giorni scorsi a inscenare a “fini artistici” un assalto terroristico alla Galleria civica d’arte contemporanea di Trento, rischiando di scatenare una reazione armata. Per fortuna l’equivoco è stato chiarito in tempo e il tutto si è limitato a un grosso spavento per i visitatori presenti al momento della “performance”.
A svelare la vicenda è stata una lettrice del quotidiano Adige, che ha assistito all’accaduto. L’irruzione in sala di alcuni uomini con passamontagna e mitra in pugno (poi rivelatisi armi giocattolo) è stata così realistica, secondo il racconto della donna, da farla piombare nel terrore. Lo stesso è accaduto per altre persone presenti nella galleria. In molti si sono guardati sgomenti, ma qualcuno ha trovato la freddezza per chiamare il 113 in cerca di aiuto. Dopo pochi minuti la finzione è stata svelata, ma nella spettatrice è rimasto un senso di angoscia, che ha voluto denunciare in una lettera.
Il direttore della Galleria civica, Fabio Cavallucci, interpellato dal quotidiano, ha ammesso che c’è stata un po’ di leggerezza nell’autorizzare una simile performance a pochi giorni di distanza dai fatti di Londra. Ma, si è difeso il direttore, il tutto era stato ideato prima del 7 luglio e quando gli artisti propongono performance basate sull’effetto sorpresa non si può rovinare questo effetto. La performance, ha spiegato infine Cavallucci, rientrava nell’ambito delle “Serate alla Civica”, ed era stata organizzata dall’artista trentino Emanuele Benedetti con l’intenzione di introdurre una riflessione sul tema del terrorismo.
(17 luglio 2005)
G.L.: Ho seguito i copiosi interventi in Exibart di questo gruppo. Il mio parere è, da collezionista e tradizionalista dell’arte, negativo.
Domingo Aniello: L’ultimo di tale intervento “armato” l’abbiamo fatto nel 2001, dal 1997 al 2001 abbiamo vantato una lunga scia si successi performatici, oggi viaggiamo sul potere delle argomentazioni e della parola, le gallerie le ignoriamo ed esponiamo esclusivamente in nero nei nostri studi privati (quanto le gallerie/galere).
Tale performance però mi rallegra, evidentemente le idee forti non muoiono così facilmente e si riproducono e si diffondo con tacito passaparola (informatico e no), detto questo io non so se questo epigoni facciano tali gesti forti della loro arte sommersa (io urlavo nel novantasette già cose come “‘e gallerist’ gent’e merdd'”, noi lo facevamo perché fermamente convinti che tali gallerie facessero solo del male alla nostra arte. Comunque caro collezionista tradizionalista se vuoi ti invito formalmente nel mio studio, penso convenga anche a te acquistare in nero e fuori circuito o sbaglio? A meno che tu non rincorra lo status dell’artista da acquistare in galleria galera centro di detenzione permanente d’arte.
G.L.: Non condivido neppure l’operato di questo Benedetti, il quale dubito si sia ispirato ai Pesce a Fore.
Domingo Aniello: il problema infatti non è questo, il problema è invece che ci sia questa esigenza diffusa a contestare queste gallerie centri di detenzione temporanea d’arte, insomma se c’è chi lo fa in ogni luogo del pianeta terra un problema ci sarà pure o mi sbaglio?
G.L.: Purtroppo l’arte, non avendo più le stesse motivazioni che in passato, oggi ricalca fedelmente questa società corrotta nella sua essenza dalla cupidigia, dalla rincorsa al potere, dall’ignoranza.
