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Doug Aitken, Matthew Barney, Jonathan Bepler, Tacita Dean, Trisha Donnelly, Olafur Eliasson, Liam Gillick, Dominique Gonzalez-Foerster, Douglas Gordon, Carsten Höller, Pierre Huyghe, Koo Jeong-A, Anri Sala, Tino Sehgal, Rirkrit Tiravanija. No, non è l’elenco dei partecipanti di una delle tante biennali ormai sparse per i cinque continenti. Che già sarebbe prestigiosissimo, anzi quasi impossibile da realizzare. No, questo è l’elenco degli “attori” che l’artista francese Philippe Parreno – quello del film su Zidane, ricordate? – è riuscito a portare sul palco della Manchester Opera House. Coinvolgendoli nel suo ultimo folle progetto, lo spettacolo Il tempo del postino, da lui diretto insieme ad Hans Ulrich Obrist, con il sostegno della Henry Moore Foundation, e tenutosi nei giorni scorsi nell’ambito dell’International Festival di Manchester. Nè cabaret, nè tragedia, né performance, lo spettacolo sfida i generi, affidando ai protagonisti 15 minuti ciascuno per interrogarsi alla loro maniera sui limiti dello show. Con Doug Aitken – ad esempio – che invita sulla scena due maestri delle televendite americane, e Matthew Barney che regala una performance degna dei suoi Cremaster, dove si incontrano Anubis e trombettisti, nudi ed automobili fracassate. Il tempo del postino sarà riproposto nel febbraio 2008 al Théâtre du Châtelet, a Parigi.
[exibart]









