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Giro di poltrone ai vertici dell’art system dei cugini francesi. Il 2006 comincia con una raffica di nuovi incarichi che rimettono in gioco equilibri, programmi, poteri. Colpo di scena al Palais de Tokyo, che vede la coppia d’oro Nicolas Bourriaud-Jérôme Sans lasciare il posto allo svizzero Marc-Olivier Wahler, curatore, e critico d’arte, direttore dello Swiss Institute di New York. I due uomini-simbolo del Palais, a capo dello spazio fin dal suo primo anno di vita, lasceranno l’incarico a febbraio, cedendo il passo al collega, di cui ancora non si conoscono piani e propositi. Continuerà, l’elvetico Directeur, a cavalcare la linea sperimentale e chic-undergoround di Sans e Bourriaud, o assisteremo a una decisa inversione di marcia?
Ma anche per i boss dei Frac (i fondi regionali d’arte contemporanea, una specificità francese), l’anno nuovo porta un po’ di stravolgimenti: Eric Mangion, attuale direttore del Frac Paca lascia il posto a marzo, in favore di Pascal Neveux che a sua volta si divincola dalla direzione del Frac Alsace. Il frac dell’IIe de France sarà invece diretto da Xavier Franceschi, membro della Délégation aux arts plastiques.
E infine, un‘altra grande dipartita con conseguente trasferimento. Madame Nathalie Ergino, Direttrice dell’ottimo Museo d’arte contemporanea di Marsiglia, se ne va a Villeurbane, a dirigere l’Istituto d’Arte Contemporanea al posto di Jean-Louis Maubant, vecchia volpe delle scena artistica francese, da molti anni a capo dello IAC assieme a Olivier Donat. Chi giungerà a Marsiglia a ricoprire l’importante ruolo rimasto vacante? L’impietoso gioco del turn over continua…
[exibart]














almeno in Francia si cambia ogni tanto…
a volte anche in peggio… ma si cambia
il signor Bourriaud da anni accumula cariche e oscura l’orizzonte di Francia.
Appoggiandosi tra l’altro, oltre che su vari
“contatti e relazioni” (così come si usa ai nostri tempi post-teorici)sulla sparuta attrezzatura teorica che chiunque può controllare sulla
traduz italiana del suo banalissimo “Postproduction”, uno stringato inventario
di concetti già ,consumati e assai datati a favore di un gruppo di amici
guarda caso piuttosto solidali tra loro.
Noi ci lamentiamo dell’Italia ma andate a verificare ad esempio i nomi e i commissari del padiglione Francia alla biennale di venezia o altre manifestazioni analoghe: per chi ci capisce qualcosa è
facile riconoscere che si tratta quasi sempre della stessa congrega, in barba alla realtà variegata della Francia dove una certa strozzatura oscura chi non si adegua o non ha “rapporti”.
infatti proprio nella critica francese , non a caso ,si é spesso parlato ,con effetti di involontario umorismo di
“connessioni e relazioni” che andrebbero a sostituire l’entità dell'”autore” e dell”opera”.
Il problema, dovunque, è la casta dei curatori – critici
che impone indirizzi ed estromette le differenze : l’arte si muove da sola e le pretese di questa gente sono davvero esorbitanti, considerato anche la loro scadente elaborazione teorica.
Si direbbe che il territorio della curatela d’arte sia popolato in gran parte da falliti
molto maneggioni, i compagni di classe che durante gli studi si impegnavano molto ma arrancavano ugualmente a fatica
“signora mia, questo è un gran lavoratore ma più di così non ce la fa!”
tra l’altro non sono neanche così liberi ed influenti perché servi di poteri più forti di loro, una vita a tessere e a leccare, magari iniziando ascrivere senza compenso per qualche rivista e accumulare rancori
seguiti poi da tanta sete di potere.
e il buon Obrist, anche lui ,non potrebbe darsi una calmata?