20 settembre 2007

Critichese o letterario? A Pordenone convegno sull’Arte di scrivere d’Arte

 

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La domanda – diciamocelo – ce la siamo fatta tutti, almeno una volta. “La critica d’arte usa un linguaggio, a volte aulico, a volte troppo tecnico e per questo difficile per i non addetti ai lavori?”. Ora se la sono posta anche gli organizzatori dell’incontro L’Arte di scrivere d’Arte. Dialogo a più voci sui caratteri di stile e i problemi di comunicazione della critica d’arte, previsto nell’ambito di Pordenonelegge 2007 presso l’Auditorium del Centro Culturale Casa A. Zanussi di Pordenone. A proporre il loro punto di vista ci sono i critici d’arte Enrico Crispolti, direttore della Scuola di Specializzazione in storia dell’arte dell’Università di Siena; Claudio Spadoni, direttore del Museo d’Arte di Ravenna; la filologa Monica Centanni, docente di archeologia classica presso l’Università IUAV – Venezia ed il musicologo e giornalista Sandro Cappelletto. Moderatore del dibattito il critico d’arte Fulvio Dell’Agnese.






Venerdì 21 settembre 2007 – ore 9.30
Auditorium del Centro Culturale Casa A. Zanussi
Via Concordia 7 – Pordenone
Info: 0434553205 –
cicp@culturacdspn.it
Web: www.culturacdspn.it


[exibart]

2 Commenti

  1. Fino a quando si usaranno parole quali “addetti ai lavori” è inutile menare il can per l’aia (eufemismo di menarsela), nessuno dei “non” addetti ai lavori è incluso nel blableggio (vedi forma ossessiva di parlare addosso alle opere e volutamente incomprensibile, tendente al difficile per tirarsela un bel po’).Anni di frequentazione di questo “mondo a parte” (oltre l’arte comprende una p di troppo)e non ho ancora visto quali siano e dove i lavori che gli addetti continuamente e inesorabilmente eseguono: lavoratori al nero?..tempi duri! scarpe adatte e caschi di protezione, eventualmente..ed eventualmente le tasse, perchè “c’è più gusto ad essere italiani”..anche se non si è mai stati in Italia. Manca l’Opera degli addetti, rimane il progetto, il fraseggio sulla carta..il can per l’aia maltrattato a mo’ di suora almodovoriana da tutti..e manca una critica che d’arte degna del proprio ruolo, del mestiere di essere e, sì di vivere.

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