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La riforma del trattamento di fine rapporto (la liquidazione), proposta dal Ministro del Welfare Maroni e approvata dal Consiglio dei Ministri, si sta trasformando in una specie di riforma soft , attuata non subito ma a partire dal 2008. Uno stratagemma per modificarla entro la nuova data? Una presa per i fondelli che sposta il problema a ridosso delle prossime elezioni? Un’operazione inutile o una decisione saggia? La polemica tra gli schieramenti politici divampa.
Interviene, in questo rovente scenario, il Ministro per i Beni Culturali Rocco Buttiglione, dichiarando con forza che: “la disponibilità di risorse finanziare per un ammontare di 620 milioni dovuta allo spostamento di due anni dell’inizio della previdenza integrativa, rende possibile intervenire con maggiore generosità sulla questione del finanziamento dei beni e delle attività culturali”. Ecco quindi che il Fus (Fondo unico per lo spettacolo), a cui con largo dissenso erano stati applicati pesanti tagli, potrebbe attingere nuova linfa proprio dalle risorse risparmiate con lo slittamento della riforma TFR. E sottolinea ancora Buttiglione: “rimane del tutto scoperto il problema delle spese generali di funzionamento che riguardano la possibilità di mantenere i livelli presenti di attività dei musei, degli scavi archeologici, della tutela dei beni architettonici, delle biblioteche e degli archivi, oltre che un’auspicabile maggiore riduzione anche dei tagli al Fus”. I fondi sono troppo pochi e il problema della tutela e della sicurezza di musei e siti archeologici è serio. Urge una soluzione che garantisca lo stato di salute del patrimonio artistico nazionale, e se denaro sufficiente non verrà stanziato, Buttiglione passerà la palla al Ministero degli Interni. Che occorra qualche altro pasticcio legislativo per riuscire a mettere da parte una buona manciata di euro?
[exibart]













