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E’ storia nota che il revisionismo storico va di moda. La caduta del muro ha dato poi la stura per scovare scheletri nascosti negli armadi e rivelare verità per anni nascoste.
Ad Untilted, la collettiva in via Ventura apertasi lo scorso 26 novembre all’ex Faema, che raccoglie giovani artisti segnalati dalle Accademie e scuole italiane, Nemanja Cvijanovic, artista croato della scuderia T293 e già Corso Superiore Ratti, ha presentato una perfetta riproduzione della lastra tombale di Josip Broz Tito, il celebre maresciallo che guidò la Jugoslavia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale al 1980, anno della sua morte, e in cui resti sono tumulati a Belgrado.
Cvijanovic ha provocatoriamente trasformato la tomba di Tito in una sorte di monumentale termosifone, per denunciare la censura sistematica, a suo dire, operata negli ultimi anni nel suo paese ad opera del governo di destra. Strade intitolate al vecchio presidente che cambiano nome, monumenti del periodo comunista rimossi, musei della resistenza privati di finanziamenti e destinati alla chiusura. Così anche la memoria di Tito diventa una cosa inutile, da reimpiegare alla bell’e meglio come elettrodomestico.
Ma c’è qualcuno che ha storto il naso, giudicando intempestiva ed irritante l’esposizione dell’opera milanese e la nostalgica celebrazione del Maresciallo. In Italia infatti sono ancora accese le polemiche sulla figura di Tito, ritenuto dagli storici, chi più chi meno, responsabile di una “pulizia etnica” che ha avuto come vittime migliaia di italiani nel teatro di Trieste e dell’Istria e culminata nella tragedia delle foibe.
Giusto il 12 novembre scorso ricorrevano i sessant’anni (1945-2005) dall’occupazione jugoslava di Trieste. Il che non ha mancato di suscitare dibattiti tra opposti schieramenti per una ferita ancora viva. A cui si aggiunge ora questo contributo. Operazione legittima o intollerabile provocazione? Scandalo premeditato o opportuna denuncia? Ai lettori l’ardua sentenza.
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La recensione di Untitled
[exibart]














Se il pur talentuoso Cvijanovic ha voluto spararare la classica provocazioncina da supermercato da artista in cerca ribalte (e infatti la speed è arrivata puntuale, ahinoi) ci possiamo pure stare. D’altro canto non è stato proprio Cattelan a piazzare in fondo ad un padiglione di Basilea nientepopodimenoché Adolfo Hitler? Al contrario se l’artista è venuto -proprio in Italia, mioddio- a lagnarsi seriamente e politicamente della damnatio memoriae di un dittatore, allora nella migliore delle ipotesi c’è da mettersi a ridere. Ci si meraviglia che le strade cambino nome? Ma cosa è successo in Spagna dopo il ’75? Cosa è accaduto in Italia dopo il ’45 (qui addirittura alcune toponomastiche sono state scippate ai nomi dei Savoia, mica solo del Fascismo)? E in Germania? E cosa accadrà a Cuba allorquando finalmente sarà liberata dalla dittatura?
Ogni qual volta che un paese tira fuori il capo dal fango del totalitarismo, cerca di dimenticare l’orrore che ha passato. Cosa dobbiamo chiedere alla Jugoslavia ancora? Viali e palazzi dedicati a un dittatore (o bisogna dire partigiano?), magari una rassegna di cinema d’avanguardia? O intestargli le piazze principali di qualche villaggio sloveno o croato alle spalle di Goriza, zona carsica, ci siamo capiti…
Bella scoperta, insomma. E bella provocazione, di conseguenza. Per fortuna la mostra in cui il termosifone è esposto ha una bizzarra gabella d’ingresso, 5 euro che per grazia ricevuta terranno alla larga il pubblico, anche quella fetta di quest’ultimo che si ricorda (o che ha letto) cosa successe a Trieste e dintorni in quei nove anni. Per fortuna vinse l’occidente, la capitale della Venezia Giulia diventò un centro mondiale di ricerca scientifica e i dittatori comunisti si ridussero a lapidi in una mostra presso la stazione metrò di Lambrate.
lo scandalo sta nel fatto che molti degli storici di “sinistra”, legati a doppio filo col PCI, non hanno mai condotto e sostenuto una ricerca seria su cosa accadde in quei mesi/anni in italia per non urtare certe sensibilità poco distanti geograficamente.
nulla è cambiato, o poco, dopo la presa di distanza di tito dall’urss
risultato: per decenni si passava dalla padella del negazionismo rispetto a quanto accaduto in quella zona d’italia alla brace della ricostruzione fantasiosa condotta con le uniformi repubblichine e con “documenti storici” smentiti dalle ricerche che sono cominciate a maturare in questi ultimissimi anni
discorso simile per tito: le icone sono, come dice il nome, un precipitato di semplificazioni. partigiano senza interessi o dittatore senza scupoli, l’alternativa non è interessante per gli storici seri. le figure tutte d’un pezzo ci sono solo nelle soap opera.
che un’opera tutto sommato non entusiasmante sia in grado di sollevare un polverone è sintomo del fatto che c’è ancora molto da fare sulla memoria storica e sulla comprensione della storia contemporanea di questo tristo paese.
speriamo in bene, gli studiosi capaci non mancano, basta che li facciano lavorare
Allora anche noi italiani possiamo ben sperare in “lapidi future”
Caro Tonelli, cercherei di essere più cauto sul giudicare l’ex presidente yugoslavo.
Invece cercate di evidenziare come il ben più conosciuto artista Dalibor Martinis è da almeno un lustro che lavora su questi medesimi contenuti. Per questo l’operazione di Cvijanovic rimane, ahimè, solo un’emulazione, non proprio riuscita, per palati non proprio fini.
http://www.scca.ba/deconstruction/e_prevazilazenje_proslosti.htm
Talentuoso o no… di fatto il marmo è freddo e poi ora con la neve imminente…una scaldatina elettrica ci sta molto bene!
la trovo perfetta!
Cvijanovic la lapide la doveva fare per sè. Se continua con queste trovatine da 2 soldi non ha mica futuro
Ma di che c.z.o state parlando?!?
Premettendo che sono il più ignorante di tutto il mondo esterno a me, vi dico che l’unica cosa che valeva la pena di godere era proprio la superlastra di marmo bianco riscaldata.
Ha una potenza ignorante, grossa; va palpata, usmata, cervicalizzata. Nemanja è un genio, certo del nostro/vostro/loro tempo, ma comunque un genio. Ha dato valore artistico ad un oggetto effettivamente presente nelle vecchie case slave, dove per combattere il freddo vengono usate lastre di marmo riscaldate. Perchè quindi non dare un riutilizzo trasversale ad un oggetto di per sè inutile e pomposamente celebrativo quale è una lastra tombale? Chissenefrega del revisionismo storico. Io ci farei un buco vulvico e me la scoperei quella lastra!!!
mi ricorda una mia ex…