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Va bene scrollarsi di dosso un po’ di quella sensazione di ingessatura, che comunque (o forse per fortuna?) caratterizzava quello che rimane uno dei musei più importanti al mondo, per l’arte antica e moderna. Va bene inserirsi nella vorticosa corsa all’espansione globale, con l’apertura di branches a Las Vegas, Kazan (nel Tatarstan, Russia centrale), Amsterdam, Londra (ora in chiusura), fino a Ferrara, inaugurata nei giorni scorsi. Ma ora il taglio si fa decisamente più deciso, e dimostra l’efficacissima attitudine comunicativa del direttore Mikhail Piotrovsky, piombando magari nella costernazione più di un purista. Eh sì, perché presto – come informa The Independent – a fianco della Madonna Litta di Leonardo, o della Danae di Tiziano, si potrebbe vedere una mucca-in-formalina di Damien Hirst, o un letto sfatto di Tracey Emin. Il museo, che si è dotato di un curatore per l’arte contemporanea, Dimitri Ozerkov, metterà sostanzialmente una sala a disposizione di Charles Saatchi, una sorta di project room, dove il collezionista esporrà a rotazione opere della sua collezione. Si comincia con A Big Family, del cinese Zhang Xiaogang, acquisita da Saatchi nel 1995 per 1,4 milioni di dollari, l’allora record per un’opera di arte cinese.
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