Domingo Aniello: ragioniamo su livelli differenti noi ci presentevamo in galleria in passamontagna ed “armati” fino ad i denti forti del nostro lavoro sommerso dalle stesse gallerie, il nostro lavoro concepito nel silenzio dei nostri studi ed invisibili ci dava la forza e la dignità di compiere simili imprese, non so se per questo artista è lo stesso, mi auspico di sì, permettimi un ultima riflessione, la critica che scrisse sul nostro intervento (attualmente nella redazione di Trash Art, tale Simona Barucco), non capi assolutamente un c***o del nostro operare e cercare visibilità richiamando la dignità del nostro lavoro artistico sommerso con i passamontagna (zapatisti) e le sue considerazioni critiche da catalogo furono molto simili alle tue attuali, così giusto per chiudere il cerchio sull’acutezza e la consapevolezza della critica d’arte oggi.
Concludo concludendo che il plagio in arte non esiste, sono per la libera circolazione d’arte, idee e pensieri, tale ricampionatura del “Pesce a Fore che è stato” mi riempie solo d’orgoglio.
Prendo però le distanze dall’accordo a monte con il curatore, noi arrivavamo dal nulla e scomparivamo nel nulla, quello è il vero atto di terrorismo artistico, non vorrei che tale azione possa ridursi ad un mesto atto di speculazione sul pensiero antagonista artistico, le nostre performance non erano in vendita, nascevano e muorivano con noi come forse i nostri quadri, queste?
P.A.AFF. Posse transg-locale Artisti AFFamm’.
Rileggo questa notizia e rielaboro un poco le informazioni, si sa l’analisi semantica delle informazioni giornalistiche è uno dei pochi strumenti a disposizioni di noi artisti locali sommersi studiosi di un sistema che da quarant’anni lavora per annientarci.
Questa azione di “terrorismo artistico” dove nasce e si sviluppa? Proprio in quella galleria civica di Trento che ha un rapporto di lavoro preferenziale con il “mostro” Cattellan, sublime creazione a tavolino del Direttore Politi di “Flash Art”, Trento non è anche la città della laurea ad honorem ricevuta dallo stesso Cattellan? Non era proprio l’estate scorsa che Politi, Cattellan ed il Direttore dello stesso museo civico scalavano allegramente montagne? Trento, Trento, Trento, polo galleristico importante.
Cosa faccio io da anni a questa parte? lavoro su videodocumenti, videomanifesti dove informo proprio il Direttore Politi di come sto lavorando per dirottare sul serio questo sistema dell’arte, informandolo sul malcontento dei sommersi (avendo compreso che un serio dirottamento non passa certo da questo tipo d’azione artistica/armata sperimentata dal Pesce a Fore per anni), NON SARA’ CHE STANNO CERCANDO DI FOTTERMI/FOTTERCI CANCELLANDO LA MIA/NOSTRA STORIA PER RISCRIVERNE UN’ALTRA DALL’ALTO CANCELLANDO LA MIA/NOSTRA, QUì, DAVANTI A TUTTI ED IN DIRETTA, DAVANTI A NOI E VOI CHE CON ME/NOI L’AVETE CONDIVISA?
D’altronde questo sistema le storie locali senza protezione le sommerge con grande facilità, quanti sono i pittori transavanguardisti sommersi dalla transavanguardia stessa?
Non vorrei che qualcuno stesse macchinando per vendere il Pesce a Fore No Project senza che quest’ultimo si sia mai prestato a farsi guidare da qualsivoglia filo di padrone.
A questo punto aspettiamo con ansia i movimenti del grande capo del sistema transnazionale italiano e vediamo se ho letto bene tra le righe dei corsi e ricorsi storici, vediamo se questo signore nessuno (senza offesa, anche io sono un signore nessuno con la mia storia) verrà lanciato ed analizzato dal signore del mercato artistico contemporaneo.
Ti/vi aspetto al varco vediamo questa volta chi la vince, vediamo chi dirotta la storia e se la vincete per l’ennesima volta voi.
Intanto invito questo Benedetti a commentare il suo intervento su questo forum, giusto per capire se la direzione dei miei pensieri è giusta o è erronea.
