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Non ne hanno dato notizia né i giornali né le televisioni. Solo qualche chiacchiera negli ambienti lagunari e tra i soliti informati. Passa così quasi in silenzio – che speriamo dovuto alla strategia investigativa degli inquirenti – il furto avvenuto lo scorso fine settimana a Venezia presso la casa di Emilio Vedova (1919-2006), sede destinata dell’omonimo archivio fortemente voluto dai famigliari alla morte del pittore, ma che ancora è sulla carta. Si tratta di oltre un centinaio di opere grafiche, dal notevole valore commerciale, conservate all’ultimo piano dell’edificio. Secondo le ricostruzioni i ladri hanno praticato un foro sul tetto dal quale si sono calati per razziare i lavori dell’artista veneziano, fondamentali per la ricostruzione del catalogo ragionato dell’opera grafica, tutt’ora irrealizzato. (d.c.)
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[exibart]













