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È il leggendario taccuino utilizzato da grandi artisti e intellettuali degli ultimi due secoli, quasi un simbolo del nomadismo contemporaneo, silenzioso e discreto custode di una straordinaria tradizione che è ripresa nel 1998. Ora il Moleskine, ed in particolare i Moleskine City Notebook, vuoti, ad eccezione delle mappe, diventano protagonisti di una mostra all’Art Director’s Club di New York. Moleskine ha dato 70 taccuini vuoti e rilegati a mano ad alcuni dei più creativi artisti, architetti, registi, designer, illustratori e scrittori di tutto il mondo. Tra questi Dave Eggers, Mike Figgis, Massimiliano Fuksas, Javier Marìas, Antonio Marras, Paolo Pellegrin, solo per citare alcuni nomi. Che sono stati invitati a riempire i taccuini con le storie e le descrizioni dei loro spostamenti e delle loro esperienze quotidiane in un progetto a sostegno di Lettera 27, un’organizzazione non-profit la cui missione è difendere il diritto all’alfabetizzazione e all’educazione nelle aree più represse della Terra. I taccuini sono ora esposti nella mostra Detour – curata da Raffaella Guidobono – all’Art Directors’ Club di New York. Durante la mostra – che segue le precedenti tappe di Londra, Milano e Tokyo – presso alcuni punti vendita di Manhattan ha luogo anche My Detour , una serie di installazioni in cui i visitatori sono invitati a tracciare la propria mappa della città, evidenziando luoghi da scoprire, itinerari preferiti, ristoranti, musei, gallerie, negozi, spazi privati e molto altro.
Fino al 29 giugno 2007
Art Directors Club
106 West 29th Street – New York
Web: www.moleskinecity.com – www.lettera27.org
[exibart]










che stupidata l’appunto sul moleskine agenda di 25 euro potrei comprarne uno meno caro ma fa piu figo accompagnato all’mp3 nano i-pod!
ma andate proprio a baciare il sedere di ogni sponsor!
il Moleskine è unico.
E’ più robusto di altri taccuini, la qualità della carta è migliore, ha una tasca nel fondo, è rifinito bene e costa solo 10 euro
Quando la praticità e la funzionalità di un qualsiasi oggetto, che fa parte di un’intima consuetudine d’uso quotidiano (tanto da essere dimenticato come ci si dimentica di avere un rene o il cuore) escono dal proprio stile di vita per divenire con la comunicazione di massa propagandistica dei nostri tempi, uno stile “punto e basta”, allora il rischio è proprio di veder gettato alle ortiche quell’oggetto, deformata la vera natura per cui è nato tanto da non riconoscerlo più scambiando la popolarità per la celebrità, ed essere ad torto collo ingloba(lizza)ti in un contesto sociale di snob cafoni esibizionisti da cui ci si era preservati la familiarità e la reciproca conoscenza.
Putroppo siamo civilizzati ed eredi senza beneficio d’inventario degli Swatch d’autore e delle le tazzine Illy.
Angelo Errico.
Proprio ieri ho trovato il blog visivo di Fabio Iaschi che alla Moleskine ha dedicato un progetto con i suoi disegni. Molto bello. Evidentemente l’agenda nera ispira.
io non credo si tratti di leccare il culo agli sponsor, se non ci fossero loro tanti bei progetti non potrebbero esistere.
benvenga la moleskine e lo sponsor.
Un grazie a Margherita per le belle parole.
Personalmente, non intascando nulla dal mio progetto, mi sento più sponsor della Moleskine che sponsorizzato. Anni fa vidi l’agenda nera su uno scaffale di Feltrinelli, mi piaque, la comprai. Allora non sapevo di cosa si trattasse, ma il foglietto illustrativo posto all’interno rimediò subito alla lacuna.
E’indubbiamente vero, quest’agenda è un oggetto snob e costoso… ma la carta è proprio bella, disegnarci è un piacere. Il formato è pratico. La legatura è resistente, così come la copertina. Grazie all’elastico tutto rimane compresso, evitando di spargere ovunque pagine posticce.
Sabato sono tornato da New York, se avessi saputo prima della mostra l’avrei visitata molto volentieri. Non ne conosco i contenuti, ma l’esposizione di una Moleskine, in alcuni casi, mi sembra più uno spot voluto dal produttore che un opera d’arte. Mentre alcuni artisti, come l’amico Joachim Robert, condividono la passione per la Moleskine derivata dal suo utilizzo, come un mantra, una vera droga. Provatela.