P.A.AFF. Posse Artistica AFFamm’
Allego giusto per fare riemergere quello che la storia del mercato privato neoliberista del nuovo ordine globale dell’arte tenta di sommergere una testimonianza critica di una attuale redattrice di Flash Art, solo per autotelarmi dal basso:
“La performance affronta in modo esplicito il tema della contraddizione tra arte e realtà. L’atto di mimare la violenza delle immagini che giornalmente compaiono sulle pagine dei giornali o occupano lo schermo televisivo non è certo guidato dalla volontà di rappresentare la realtà ma piuttosto rende paradossalmente ancora più eclatante “l’asocialità” del gesto artistico. La banda d’artisti, occupa lo spazio esterno della Casina, poi irrompe tra il pubblico per compiere una rapina. L’azione corale di forte impatto emotivo diventa metafora del conflitto tra l’atto creativo e la realtà mai sanabile in modo assoluto, capace tuttavia di interrogare ogni volta il senso nel suo divenire”
MariaRosa Sossai, da “Melting pot” di Maggio 1998.
certo… ad Ancona non basterebbe neppure irrompere con un carro armato!!!!
trovo di cattivo gusto queste performance, se la gente è futile, ignorante, avida e speculatrice, trovo giusto che gli artisti per essere “di fama” lo siano altrettanto.
…lo specchio della società no??
una società come la nostra, si merita gli artisti che ha.
poi credo che ognuno sia libero di spendere i propri soldi liberamente, se molti scelgono di comperare quadri come se pigliassero azioni in banca, in maniera completamente avulsa dall’estetica… credo sia un problema loro, sicuramente non mio.
io dipingo perchè mi piace quello che appendo alle mie pareti.
Lò
peccato tra i visitatori non ci fosse qualuno col porto d’armi e la mano veloce, che bella performance ne sarebbe venuta fuori… l’artista che diviene opera d’arte
L’azione terroristica (finta) sopracitata che pare abbia suscitato tanto scalpore non è una novità!!!Non è un nuovo modo di fare performance o arte poiche’ è un ” metodo d’espressione” utilizzato già da anni dal gruppo artistico MPAF di cui faccio parte, quindi il gallerista che pare tanto felice di questa trovata, si ricreda. Gentilmente potrebbe informarsi e consultare la documentazione delle irruzioni armate del gruppo MPAF, che da anni utilizza queste performance in occasione di manifestazioni artistiche, mostre etc…presso luoghi pubblici o privati, o all’interno dell’Accademia di belle arti di Napoli. Si accorgerà così di non aver portato nulla di nuovo nella sua galleria e che artisti di ogni parte d’Italia erano già a conoscenza di questa forma d’espressione grazie a noi!!!!
Sperando che tale Emanuele Benedetti, artista terrorista (il resto della banda chi era?) si faccia vivo a spiegare cosa vuole la sua cellula per possibili legami di rete rifletto e faccio altre considerazione a freddo: un nuovo atto di terrorismo estetico non firmato “MARIO PESCE A FORE” sembra abbia scosso un poco il mondo dell’arte, l’effetto clone (quattro anni dopo) cosa dimostra?
Forse che finalmente curatori, direttori e l’opinione pubblica connessa e forse anche taluni artisti (sempre che tale posse rovereto-trento non nasca sull’asse Politi-Cattellan) si rendono finalmente conto di che cosa sia la miltanza artistica.
La nuova posse degli artisti sommersi non è una organizzazione verticale o verticistica, trattasi di un fenomeno molto più complesso e ramificato (plagiatori permettendo), del quale gli addetti ai lavori possono solo lavorare per ridurne il danno ma non eliminarlo.
Il kamikaze artistico da galleria è diverso però dal kamikaze artistico in galleria, il kamikaze artistico in galleria non è un calcolatore come quello da galleria e non è un pazzo come si disse a suo tempo di Vincent, è semplicemente un fenomeno con delle cause.
Le cause? Una consistente fetta del mondo produttivo occidentale dell’attuale sistema dell’arte si sente umiliato e mortificato dallo stesso mondo produttivo occidentale.
