15 ottobre 2005

I galleristi di Start, da Milano una lettera aperta alla politica

 

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Conclusesi le scene isteriche delle organizzatrici e le offese patetiche delle galleriste (zona Via San Fermo, circa) dirette al nostro giornale colpevole solo di aver fatto il proprio lavoro, ovvero di aver pubblicato una sfiziosissima lista di invitati ad una cenasegreta (con menu di pessima qualità, peraltro), i galleristi milanesi che hanno promosso l’evento di opening collettivi Start sono tornati finalmente a fare il proprio lavoro. Non solo vendere opere d’arte, ma pure fare lobbing, fare fronte comune rivolgendosi -anche- alla politica, affinché torni (come facevano i socialisti negli anni d’oro) a considerare Milano come capitale assoluta dell’innovazione e del presente-futuro.
E l’hanno fatto con una lettera aperta che riportiamo (su richiesta di Start) e che è stata pubblicata sabato 15 ottobre sulla prima pagina della cronaca meneghina del Corriere della Sera. Una lettera senza proposte, senza alcun spunto lucido di politica culturale, senza prospettive, senza pungoli per la politica a cui si rivolge. Ma pur sempre una lettera aperta, che sia l’inizio di qualcosa?


LA LETTERA APERTA

Al Ministro Rocco Bottiglione e agli assessori Stefano Zecchi e Daniela Benelli, a seguito del successo della nostra iniziativa “START”, dove ventiquattro gallerie di Milano si sono unite per realizzare una tre giorni d’Arte contemporanea che ha portato per le strade di Milano migliaia di persone, non possiamo che scrivervi questa lettera aperta per render pubbliche alcune considerazioni che crediamo necessarie e doverose per far uscire la nostra città da questa triste impasse che la vede sempre meno interessata (a livello istituzionale) a creare le infrastrutture necessarie allo sviluppo di un discorso culturale applicato tanto alla contemporaneità quanto all’Arte Moderna.
Milano non ha un vero e proprio Museo dedicato all’Arte del presente e siamo in questo l’unico caso italiano ed europeo: Museo che potrebbe essere una grande risorsa per tutta la cittadinanza anche a livello economico creando possibili acquisizioni su cui costruire una ricchezza per il futuro (La collezione Jucker per esempio lo dimostra).
Affermando questo dato di fatto non ci dimentichiamo del PAC (Padiglione d’Arte Contemporanea), che come dice il nome stesso non è un museo, o dello Spazio Oberdan che comunque rappresentano, con fortune alterne, un discorso sull’Arte del presente ma facciamo notare che un Museo vero e proprio è purtroppo assente dal panorama cittadino, mancano progetti espositivi mirati e prodotti apposta per Milano, manca l’idea che il contemporaneo sia cultura.
Questa nostra lettera vuole essere un’occasione di confronto e un suggerimento, siamo comunque coscienti di poter portare avanti un dialogo con voi che auspichiamo positivo e fruttuoso.
Non bisogna dimenticare che poche decadi fa la città era una delle capitali mondiali della nuova scena artistica ed il fatto che oggi lo si ricordi con il Vicolo Piero Manzoni e con poco altro, la dice lunga su quanto lavoro ci sia da fare.
I Galleristi di Start

[exibart]

4 Commenti

  1. Sono favorevolmente colpito dallo spunto dei galleristi di Start, da artista aggiungo un suggerimento: i galleristi smettano di fare gli affitta-pareti a spese degli artisti e tornino ad occuparsi del loro mestiere di mercanti d’arte, un gallerista che si rispetti compra le opere che poi rivendera’. Buon lavoro a tutti, f.nonnis

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