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“Dalla mia Biennale di Venezia non uscirà nessuna dichiarazione filosofica, sociologica, politica, come è accaduto in alcune edizioni recenti. Io non penso che le opere d’arte possano servire per illustrare un’idea”. Sono forse queste le indicazioni più interessanti emerse dalle dichiarazioni – rimbalzate in questi giorni sulle agenzie di stampa – di Robert Storr, curatore della Biennale di Venezia Arti Visive 2007, che si aprirà in laguna il prossimo 10 giugno. Mentre continuano a giungere novità circa le partecipazioni nazionali – ultima quella di Aernout Mik per l’Olanda -, il cinquantaseienne critico americano, pur non concedendo anticipazioni specifiche, pare voler sgombrare la piazza da una delle più ricorrenti critiche mosse all’edizione 2005, ma ancor più a quella del 2003 targata Francesco Bonami. E cioè di un eccessivo sociologismo, di scelte spesso vincolate a messaggi politici, sociali, esistenziali da veicolare attraverso l’arte. Anche per evitare questo – dice in sostanza il curatore – “comunicherò simultaneamente il titolo della mostra e l’elenco degli artisti invitati”.
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Biennale Arti Visive 2007, per l’Olanda ci sarà Aernout Mik
[exibart]










vai robert, facci godere
una biennale all’insegna dell’individualismo quindi.
Forse che gli artisti vivono in un altro mondo o sotto ad una campana di vetro?
Era ora che Storr dicesse una verità ineluttabile, storica e innegabile quanto il DNA della Sapienza; l’arte non è un veicolo sociologico in senso stretto, semmai i suoi messaggio debbono essere rappresentati non didascalicamente,altrimenti non si ha il dono di essere artisti, si vuole (e si sa) solo comunicare. E sono capaci in molti. Bravo Storr, speriamo che qualcuno apra gli occhi, chè con opinionisti vecchi e nuovi, anche su questa testata, ormai abbiamo addormentato i sensi e la percezione, unici destinatari dei “messaggi” criptati e sfidanti dell’arte vera. Professionalità di periferia, purtroppo per noi e per tutto il sistema Italia.
se vuoi dare un messaggio manda un telegramma
(Billy Wilder)
cara jeppa,
si, gli artisti vivono in un loro mondo solipsistico, per cui chi se ne frega delle loro opinioni politiche. Negli anni Settanta Lucio Battisti veniva tacciato di qualunquismo perche’ cantava il privato, l’individuo, il personale…persone come te esaltavano il vero impegno di Guccini e soci…ma chi e’ ancora ascoltabile 30 anni dopo, chi faceva arte o chi faceva politica?
Caro Giampaolo,
Guccini mi ha sempre fatto venire l’orticaria, e che c’entra la politica?
Semplicemente apprezzo quegli artisti che non si occupano solo “del proprio obellico”
ma anche di quello dei suoi simili.
Simili che potranno poi riconscersi e comprendere l’opera dell’artista.
Un’idea roamntica forse……c’è chi dice che l’arte è morta.
Per Morimura
sono davvero ignorante, credevo che l’arte fosse il modo scelto dall’artista per comunicare ad altri…..
Ma sono d’accordo con te, a volte sarebbe davvero meglio che qualcuno si risparmiasse e mandasse solo un telegramma.
la contraddizione è presto risolta:
l’arte serve sì a comunicare con gli altri, ma (sempre e solo) suo malgrado