20 ottobre 2005

Vuitton, non solo borse. Nel nuovo megastore parigino c’è Eliasson, Turrel e la Beecroft

 

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Le modelle della Beecroft in un santuario del fashion. Il loro ambiente naturale?
Non è solo un bel pezzo d’architettura la nuovissima, chiacchieratissima, grandissima boutique Louis Vuitton sugli Champs-Elysees di Parigi. Al restauro concepito da Eric Carlson e Peter Marino si sono aggiunte -in occasione dell’opening e non solo- molte installazioni d’arte contemporanea. Come il Wide Glass di James Turrel, come le modelle di Vanessa Beecroft adagiate tra le mitiche borse con monogram LV, o come l’ascensore ripensato da Olafur Eliasson che presto porterò in cima al palazzo di sei piani, dove a Gennaio avrà i suoi spazi l’attesissima galleria d’arte.

[exibart]

7 Commenti

  1. Il grosso problema della Beecroft è non capire che un lavoro deve, prima o poi, evolversi, cambiare, maturare. E non penso che modificare solo le posizioni delle sue modelle e i luoghi in cui esibirle sia la strada giusta. Anche se indubbiamente le fanciulle “tireranno” sempre…

  2. nameless purtroppo lei è ben conscia di quel che dici, il problema è che non tutti gli artisti hanno il coraggio di spingersi oltre, specie quando questo può significare rinunciare a una posizione consolidata…la cosa veramente triste è che con quest’ultima performance è arrivata a tradire il significato che il lavoro aveva all’inizio…tutti hanno un prezzo, il commercialista di Vanessa Beecroft potrebbe dirti il suo.

  3. Puo anche permettersi di varcare l’altro mondo, sarà ricordata per quello che fa! questo è arte. Il cambiare è altra cosa!

  4. …e poi che strano terzetto, Eliasson e Turrel (veri grandi artisti e, la loro, vera grande Arte, altro che quattro modelle nude) insieme alla “Vanessa internazionale”, mi vien quasi da ridere…

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