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Di foglietti così capita a tutti di vederne, in giro. Dal classico “Torno subito” del salumaio impegnato in impellenti bisogni fisiologici, al “Suonate interno 23“, magari della lavandaia con la verdura sul fuoco. Certo nessuno si sognerebbe di leggerne uno alla porta di un importante museo di una capitale europea. Magari a Parigi, al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, per esempio. O a Londra, all’Ica. O al nuovo New Museum di New York, giusto per citare centri d’arte parigrado rispetto al nostro: ovvero non grandissimi, ma comunque con ambizioni internazionali.
E invece accade a Roma, dove il Macro ha esposto, in data 30 dicembre, il foglietto che vedete sopra. E che ancora sta li. Stupisce che un grande museo si possa fermare perché manca la luce, certo. Stupisce ancor più che lo possa fare per giorni e giorni, non tuttalpiù per qualche ora. Ma è ancor più grave il fatto che lo comunichi con foglietto e pennarello! Eppoi stupisce il silenzio generale: se anche l’ultima delle kunstverein tedesche osasse comportarsi in maniera così cialtrona, i giornali e gli stessi cittadini la seppellirebbero di ridicolo. A Roma ormai la sciatteria e il lassismo stanno diventando la norma, e allora accade che un fatto di per se isolato – seppure a livelli sublimi di dilettantismo – diventi un campanello di allarme per una situazione divenuta ormai preoccupante per lo stato della capitale d’Italia. E a sottolineare questo ora è proprio Exibart, che qualche stagione fa coniò il neologismo della “rinascita romana” (poi ripreso da tutta la stampa), scommettendo su quel clima di attivismo, dinamismo e vitalità che si percepiva nell’atmosfera capitolina, specie in ambito artistico. E che ora invece deve registrare un contesto di aree cittadine in abbandono, di arredo urbano da quarto mondo, di abusivismo diffuso, di traffico ingovernato, di sosta selvaggia e doppie file da megalopoli indiana, di sporcizia e strade degradate ovunque, anche nei quartieri più chic, come quello del Macro. Davvero si pensa che in questo contesto possa germinare una capitale dell’arte che si confronti a livello internazionale non già con Londra, New York o Parigi, ma per lo meno con Berlino, Madrid, Vienna o Zurigo? Il degrado della città – che non è certo imputabile al bravo direttore del Macro Danilo Eccher, come non gli è imputabile il foglietto sdrucito dal quale abbiamo preso spunto – è arrivato a livelli tali che i marciapiedi, il traffico, la sporcizia, l’abusivismo, la prostituzione, i graffiti e il vandalismo, l’accattonaggio, le bidonville dovrebbero essere le uniche preoccupazioni dell’amministrazione, non certo l’arte.
E tutto succede proprio mentre il sindaco festeggia il boom dei biglietti staccati nel 2007 nel circuito dei Musei Capitoli, dichiarando che per le feste natalizie Roma ha fatto il record di turisti. Quanti tra questi turisti avevano programmato un Capodanno romano anche per vedere la bella mostra di Giuseppe Gallo al Macro? Lo stesso sindaco che è stato – non a caso – protagonista della assai discussa scenata dell’opening della nuova galleria di Lerry Gagosian, svelando una inelegante subalternità all’ospite potente. Con una performance (chiusura della strada compresa) da paese sudamericano. Si chiudono strade e ci si scomoda un sabato mattina per l’opening di Gagosian e poi non si fornisce il Macro di stampanti e carta intestata per comunicare un qualsiasi “out of order“?
Vorremmo sbagliarci, ma quel foglietto sgualcito, con tanto di incespicantissima traduzione in inglisc, potrebbe diventare un simbolo che segna il definitivo tramonto di Roma come eterna candidata – eternamente irrisolta – a reginetta del contemporaneo in Italia. Sotto a chi tocca, le sostitute (da Torino a Napoli a Milano a Bologna) non mancano di certo.
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Visite di stato chéz Gagosian…
[exibart]












Mi sorgono dei dubbi circa l'”ufficiale” motivo di chiusura del Macro………………….vogliamo scommettere che martedì prossimo riaprirà?
p.s.
l’articolo è da inviare a dagospia
Premesso che se davvero mancava la corrente la stampante non sarebbe poi servita a molto…quello che purtroppo temo è che non fosse presente il direttore e i custodi ne abbiano approfittato per farsi un giorno di ferie…tanto per i 5 visitatori che riesce ad attrarre quotidianamente grazie alla irresistibile programmazione…
Certo che più faziosi e bugiardi di così! Questo è un articolo politico, e non una riflessione sulla cultura. Poi basta con questa st*****ta della grande Parigi. Ma lo vogliamo fare questo confornto con l’offerta culturale e museale di Roma? Penso che la Capitale annichilirebbe questa tanto fasula bufala parigina. Invece di fare politica, perché non date la notizia del nascante Museo della via Flaminia?
ma allarme che e stupisce che?! già l’italia dell’arte fa schifo tutta, figuriamoci roma e il sud! ma quale rinascita romana, a roma non crescerà mai più l’erba, e se anche ci fossero 10 musei grondanti di soldi, chi li gestirebbe? gli idioti attuali? ma mi faccia…!
