21 gennaio 2007

Bronzi di Riace, dalla Calabria un nuovo thriller archeologico?

 

di

33460(1)Che fine hanno fatto lo scudo e l’elmo ritrovati nel 1972 insieme ai Bronzi di Riace? Come mai il sub che ufficialmente li riporta a galla, parla di “un gruppo di statue”, se i bronzi sono solo due? Forse perché c’era dell’altro da scavare, come farebbero ipotizzare le conclusioni della commissione di studio e ricerche italo-americana, che nel 2004 parlerebbe di anomalie metalliche nelle immediate adiacenze del luogo di rivenimento dei Bronzi? Queste domande emergono dalla lunga inchiesta condotta negli ultimi mesi dallo scrittore calabrese Giuseppe Braghò, comparsa in più puntate su Il Quotidiano della Calabria, e poi raccolta nel volume I Bronzi – Le altre verità, pubblicato dall’Editore Monteleone di Vibo Valentia. Un lungo lavoro di ricerca nell’Archivio Storico del Museo di Reggio Calabria, che l’ha portato a ritrovare e fotografare una serie di documenti che aprono scenari imprevedibili. Come appunto una vecchia denuncia del citato sub autore del ritrovamento, Stefano Mariottini, dove si parlerebbe della presenza di uno scudo al braccio sinistro di una delle due statue. Ora pare che lo stesso ministro Francesco Rutelli, attaverso il Capo Dipartimento prof. Giuseppe Proietti, abbia comunicato a Braghò di aver interessato della “vicenda” i competenti Uffici ministeriali. “Le testimonianze più delicate – confida lo scrittore, che sulla questione sta preparando un resoconto per Exibert.onpaper, in un post affidato al forum di Exibart – non le ho rese note, nel rispetto degli inquirenti. (…) La discussione (anche quella giuridica) è riaperta…”

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[exibart]

4 Commenti

  1. I bronzi fanno notizia,ma non per questo vuol dire che i Calabresi e tutto il popolo italiano debbano interessarsi ad una cosa avvenuta ben 34 anni fà.
    Il signor Braghò 34 anni fà dove era? E perchè ha aspettato fino al 2004 per fare le sue ricerche?
    Fra l’altro le operazioni di recupero delle due statue,sono state fatte dai Carabinieri di Messina. Pensiamo piuttosto al turismo che vacilla in Calabria,pensiamo a valorizzare quello che abbiamo concretamente sotto mano e non a supposizioni.Il popolo reggino vuole fatti concreti. Fatevi un giro per le città della Calabria,è rimasto tutto a 30 anni fà.

  2. Caro sig. Sandro,
    34 anni fa -all’epoca del rinvenimento dei Bronzi- vivevo ancora felicemente convinto che, nell’Italia del boom economico,tutto andasse per il giusto verso. Se ricordo bene, la crisi occupazionale era solo un lontano ologramma di paesi reconditi e sottosviluppati. Tra l’altro, e non ero certo il solo, si credeva che le Istituzioni preposte rappresentassero tutela del bene comune, nel caso specifico la Cultura. Avevo 25 anni e fiducia negli altri, pur vivendo da Calabrese nella Calabria afflitta (allora come oggi)da mali sostanziosi e ripetitivi.
    Non so quanti anni abbia lei, disconosco la sua eventuale posizione sociale, ignoro perfino i motivi che la portano al pessimismo, pur veritiero. Questo, alfine, non costituisce veto alle seguenti riflessioni, che le dedico.
    Se non fossi andato a “curiosare” tra le “carte” obliate (da tutto il Sistema preposto) presso l’Archivio Storico del Museo di Reggio Calabria, oggi non avremmo (lei compreso) occasione di sperare nella verità vera attorno una vicenda che ricorda quotidianamente a tutto il mondo il toponimo “Calabria”. Ciò che mi ha spinto a sviluppare un’inchiesta giornalistica (seguita da un libro) di spessore e risonanza globale non è stato desiderio di notorietà o quant’altro, ma la speranza che, partendo da una conclamata (e dimostrata) vicenda di banale malcostume, si possa giungere a traguardi che lei stesso, ad esempio,auspica nel post non vuoto di pathos polemico, che condivido. La nostra Regione ha bisogno di sviluppo reale: per altre vie, finora ci è stato negato. La politica è in ambasce, le Istituzioni sono malferme, i Servizi apparenti se non addirittura nulli, come lei supporta. La mia battaglia, gentile sig. Sandro, non è volta a smascherare gli artefici di “…un fatto di 34 anni fa” ma, e di ciò si faccia convinto, tende a rivoluzionare un concetto di sviluppo socio-culturale fino ad oggi sorretto da ogni colore politico, tendenzialmente “distratto” nel perseguire con tenacia la vera vocazione della Nostra Terra. Siamo stati -e per un certo verso lo siamo ancora- la “Magna Graecia”, e non una succursale ellenica. Tutto ciò, e la prego di non sottovalutarlo, è più considerevole di quanto non sembri. Rivalutando -nel modo appropriato- i beni presenti o ancora celati del Territorio in questione (prenda a modello altre Regioni che già attuano un simile programma), verrà spontaneamente a crearsi quel famoso e vilipeso (finora) “indotto” che -mi auguro- potrà rappresentare sviluppo, lavoro e adeguamento dei servizi che, come giustamente fa notare, raffigurano ad oggi “pio desiderio” o, meglio ancora, “alibi” di politici incapaci.
    Un cordiale saluto,
    giuseppe braghò

