30 novembre 2005

Schifano d’incanto. Con una cifra astonomica è battuto l’ultimo record londinese

 

di

Mario Schifano, New York City
Nell’ottobre 2004, durante un’asta londinese, un suo dipinto del ’62 era stato battuto per ben 220.000 euro. Ora, Mario Schifano supera il suo stesso record e arriva alla straordinaria cifra di 360.000 euro. L’asta tenutasi martedì 29 novembre al Palais Dorotheum di Vienna, consacra l’artista romano, a otto anni dalla morte. L’opera, New York ’65 l’inverno attraverso il museo, realizzata nel 1965 su due tavole di 220×300 cm e acquistata ora da un collezionista privato, è stata esposta nelle sale di Dorotheum Milano dal 9 al 14 novembre 2005, nell’ambito della mostra di lotti top che ha preceduto la quarta settimana annuale d’aste viennesi.


info: Dorotheum Milano, Angelica Cicogna Mozzoni – tel.(+39) 02.3035241 – fax 02.30410120
milano@dorotheum.it 
www.dorotheum.com



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8 Commenti

  1. non vedo il perchè di questi commenti così negativi nei confronti di un vate italiano come Schifano.Il mercato è una cosa e il valore dell’artista un’altro,non vedo perchè un Rausenberg o un Wharol debbano arrivare a cifre simili e Schifano no..continuiamo ad applaudire solo gli americani..continuiamo ad essere esterofili.

  2. gentile Alfonso, il problema è che è quantomeno sorprendente che un artista che non è mai uscito dall’Italia abbia di punto in bianco un’orda assatanata di collezionisti a Londra, ammiro moltissimo il lavoro di Schifano, e in particolare quello degli anni sessanta, ma un risultato d’asta così è poco credibile.

  3. Quasi tutte le vendite all’asta sono fasulle, americane o non, tutto li! Basta pagare le spese d’asta e si fa quello che si vuole. Lo sanno tutti…

  4. Sarei felice di poter discutere dell’argomento con voi…se un’artista non’è mai uscito dall’italia non può avere mercato internazionale ? è il nome,il territorio che permette ad un’artista di essere quotato oltre le alpi…o il suo lavoro…il mercato lo fa il gallerista ,l’arte,la critica,o le aste?

  5. il mercato non lo fa una sola categoria, per essere tale devono partecipare entrambi gli attori, cioè la galleria e i collezionisti(uso il termine collezionisti in senso lato, includendo le istituzioni, i musei, le aziende che acquistano arte). I musei e la critica invece contribuiscono all’affermazione, ovvero alla selezione degli artisti: dato che esistono migliaia di artisti, è evidente che l’attenzione del mercato andrà a quelli che sono più recensiti e più esposti. Ne consegue che se un dato artista, per esempio il nostro Schifano, non viene esposto all’estero, che possibilità ha di essere conosciuto e quindi crearsi un mercato? Le aste sono un aspetto del mercato, hanno il vantaggio di accelerare i processi di circolazione delle opere e di essere pubbliche, per cui se si vuole affermare il mercato di un dato artista il metodo più rapido è quello di fargli segnare un prezzo elevato in asta. Cosa è successo l’altra sera a Londra? E’ successo che al Dorotheum, che è una associazione di case d’asta minori europee (per cui niente Christie’s o Sotheby’s), un’opera di buona epoca di Schifano è stata aggiudicata a un prezzo molto superiore a quello di stima, indicando così che forse il mercato delle opere di questo artista dovrebbe rivalutarsi. Qual’è il problema? Il problema è che Finarte fa parte di Dorotheum, e arci noti sono i collegamenti tra la prima e TeleMarket…intelligenti pauca…ora il venditore di TeleMarket potrà in tutta onestà affermare che come aveva sempre previsto anche a Londra si sono accorti del valore del loro pupillo…valore artistico esistente, ma i prezzi sono un’altra cosa…

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