Il signore che ha pubblicato questo articolo iniziato con la scusa del foglietto volante poteva risparmiarci la sua personalissima critica da cittadino illuminato riguardo l’urbanistica e l’organizzazione o disorganizzazione della capitale, mi dispiace constatare che un giornale che si dice rivolto all’arte (quale poi?)dia ampio spazio ad un attacco di tale veemenza contro la città, o forse sarebbe meglio dire contro il suo primo cittadino?( non si è ottenuto qualcosa?),ed è oltremodo squallido scrivere rimanendo nell’anonimato.
Caro sig. pseudogiornalista si attenga alla cronaca critichi se vuole la scarsa organizzazione del museo e del suo direttore(al quale ha steso gentilmente la lingua)lasci che alla rinascita della città ci pensino i cittadini.
No, invece, l’autore ha perfettamente ragione e questo, comunque, lo può capire soltanto chi abita a Roma, come la sottoscritta.
La capitale ormai è divenuta un luogo per speculatori di ogni sorta, da quella edilizia a quella ‘culturale’. Con la scusa di una presunta (per quanto mi riguarda) ‘riqualificazione’, l’attuale sindaco sta distruggendo molte aree verdi di Roma e periferia. Così come non concede spazio ai giovani. Troppo impegnato con il suo nuovo partito, il sindaco farebbe meglio a dimettersi e a lasciare il posto a qualcuno che sappia veramente cosa significa riqualificazione e infrastrutture. Magari un architetto o un ingegnere, non un “non si sa bene cosa sia” sindaco.
E comunque non soltanto il Macro soffre. Andate, andate alla Galleria Borghese, e vedrete che bei servizi offre, così come i poveri dipendenti degli altri musei, i quali vorrebbero aprire e percorrere nuove vie, ma ciò è impedito proprio da una sorta di lassismo culturale, sociale che accompagna ormai questa città da alcuni anni.
E la periferia? Un disastro totale. Illuminazione assente (con bellissimi fari spenti… a fare da cornice), strade importanti (vedi la Cassia e la Trionfale) completamente rovinate.
Non ha ragione, eh?
Certo che i grandi eventi culturali, i musei e i festival dànno più visibilità di una ordinaria amministrazione corretta: e mi riferisco alla sicurezza, al traffico, all’efficienza del trasporto pubblico, alla funzionalità degli asili nido e a tutti quei settori che coinvolgono il nostro vivere quotidiano.
Ma perchè tanta acredine contro Veltroni? Sì, è vero, la sua presenza da Gagosian è stata uno scivolone su una buccia di banana, ma la spazzatura di Napoli(che invitate a candidarsi a capitale culturale) non è forse peggiore di un foglietto scritto a pennarello?
Speriamo in un 2008 migliore, per tutti!
Basti andare a vedere la Piazza di Regina Margherita. Bello (potenzialmente) slargo urbano a non piu’ di 200 metri dal macro. Ebbene il comune ne ha curato il restauro ed il restyling, tutto molto bello. Peccato che la piazza è stata completamente consegnata alla sosta abusiva. Vi sono auto sui marciapiedi, sugli spazi pedonali. Dappertutto. Pare una qualsiasi città mediorientale!!!!
Cara Valeria,
paradossalmente (molto paradossalmente), la spazzatura di Napoli è un problema inferiore dell’incuria e della sciatteria di Roma. Perché per lo meno di Napoli si parla. Eccome. Di Roma invece si parla solo di come sia passata dal venticinquesimo all’ottavo posto della telecomandata classifica del Sole24Ore.
Caro Tagliaculo,
i fondi non firmati si intendono, come in ogni testata, espressione del pensiero del direttore. Ovvero del sottoscrito. Il quale, non me ne voglia, tende a dare una lettura ampia, lungimirante e perchennò politica anche di un fogliettino…
E’ dal 2002 che non facciamo che sottolineare le virtù della nuova Roma; abbiamo dunque credo titolo per evidenziarne i vizi. Specie se sono diventati maggioritari rispetto alle virtù stesse.
Ha ragione Morimura, Roma è la città che ha il più alto tasso di assenteismo (leggi malati immaginari) tra i dipendenti comunali. Una roba che ha fatto ultimamente scandalo (e si sa, quando c’è uno scandalo tutto resta come prima). Ebbene al MACRO i dipendenti avranno semplicemente fatto ponte. Come è successo a Novembre, per i Santi, quando alcune anagrafi hanno semplicemente CHIUSO nel giorno di ponte. Un caso unico al mondo.
