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Sembrano voler mettere subito in chiaro, con il neopresidente Sarkozy, che con loro non avrà vita facile, gli artisti francesi. Che in un appello pubblicato da L’Humanité esternano tutta la loro insoddisfazione per le politiche culturali e per la stessa organizzazione delle istituzioni ad esse deputate. Nessuno viene risparmiato, dalla politica di acquisizioni e di esposizioni del Centre Pompidou, con la sua “centralizzazione abusiva del potere“, alla Délégation aux Arts Plastiques (DAP) – “sottoposta al mercato ed alla moda” -, a Culture France (la vecchia Agence Française d’Action Artistique, AFAA), per le sue “scelte incoerenti, incostanti e mondane”. Gli oltre cento firmatari reclamano pluralismo ed una “equa ripartizione” delle mostre temporanee, chiedono che gli artisti possano intervenire nelle varie istanze decisionali, che sia incoraggiata l’iniziativa privata, e che l’insegnamento artistico cessi di essere il parente povero dell’istruzione. L’elenco dei firmatari accoglie artisti di tendenze e di generazioni diverse, in qualche caso molto noti ma dimenticati delle tendenze attuali, dai promotori Jean-Michel Meurice, Jean Le Gac, Ernest Pignon-Ernest, Henri Cueco, ai molti che hanno sottoscritto, fra i quali Daniel Dezeuze, Erro, Peter Klasen, Bernard Pagès, Anne e Patrick Poirier, Claude Viallat, Ben.
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