29 gennaio 2006

From Bologna, le prime impressioni dalla fiera.

 

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La fiera è migliore rispetto all’anno scorso. Nonostante qualche assenza di grido, la qualità complessiva è migliorata, gli allestimenti sono più attenti, più cura e meno supermarket; e dunque sono state assolte le ‘promesse’ che la direttrice di ArteFiera Silvia Evangelisti aveva fatto nel 2005 proprio ad Exibart.
Certo è un vero peccato che nella nuova disposizione dei padiglioni si sia letteralmente violentata la presenza degli editori, relegati in un cantuccio dell’ultimo padiglione dell’ultimo piano. Un vero disastro e una sostanziale mancanza di rispetto e di attenzione ad una componente fondamentale del sistema dell’arte. Gli editori si stanno lamentando tutti, speriamo che si sia trattato della defaillance di un solo anno e che non sia questa la linea di tendenza delle edizioni a venire.
Le vendite stanno andando. A Bologna di solito si vende abbastanza, e questa edizione non fa eccezione. I commenti sono sempre mediamente positivi. Si va dai classici “oggi è andata bene mentre ieri è andata male” ai “ho venduto poco ma ho venduto tutti gli artisti” fino ai trionfanti “ho visto un sacco di assegni” di un gallerista del nord Italia. Chi è andato male ha ripagato le spese che tra viaggio, albergo, trasporti e costo dello stand i galleristi valutano attorno ai 15mila euro.
Lo stand più coraggioso ed estremo? Ma senz’altro quello del padovano Perugi. Passate a dare un’occhiata. E l’allestimento più bello? Sarà Alfredo Sigolo a dirlo, nel suo atteso pezzo post fiera.
Intato proprio a Sigolo, che si sta aggirando in queste ore in fiera con il suo classico taccuino, abbiamo chiesto una impressione, una tendenza per identificare questa fiera. “Ho l’impressione che sia una edizione molto attenta alla Germania. Ho notato molte gallerie tedesche ed una generale attenzione per un paese in questo momento vivacissimo su tutti i fronti, dal mercato ai nuovi talenti fino alla pittura più interessante“.

[exibart]

7 Commenti

  1. In effetti l’editoria era un po’ relegata in soffitta, ho faticato a trovarla e a trovare la vatsa scelta dello scorso anno.
    Dove è finita quella splendida libreria iena di cataloghi e libri interessanti?
    Daccordissimo sull’aumentata qualità dei lavori esposti e sugli allestimenti. In confronto Torino mi era sembrata un po’ all’arrangio.

  2. Non concordo sull’artefiera di Bologna e credo che appassionati,critici d’arte e artisti debbano iniziare a dire cio’ che tutti sanno.
    Il mercato dell’arte ed molte delle grandi fiere d’arte fanno parte di un sistema mercificato: a parte qualche maestro storico o emergente interessante quasi tutte le cosiddette grandi gallerie propongono le stesse cose una unica linea (installazioni, opere in plastica , optical art ,arte digitale ecc) Una uniformità e conformismo sconsolante privo quasi sempre di profondità e contenuti.
    Tutto questo si spiega col fatto che le stesse gallerie si adeguano ai dettami dei pochi potenti che oggi purtroppo decidono cosa sia arte e cosa non lo sia. Un sistema tentacolare che soffoca la libertà e la creatività di molti artisti e che rischia di compromettere la ricerca artistica vera.

  3. Io sono rimasta un pò delusa …qualche opera bella ma molte cose brutte.
    Alcuni stands sembravano la raccolta dei miei giochini da bambina degli esperimenti che nn avresti mai giudicato opere d’arte.
    Gli allestimenti x niente belli a partire dalla fiera stessa con un pavimento orribile, una illuminazione da supermercato, poca allegria e novità.
    Una fiera di provincia si impegna di più.
    Le opere che dire …GIà VISTO che noia.

  4. Anche io sono abbastanza delusa. Degli artisti più storici non ho visto l’abbondanza di gran bei lavori importanti come era ngli anni precedenti e, dall’altro lato, per i giovani ho trovato poca scintilla creativa, poca novità, persino poco sensazionalismo (che spesso sostituisce la vera sostanza). Insomma, una fiera in tono minore.

  5. Ls fiera è sicuramente migliorata rispetto agli anni precedenti.. meno gallerie d’arte moderna e più spazio all’arte contemporanea e ai “giovani artisti”… meno fronzoli e trovata dell’ultima ora.

    Ma assolutamente negativa l’illuminazione degli stand e quindi delle opere esposte… non si possono illuminare degli “oggetti” dove bisognerebbe esaltare la materia e il colore della quale sono fatti, qualunque essi siano, con delle lampade ad incandescenza.. con una temperatura colore di 2700°K che significa luce molto calda…

    Bisognava utilizzare luce ad alogeni con una temperature colore di 3200°K.. la più indicata in questi casi.

    Difatti, le opere risultavano alterate… nei quadri nella quale predominava il colore bianco.. l’effetto era sconvolgente: opere giallognole!

    bon se fermer..!

  6. Mi è sembrata una buona mostra, piuttosto aperta e internazionale, cioè un buon passo in avanti per l’arte italiana. Io ho visto anche quella del 1976. L’editoria ha avuto qui spazio sufficiente, visto che i libri si leggono e non si guardano, del resto basta cercare. Un giorno solo non è sufficiente per vedere tutto, se non per farsi un’idea di massima.

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