05 aprile 2007

L’Andy Warhol italiano? È Lele Mora. Parola di Tommaso Labranca, nuova firma di Exibart.onpaper

 

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Pensavate che l’equivalente italico di Andy Warhol fosse Mario Schifano? A smentirvi ci pensa Tommaso Labranca, che sul prossimo numero di Exibart.onpaper va ad arricchire il già folto gruppo di firme della sezione Opinioni con un contributo dalla consueta carica ironica e spiazzante. In cui si stabilisce un gustoso parallelo tra la Factory di Warhol e la “fabbrica” di starlette del manager Lele Mora.
Labranca, scrittore e autore di programmi tv e radio (attualmente conduce Il buono il brutto e il cattivo su Playradio), è noto per i suoi studi sulla fenomenologia del trash e per la sua capacità di analisi delle tendenze sociali contemporanee. Tra i suoi libri più noti ricordiamo Andy Warhol era un coatto, Estasi del pecoreccio, Neoproletariato e il recentissimo Il Piccolo Isolazionista, tutti usciti per i tipi della Castelvecchi.

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5 Commenti

  1. Finalmente uno che ha le palle di affermare che Andy Warhol è stato il primo cancro del sistema dell’arte, un buffone vuoto e superficiale.Criticare il sistema corteggiando il sistema è cosa facile e innoqua.Si esce vivi dagli anni 80?

  2. Andy Warhol in qualche modo si è sacrificato, ha incarnato sulla sua persona la superficialità della società in cui viveva. Personalmente non lo amo, ma ciò non vuol dire che lui fosse veramente una persona superficiale. Spero che il titolo di questo articolo sia una provocazione, comunque sono curioso di leggerlo.

  3. Warol ha anticipato, come ogni artista deve fare con le sue antenne,la tendenza della società che, preceduti dall’america, è arrivata oggi anche da noi con i “personaggi” di vallettopoli e vari atri argomenti che occupano le pagine dei giornali. Una “evoluzione” evidentemente necessaria per approdare, spero, a qualcosa di nuovo e di maggior spessore. Questa società è la controreazione al boom degli anni ’60 che a sua volta era stata la reazione alla guerra e alla miseria. Quale sarà la controreazione alla “miseria” di oggi che non è certo dovuta ai bisogni primari della sopravvivenza come durante la guerra? Credo che oggi sia molto più difficile di allora perchè soddisfare l’anima e ben altra cosa che accontentare il corpo. Gli ultimi bagliori di Warol potrebbero essere i vari Hirst, Cattelan e compagni che già premoniscono il futuro. A chi ne sarà capace il compito di guidarci alla controreazione della vacuità!

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