  3. Gentile signor Braghò, se ci fosse più gente come lei questo paese non sarebbe ridotto nella miseria in cui è, grazie di cuore da un suo concittadino di Milano

  4. Il Prof. Giuseppe Braghò ha completato “Facce di bronzo – personaggi & figuranti a Riace”.
    Il volume edito da Luigi Pellegrini Editore di Cosenza

    sarà presentato alla stampa

    presso la sede della Pellegrini Editore

    giovedì 24 luglio 2008 alle ore 11

    via De Rada 67/c 87100 Cosenza

    INFO al tel. 0984. 795065

    Facce di bronzo – personaggi & figuranti a Riace

    http://www.pellegrinieditore.it/Index.html

    http://www.pellegrinieditore.it/FMPro?-db=prodotti.FP5&-format=detail.htm&-token=12586764&-lay=CGI&OrdinaH=2&-find

    Un credibile atto d’accusa fondato soprattutto su una considerevole quantità d’inediti e sconcertanti documenti indagati presso l’Archivio Storico del Museo Nazionale Archeologico di Reggio Calabria, che fanno risaltare senza veli l’inattendibilità di Stefano Mariottini, scopritore “ufficiale” delle statue, del Soprintendente Giuseppe Foti e di personaggi vicini ai due primi attori. Altre insospettabili figure, appartenenti alla Cultura di Stato, avrebbero per varie ragioni partecipato alla “messa in scena”. Il subacqueo romano incassò – prove alla mano – il premio di rinvenimento grazie a un espediente. Giuseppe Braghò riferisce i particolari resi dalla supertestimone (la quale ha già deposto presso il Magistrato inquirente di Locri) presente al momento del furto di scudo e lancia appartenuti ai Bronzi.

    Ancora, racconta dei rapporti intercorsi con il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e con affermati giornalisti “inviati” per intervistarlo, senza tuttavia pubblicarne in seguito le dichiarazioni rilasciate: si suppone che in realtà ci fossero i Servizi dietro alcuni cronisti, “delegati” a carpire i segreti del ricercatore, il quale a ogni buon conto non ha “esposto” le riservatezze originate da due anni di personali investigazioni. L’ipotesi che qualcosa d’importante relativa ai Bronzi di Riace possa essere custodita presso un’impenetrabile residenza americana prenderebbe rilievo. Intrighi che avrebbero visto coinvolti, oltre Paul Getty e Jiri Frel, curatore del Museo di Malibu, i vertici dell’ENI di quegli anni. Il Presidente Sandro Pertini, secondo il giornalista della RAI Franco Bruno era a conoscenza della sconcertante vicenda: cosa spinse il Quirinale al silenzio? L’autore traccia il secondario ruolo della ‘ndrangheta, presunta responsabile della vendita di alcuni reperti trafugati.

    Braghò riporta, fin nei minimi dettagli, le singolari relazioni intercorse con il Consigliere culturale del Ministro e l’imbarazzo dello stesso per l’enigmatica situazione di esponenti istituzionali coinvolti – a titoli diversi – nella vicenda. Comunica, ancora, il buon esito dei preliminari d’indagine svolti dal professor Claudio Mocchegiani Carpano – direttore dello STAS – sulle famose “anomalie metalliche” presenti nelle adiacenze del ritrovamento delle due celebri statue, prospezioni caldeggiate dall’autore della dirompente inchiesta presso l’ex Ministro e preludio di prossimo scavo mirato. Lo studioso critica il “consiglio” del Consigliere di Rutelli: riferire alla Stampa la conferma dell’esistenza delle anomalie avrebbe causato il blocco delle ricerche. Perché il veto? Chi o cosa bisognava proteggere? Perché il Mibac ha eretto un muro di silenzio? Il mare di Riace restituirà altre statue scampate ai furti? Chi ha il terzo Bronzo, scomparso, per come si deduce dai documenti restituiti dall’Archivio del Museo di Reggio Calabria? Perché Stefano Mariottini si rifiuta di fornire spiegazioni? “Parlerò solo con i giudici e i Carabinieri”, afferma. Quali segreti mantiene ancora gelosamente Giuseppe Braghò? E’ lo stesso a comunicare che, per prudenza, custodisce intriganti informazioni riservate. Come si regolerà con l’intricata vicenda il neo Ministro Sandro Bondi, al quale lo studioso vibonese ha chiesto un incontro “senza veli e proibizioni”? Un autentico giallo, con reali possibilità di clamoroso epilogo.

    Vibo Valentia, 26 giugno 2008

    http://www.photographers.it/articoli/bronzidiriace.htm
    http://bronzidiriace.style.it/
    http://forum.panorama.it/viewtopic.php?pid=109228

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