Il militante artistico difende in trincea il proprio mondo ed il proprio sogno, in quale termini l’atteggiamento sia giusto o sbagliato bisogna comprenderlo tutti insieme (Benedetti compreso se non è un fantoccio prestanome costruito a tavolino).
Troppo poca libertà di ricerca artistica, troppo potere alle polizie/pulizie di galera/galleria.
Questo è il dibattito da creare e su cui lavorare, il resto? Magari può anche funzionare ma senza un serio dibattito lo scontro culturale figlio del nostro sistema dell’arte occidentale in esso resterà imperante.
P.A.AFF. Posse Artisti AFFamm’.
eliana tilocca, napoli:
L’azione terroristica (finta) sopracitata che pare abbia suscitato tanto scalpore non è una novità!!!Non è un nuovo modo di fare performance o arte poiche’ è un ” metodo d’espressione” utilizzato già da anni dal gruppo artistico MPAF di cui faccio parte, quindi il gallerista che pare tanto felice di questa trovata, si ricreda. Gentilmente potrebbe informarsi e consultare la documentazione delle irruzioni armate del gruppo MPAF, che da anni utilizza queste performance in occasione di manifestazioni artistiche, mostre etc…presso luoghi pubblici o privati, o all’interno dell’Accademia di belle arti di Napoli. Si accorgerà così di non aver portato nulla di nuovo nella sua galleria e che artisti di ogni parte d’Italia erano già a conoscenza di questa forma d’espressione grazie a noi!!!!
Domingo Aniello: eliana, io analizzerei il problema da un altro punto di vista, ossia la comune insofferenza verso le gallerie che ci accomuna noi e tale artista capobranco (sempre che non sia un prestanome), aspettiamo un momento prima di gridare sdegnosamente al plagio, guardiamo gli aspetti positivi della diffusione d’altre sacche di resistenza artistica ed aspettiamo affacciati alla finestra.
piero, ancona:
peccato tra i visitatori non ci fosse qualuno col porto d’armi e la mano veloce, che bella performance ne sarebbe venuta fuori… l’artista che diviene opera d’arte
Domingo Aniello: quando facevamo tali cose l’adrenalina saliva alla testa, ed in fondo neanche la morte ci spaventava, morire sul campo da guerrigliero è il massimo per un vero rivoluzionario.
lor3nz8, ancona:
http://lor3nz8lo.altervista.org
certo… ad Ancona non basterebbe neppure irrompere con un carro armato!!!!
trovo di cattivo gusto queste performance, se la gente è futile, ignorante, avida e speculatrice, trovo giusto che gli artisti per essere “di fama” lo siano altrettanto.
…lo specchio della società no??
una società come la nostra, si merita gli artisti che ha.
poi credo che ognuno sia libero di spendere i propri soldi liberamente, se molti scelgono di comperare quadri come se pigliassero azioni in banca, in maniera completamente avulsa dall’estetica… credo sia un problema loro, sicuramente non mio.
io dipingo perchè mi piace quello che appendo alle mie pareti.
Lò
Domingo Aniello: concordo con te su tutto, dalla pittura rivoluzionaria in studio ma anche sull’irruzione possibile con un carrarmato anche se tale azione sarebbe solo futilmente dimostrativa, le due cose secondo me non si escludono.
P.A.AFF. Posse Planetaria Artisti AFFamm’.
Alla luce di ciò che è successo niente è più forviante di chi ha fatto prima o dopo una determinata cosa. Non è un problema dell’artista, lui ha attuato un progetto, e se qualcuno lo ha fatto prima di luii non è certo un male, per di più in un luogo dove non era mai stato fatto. Ne dovreste essere felici.Forse avete il bisogno di essere riconosciuti come autori primi per affievolire la vostra pratica ed il vostro dissenso? Nessuno vi ha dato il premio?
