18 marzo 2006

Il romanzo dell’arte contemporanea. Ancora?!

 

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44630Sarà un caso, ma negli ultimi tempi la narrativa e l’arte contemporanea si strizzano l’occhio in maniera sempre più insistente. Così abbiamo assistito alla trovata delle tavole di Gianluigi Toccafondo per il nuovo romanzo di Baricco, nonché a curatori (Bonami) e studiosi di estetica (Givone) che escono dal seminato della saggistica. Anche se le cose più spassose restano quelle firmate da Echaurren, col magnifico Delitto d’autore (Shake, Milano 2003) che ha fatto smadonnare più di un protagonista, coprotagonista o deuteragonista del Sistema dell’Arte.
È dunque un peccato che la scia si annacqui nella fatica di Elisabetta Bucciarelli, che per i tipi di Mursia ha dato alle stampe il “thriller” Happy Hour. L’autrice – esordiente, stando alla quarta di copertina – ha imbastito una trama, ha tratteggiato i personaggi con la spatola e soprattutto non si è avvalsa di qualche editor per rileggere i dialoghi (e dire che Bucciarelli scrive anche sceneggiature). E poi, insomma, se proprio dobbiamo parlare d’arte anche nei romanzi, lo si faccia con minore ingenuità. Un esempio? Vi pare che Mariko Mori sia una “giovane esordiente”?

[exibart]

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