20 marzo 2006

Gagosian fa cinquina. A Roma? No, ancora NY

 

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Instancabile Gagosian. Mentra a Roma cresce l’attesa per l’apertura di una sede capitolina della multinazionale dell’arte, tanto per gradire il nostro bissa la sede di Chelsea, convertendo un magazzino a galleria. Vi siete persi il conto? Si tratta della terza sede newyorkese: oltre a quella situata al 980 di Madison Avenue, ai 2.500 mq della 555 West 24th Street a Chelsea si aggiungono ora i 900 mq. al 528 West 21st Street, ricavati rilevando uno stabile occupato da un’azienda che operava nel campo della lavorazione del legno e laminati. I costi dell’operazione di ristrutturazione, affidati agli architetti specialisti Gluckman e Mayner, già al servizio di Mary Boone, Paula Cooper, Cheim & Read, Andrea Rosen e altri, si stimano intorno ai 690.000 dollari. La terza sede nella grande mela si va ad affiancare a quelle di Beverly Hills e Londra, portando il numero a cinque. In attesa di Roma. (a. s.)

www.gagosian.com
Ecco la galleria dall’alto

[exibart]

7 Commenti

  1. Già, confermo: la “sede” berlinese è stata creata dai curatori della Berlinbiennale apposta per la rassegna con i fondi alla cultura della città. E infatti giovedì è lì che ci sarà l’inaugurazione ufficiale della BB.

  2. cfr. http://www.exibart.com/notizia.asp/IDNotizia/15417/IDCategoria/52 e pag. 49 di Exibart On Paper n° 27:
    Cattelan prende i soldi e scappa
    Dopo aver intrapreso la carriera d’artista
    per non lavorare, Cattelan le tenta tutte
    per non far più manco l’artista. Prima è
    diventato curatore della 4a Biennale di
    Berlino, da marzo 2006, poi, in seno allo
    stesso evento, ha vestito i panni del gallerista
    Larry Gagosian. La notizia di una nuova
    sede della multinazionale Gagosian Gallery
    a Berlino si è rivelata l’ennesima bufala. La
    galleria in Auguststrasse ha in effetti inaugurato
    il 28 novembre scorso con una collettiva.
    Ma Larry non c’entrava niente…
    L’instancabile Cattelan è però già alla prossima
    scommessa. Investire i tanti soldi
    guadagnati nelle aste per promuovere artisti
    emergenti. Cos’altro gli manca se non
    diventare uno dei maggiori collezionisti del
    mondo?

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