Notare che l’artista lo ha fatto a sue personali spese e non nascondendosi dietro un gruppo,prendendosi tutte le responsabilità del caso(senza percepire una lira naturalmente).Quindi se qualcuno lo ha già fatto ben venga.
Non vi sembra il caso di introdure una discuzione sulle possibili motivazioni? Delle analisi che escano in parte dalla storeografia dell’arte?
Paura a Trento!!!
che ne dite del “BLITZ” di Motti, alla Biennale di Prga de 2003?
quelli si che erano veramente armati….
guarda:
http://216.239.59.104/search?q=cache:kN3BY-UDfXUJ:www.artantide.com/news
siza
Ieri adunata sediziosa degli artisti ribelli del “pesce a fore no project” sugli scogli di Mergellina, abbiamo rispolverato per l’occasione vecchi passamontagna zapatisti, cappellini miltari, bandane e maschere varie.
Con un opera ciascuno siamo comparsi così tra i bagnanti illegali legalizzati dalla regione per discutere pubblicamente come collocarci in un panorama artistico ribelle militante allargato (i fatti di Trento), la data segna il definitivo passaggio dalla vecchia sigla “M.P.A.F.”(Mario Pesce a Fore) alla nuova e più larga “P.A.AFF.” (Posse Artisti AFFamm’).
Simbolicamente io Don Domingo ho consegnato una mia opera al mare, per vederla allontanarsi all’orizzonte.
Qualcuno guardandoci dall’alto della riviera al basso degli scogli ha gridato: sporchi comunisti, comunisti di merda.
Una bottiglia peroni vuota lanciata da un lazzaro figlio del nostro stesso popolo ha rischiato di ferire in maniera letale la nostra memoria storica il Comandante Polvere (filo diretto della nostra storia con quella di Castellano).
Il videodocumento spartitraffico tra il vecchio “Mario Pesce a Fore” ed il nuovo “P.A.AFF.” che come sottosigla locale ha “Pesce a Fore No Project” lo spediremo per conoscenza a Politi, Vendrame, Tonelli ed al compagno Pablo.
In serata mi è arrivata anche la telefonata di tale Emanuele Benedetti, mi confida di essere da anni tra i miei lettori più affezionati e di avere visionato nostre storiche vecchie performance.
Benedetti sostiene (non ho nessun motivo per non credergli), che tale azione puramente dimostrativa mirava solo a volere risvegliare assopite coscienze artistiche sedate da quel “nuovo ordine globale dell’arte transnazionale dell’Impero” che con noi si impegna a criticare.
Decidiamo d’incontrarci tra una decina di giorni in Sardegna con tanto di testimonianza video (luogo riservato) per cercare di armonizzare le nostre strategie globali transnazionali di resistenze artistiche locali, sembriamo d’accordo sul volere dirottare una fetta di questo mercato anarco liberista impazzito direttamente negli studi degli artisti locali in nero.
Galvanizzato da questo nuovo polo del “P.A.AFF.”tra Trento e Bologna con il Comandante Polvere stamane ho portato una mia scultura al “Caffé dell’epoca di Amedeo Pianese”, giusto per fare notare a chi di dovere che non è faccenda semplice sommergere l’arte locale, Polvere mi dice: ieri hai buttato un quadro a mare ed oggi hai buttato una scultura in un pozzetto con poco fondo. Saggie e vere parole.
Il Comandante Polvere e Don Donato di Casoria in tarda mattinata mi convincono a partecipare oggi pomeriggio ad un incontro con Roberta Moscarelli e Francesco Caruso nel centro sociale Insurgentia ai colli aminei (nei pressi di Capodimonte), lo scopo? Sollevare con i movimenti sociali la questione capitale sommerso artistico.
P.A.AFF. Posse Artisti AFFamm’
DANIELE, ITALIA
Alla luce di ciò che è successo niente è più forviante di chi ha fatto prima o dopo una determinata cosa. Non è un problema dell’artista, lui ha attuato un progetto, e se qualcuno lo ha fatto prima di luii non è certo un male, per di più in un luogo dove non era mai stato fatto. Ne dovreste essere felici.
