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È un opera intimamente fragile Clava-torcia di Italo Zuffi (Imola, 1969). Realizzata in terracotta, ricompone la contraddittoria condizione umana in continua oscillazione tra la razionalità del pensiero logico-scientifico, capace di creare macchine per vedere al buio, e gli aspetti più bruti ed istintivi, testimoniati dal primitivo strumento di guerra. Ma è stata proprio la clava ad avere la peggio contro i piedi sbadati di una visitatrice. Distratta forse dal video Uomo, luce – che racconta magistralmente le finzioni di quello che accade alla luce e la condizione bestiale di regressione prelinguistica cui un uomo è costretto nell’isolamento del buio, che potrebbe rappresentare simbolicamente la società postmoderna -, una signora ha urtato contro l’opera causando delle crepe profondissime, tali da pregiudicarne l’integrità. E qualche settimana dopo il Picasso strappato, non resta che osservare quanto siano distratti gli appassionati d’arte… (daniele capra)
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La personale di Zuffi nella capitale
Fino al 18 novembre
Fondazione Aldo Furlan
Via Mazzini 51 – Pordenone
Orari: da martedì a sabato, 17.00-19.30
Ingresso libero
Info: 0434208745 – fondazioneadofurlan@yahoo.it
[exibart]












magari è l’allestimento sbagliato.. o la esagerata fragilità delle opere contemporanee!
pare che è proprio il lavoro di zuffi a essere fraggggile
rotta funziona di più, io la lascerei così.
Correlare il Picasso alla “cosa” mi sembra uno sproposito ec()cesso contemporaneo. Ma restiamo con i piedi per terra!!!!!!!!
A proposito di piedi come stà quello della visitatrice? Poverina
Povero zuffetto…non gliene va bene una! 😀