29 agosto 2007

Giovanissima, sconosciuta e non troppo originale? È l’artista perfetta per Saatchi…

 

di

Emily Prince alle prese con la sua installazione
Si chiama Emily Prince, la sua opera – American serviceman and Women who Have Died in Iraq – la potete vedere (o l’avete vista) alle Corderie dell’Arsenale, in una Biennale di Venezia dove di lei si è parlato quasi esclusivamente per il fatto di essere l’artista più giovane presente, con i suoi 26 anni. Giovanissima, quindi, abbastanza per essere ancora “libera” nel grande supermarket dell’arte globale, ma con questa presenza veneziana da gestire in chiave pubblicistica e anche commerciale. Tutte caratteristiche che hanno stuzzicato l’interesse di un talent scout navigato come Charles Saatchi, che infatti – stando a quanto riportato dal portale artinfo.com – si è precipitato ad accaparrarsi la voluminosa installazione, composta da 3.900 piccoli disegni di militari e donne americani morti nelle guerre di Iraq e Afghanistan. L’opera, per la quale Saatchi avrebbe sborsato una cifra vicina ai 500mila dollari, dovrebbe andare ad integrare la mostra Usa Today – New American Art from the Saatchi Gallery, in programma per questo inverno all’Ermitage di San Pietroburgo.

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15 Commenti

  1. 500 000 dollari? Ma da quale fonte viene questa notizia?
    tutti sanno che le aste degli artisti “internazionali” sono spesso gonfiate e dovremmo sorbirci questa fregnaccia? forse un pò di scetticismo non guasterebbe…
    si vuole forse far passare l’idea che i valori del sistema dell’arte sono frutto di una sorta di lotteria? saatchi come il principe azzurro per un esercito di neo diplomati che aspirano alla carriera di artisti…..
    anch’io anch’io merito. sono così bravo e sensibile, anch’io c’ho qualcosa!

  2. 5000 dollari sarebbero fin troppi per un lavoro vecchio, già visto, troppo didascalico e spinosamente retorico.

  3. super figa!!
    e brava!
    saatchy impenna il mercato e lei costa subito una bella cifra!

    bella e brava!
    ma scherziamo?
    cè tutto!

    grande Emily

  4. ..beh, se fosse vera la cifra o fosse anche solo un quarto, lei almeno ha avuto la possibilità di essere quello che è , riconosciuta come artista di talento con davanti a se ora le porte aperte per vivere ciò che ogni artista brama…compresa la sottoscritta…

  5. A me il suo lavoro presentato alla Biennale è piaciuto molto.
    Poi non capisco come si possa criticare, se critica è, ricorrendo alle frasi fatte di: vecchio, già visto…ma oggi cosa non è vecchio o già visto? E che categorie rappresentative sarebbero nel XXI secolo il vecchio o il nuovo? Un po’ di apertura mentale in più e meno invidia…
    Troppo didascalico? Ma cosa significa?
    Mi sembrava di aver capito che ognuno potesse esprimersi come meglio credeva…bo forse mi sbagliavo…..

  6. Parto dal presupposto che “vecchio” e “già visto” non sono frasi fatte ma esemplificazioni di un discorso molto più complesso, usate per semplice bisogno di sintesi.
    Gli artisti che negli ultimi vent’ anni hanno lavorato con il planisfero sono tantissimi. Credo che per una Biennale, esporre un lavoro che declina ulteriormente questo soggetto sia ammissibile solamente se il lavoro in questione è capace di indagarne il contenuto sotto una luce nuova.
    Non è questo il caso. Una mappa del mondo con i volti dei soldati uccisi in IRAQ e Afghanistan non propone nulla di nuovo su un piano formale, trasuda di retorica ed è didascalico nella misura in cui crea una connessione tra quello che sappiamo (migliaia di soldati sono morti in queste guerre) e quello che l’ artista ci dice (…migliaia di soldati sono morti in queste guerre…) che è troppo semplice.

  7. cosa, cosa? Solo chi è giovane può essere preso in considerazione per fare arte? E chi non lo è lo invitiamo al suicidio? Roba da matti!!!!

  8. Cose da pazzi!!! Artisti giovani, artisti vecchi, ma quando mai è esistita questa distinzione nella storia dell’Arte. Oggi si rovesciano i ruoli solo perchè l’artista è inteso come qualcuno da fruttare al livello commerciale. Soldi , soldi, artisti piegati per una fama effimera al bieco e avvilente mercato. Una volta i giovani artisti dovevano fare la gavetta ed andare a scuola da quelli più esperti. E chi vi parla non è certo matusa…Vergonga…

  9. Si è vero il messaggio dell’opera è che “migliaia di soldati sono morti in queste guerre” ma l’artista fa un passo in più: a quei soldati da un volto e quel dramma viene vissuto con più partecipazione poichè quei morti da numero diventano carne ecco perchè quell’opera non è “troppo semplice”. Inoltre l’artista ricalcando le foto dei soldati deceduti si fa portavoce di quel dramma e fondamentalmente dona a quei morti l’eternità evitando che vengano dimenticati come spesso l’uomo fa…anche in una biennale d’arte che spesso è solo fanfara l’artista vuole farci pensare.

  10. Nei tuoi messaggi v’è la stessa enfasi che nell’ opera in questione…
    Stai sereno, il volto di quei soldati continuerebbe ad essere ricordato anche senza l’ intervento della Price, grazie all’ incredibile e vergognosa propaganda che il governo Bush sta facendo a queste guerre di occupazione.
    Se si vuole ancora fare arte politica, bisogna saperla fare. Perchè i volti dei soldati americani a rappresentare la mappa del mondo ?
    Non c’è nessuna profondità in un’ indagine che mostra solamente una faccia della medaglia, ricoprendo il planisfero solamente con i volti dei sodati americani. Gli stessi soldati che lavorano nelle carceri di Abu Grahib tra l’ altro…poteva mettere a questo punto anche la figurina d Quatrocchi e di tutti gli altri mercenari che svolgono “sevizio” in Iraq.

    E i soldati Iraqeni ? E le migliaia di civili ? dove sono finiti in questa puntuale e complessa opera di denuncia…forse le si era stancato il polso.

    A me piace andare al mare, tu e Saatchi evidentemente vi accontentate della piscina comunale.

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