Domingo Aniello: difatti siamo entusiasti di tale intervento critico, logico che quando si è una moltitudine non si è perfettamente d’accordo su tutto, io ritengo tale azione così lontana da noi ed avvenuta nella tana del lupo un segnale importantissimo per questo mercato globale dell’arte anarco liberista discriminatorio e totalmente impazzito.
Davide: Forse avete il bisogno di essere riconosciuti come autori primi per affievolire la vostra pratica ed il vostro dissenso? Nessuno vi ha dato il premio?
Domingo Aniello: sei assolutamente fuori strada, l’unica cosa è che tale artista ha colto di sorpresa anche noi, ragion per cui dato che siamo un insieme d’identità la reazione è stata leggermente scomposta.
Ben venga, d’altronde io ho sempre parlato di commons e di progetto comunitario sognando una rete di artisti locali e transnazionali che critichi il Nuovo Ordine Globale dell’arte, per cui, come dire…., sfondi una porta aperta.
Davide: Notare che l’artista lo ha fatto a sue personali spese e non nascondendosi dietro un gruppo,prendendosi tutte le responsabilità del caso(senza percepire una lira naturalmente).Quindi se qualcuno lo ha già fatto ben venga.
Domingo Aniello: questo però non lo considero un valore aggiunto, si sa come il sistema rincorre le identità per impacchettarle e venderle ammazzando così i diritti delle moltitudini creative, attenzione, questa potrebbe essere stata una grossa ingenuità operativa.
Davide: Non vi sembra il caso di introdure una discuzione sulle possibili motivazioni? Delle analisi che escano in parte dalla storeografia dell’arte?
Domingo Aniello: e quello che sostengo anche io, siamo d’accordissimo. In questo contesto globale il sommerso locale artistico subisce la stessa storia.
Domanda: Paura a Trento!!!
che ne dite del “BLITZ” di Motti, alla Biennale di Prga de 2003?
quelli si che erano veramente armati….
Domingo Aniello: attenzione distinguiamo, una cosa è un evento “militare” di denuncia organizzato da Flash Art ed una cosa è la resistenza artistica locale sommersa, non confondiamo l’occupazione militare con la resistenza irachena, ci sono mimetiche e mimetiche, armi ed armi, pensieri e pensieri…
P.A.AFF.
Don Donato di Casoria: che cosa è successo…
che un gruppo di Trento non ha fatto che copiare le performance che nell’anno 1996, 97, 98 faceva il Mario, Pesce a Fore oggi Pesce a Fore No Project.
Domingo Aniello: non direi copiare, diffondere una licenza creativa comune mi sembra più appropriato, d’altronde voglio dire anche i diversi “terroristi” del pianeta stringono alleanze di comodo quando c’è da sollevare qualche problema, insomma cambiano le rivendicazioni locali ma il problema neoliberista è assolutamente lo stesso, per cui ben venga il copia ed incolla e ben venga il cambio di firma.
Benedetti stesso mi ha raccontato telefonicamente di non potere rinunciare alla sua firma individuale per potere realizzare l’operazione, in futuro adottera la sigla P.A.AFF. e si presenterà senza preavviso, come dire nessuno in linea teorica potrebbe cogliere la differenza tra noi e loro….
Don Donato: Emmanuele Benedetti ex Luther Blissett si è scoperto fan del Pesce a Fore No Project.
Domingo Aniello: affinità evidenti ci sono anche tra noi e la primissima esperienza di Luther, la differenza di fondo è però che noi reclamiamo i diritti dell’arte sommersa ed esclusa dal sistema, loro delegittimavano scientificamente, noi cerchiamo un confronto interlocutorio che metta a nudo il re.
Don Donato: Alluvionato dalle nostre esperienze ha voluto omaggiare il collettivo riproponendo una performance da tempo da noi abbandonata.
Domingo Aniello: considera però che anche tra noi c’èra chi sosteneva la necessità di rispolverare tale azione critico ludica.
Don Donato: Comunque si sa che Benito Ulivo ci ha catalogati come emblema dell’arte indipendente in Italia, si sa che il Mario Pesce a Fore da molti anni ha una risonanza nazionale, però non riesco a capire che con tante performance che il collettivo ha fatto perchè proprio questa, e proprio in questo periodo storico, cioè l’era del terrorismo.
Domingo Aniello: mi ha spiegato per telefono che secondo lui non c’è molta differenza tra il nuovo ordine globale dell’arte dell’impero transnazionale e l’occupazione petrolifera irachena da parte dello stesso impero.
Resistenza locale per lui è quella dei partigiani iracheni e resistenza cultuarle locale è quella degli artisti p-artigiani sommersi che con grande dignità rifiutano il sistema petrolifero galleristico che lede ed offende nella dignità di libertà di ricerca artistica.
Don Donato di Casoria: Il collettivo Mario Pesce a Fore abbandonò questo tipo di performance per andare contro il terrorismo, dicendo che la vera realtà dell’uomo è la lotta per la pace ed il signor Benedetti propone la rapina artistica all’interno di uno spazio istituzionale artistico.
penso che sia un’arma a doppio taglio e un no plagio azzardato.
Domingo Aniello: questo è un rischio semantico, ma la rete transnazionale degli artisti locali sommersi dovrebbe lavorare per tutelarlo e tutelarci, d’altronde noi nella nostra ultima performance non abbiamo regalato un quadro all’oceano tra gli stupiti bagnanti di Mergellina? In entrambi i casi c’è una volonta di azzerare una strada per ripartire da una altra.
Don Donato: Stia attento potreste essere frainteso
Domingo Aniello: come siamo spesso fraintesi noi…
P.A.AFF. Posse Artisti AFFamm’
Don Donato di Casoria: Emmanuele Benedetti, ex Luther Blissett, ha chiamato ad Insurgenza ( centro sociale occupato di Napoli ) domandando del Mario Pesce a Fore e chiedendo un’intervista per un documentario dove affilia tutti i movimenti antagonisti artistici in primis il Pesce a Fore NO project.
Domingo Aniello: da quello che ho capito vorrebbe semplicemente videodocumentare le diverse realtà artistiche locali sommerse per relazionarle tra loro in maniera sincronica.
Don Donato di Casoria: Caro Emmanuele Benedetti siamo contentissimi di partecipare al suo documentario.
So che ora si conoscerà con un componente del nostro Collettivo ed immagino che li prenderà disposizione artistiche per questa interessante esperienza.
Domingo Aniello: tra una decina di giorni nel sud est della Sardegna dovremmo incontrarci di persona…
Don Donato di Casoria: spero che parlerà della ” burla ” dell’attuale storia dell’arte, dei sistemi di mercato attuali dell’arte che non fanno altro che uccidere l’ espressione sincera di un artista e che lo stesso sistema sulla nostra pelle sta collaudando il futuro.
Domingo Aniello: le premesse sono buone, vediamo se riesce a comprendere la nostra scelta di non operare fuori dal sistema ma ad i margini di esso, in periferia.
Don Donato di Casoria: Spero vivamente che lei affronti queste tematiche che sono care all’artista che ha tanto da dire in questo collasso umano-ide-ologico.
Domingo Aniello: ma perché gli dai del lei? Mica è Politi…
Don Donato di Casoria: Il mondo ci burla partendo dalle istituzioni accademiche, il perenne collaudo contemporaneo non ci vuole in paradiso ma al supermercato, nel suo documentario signor Benedetti dove ci vuole ?
Domingo Aniello: la periferia è sempre purgatorio…
la ringrazio
pesce a fore no project