Caro/a Tolle,
forse hai ragione a dire che la classifica del Sole 24 ore è telecomandata: io ho pensato che fosse telecomandata anche quella di Legambiente che ha assegnato il terzo posto a Roma come città attenta all’infanzia, ma la spazzatura di Napoli è telecomandata dalla camorra…questo ci deve fare riflettere. Che poi abbia una visibilità sulla stampa nazionale mi sembra il minimo:ormai è una vera emergenza di ordine pubblico e sanitario, ma di questo tipo di visibilità se ne fa volentieri a meno.
In quanto al cialtronismo del cartello è talmente evidente: mi chiedo solo quanto spendano per la comunicazione al Macro(sicuramente tanto) e, magari, chi doveva occuparsene era in ferie e non rispondeva al cellulare(capita sempre così). Ma, aldilà delle opinioni personali, bene ha fatto EXIBART a segnalarlo!
Tutta colpa di Gavarro!!!!
mi scusi Tagliaculo, ma quali cittadini?
La conosce Roma? Lo ha mai preso, per esempio il trenino che dalla stazione termini porta alla casilina? Il nostro benamato sindaco lo ha mai preso? Il nostro sindaco, nonostante ognitanto lo si possa incontrare, facendo tanto il bravo di casa, al supermercato di via tevere poichè abita lì dietro ha mai preso la metropolitana o girato per le periferie a piedi, per non parlare di quartieri centrali quale l’esquilino e il parco del colle oppio?
La cultura dovrebbe essere al primo posto in un paese che si rispetti, se così non è il resto è l’indice della nostra civiltà!
Sono d’accordo con Mister Tolle.
Purtroppo quello che più mi allarma non è l’articolo,che è fin troppo ovvio come timido attacco politico, ma scoprire che quel fondo, mai parola fu più azzeccata ,è stato scritto da un DIRETTORE,ecco questo si che mi mette in allarme.
Non me ne voglia lei carissimo direttore, ma quella che lei stesso ha definito come “ampia lettura” a me è parso più come un accanimento verso la città ed i suoi residenti,oltre che un inutile mucchio di ovvietà.
Soprassiedo sul titolo di cui lei dice di disporre, fin troppo chiara sarebbe la mia replica e probabilmente censurata.Nell’italietta dei direttori accade anche questo.
Fred Tagliaculo Roma
ma il signor tagliaculo ha idea di cosa significhi scrivere e/o dirigere un giornale? o meglio, ha idea di qual è il ruolo di una testata giornalistica?
e poi chiacchiera chiacchiera ma si firma con uno pseudonimo…
ma per favore!
al di là dell’articolo, credo che il macro e soprattutto Eccher (il quale ne è il direttore e non si può affermare che non abbia nulla a che vedere con il foglietto-avviso) debbano delle spiegazioni per l’accaduto. forse ha a che fare con la scarsa presenza di personale? Ricordo che ci sono musei a Roma, come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, che chiudono continuamente settori per mancanza di personale, ma dichiarano di essere aperti dalle 8:30 alle 19; non farebbero forse meglio a ridurre l’orario, invece di essere ipocritamente disponibili? anche il Macro è aperto dalle 9 alle 19…ci sono musei in Europa che aprono dalle 12 alle 18 e offrono sicuramente servizi migliori, noi dobbiamo sempre “fare scena”.
Tagliaculo,
accanimento verso i suoi residenti?
A quali residenti si riferisce? A quei pochi privilegiati che vivono nell’oasi del centro storico ( Ztl ) al 99,9 % Veltroniani, e trascorrono le feste a Cortina, a St. Moritz, in Kenia e ai Caraibi ?
Il direttore è stato fin troppo buono e forse come lei dice anche ovvio nel commentare la notizia, sicuramente non ha scritto falsità e resta il fatto che un museo non può rimanere chiuso per banali motivazioni. E’ vergognoso al pari dei dissestati marciapiedi della nostra “eterna” amata città.
Initil dire che tonelli ha ragione da vendere.
che si firma tagliaculo…piove governo ladro…
Caro Massimiliano,
è magra consolazione ascoltare chi come te ha l’onestà di denunciare apertamente come stanno le cose.
Roma, come del resto gran parte dell’Italia, è un contenitore assolutamente inadeguato in rapporto ai preziosi contenuti di cui è depositario e che il mondo intero ci invidia.
Un contenitore carente di quanto necessita alla adeguata salvaguardia e fruizione di ciò che contiene. Un contenitore talvolta “colabrodo”, che lascia ancora oggi andare in malora ricchezze storiche, ambientali ed umane.
In questo contesto assume una connotazione assolutamente propagandistica e di copertina l’esposizione di quella infinitesima fetta di beni italiani recuperati all’estero. Esposizione indubbiamente importante, ma che di fatto dichia un’efficienza altrimenti scarsamente dimostrata.
Con tutte le carenze e le possibili giustificazioni che si possono addurre a questa grave povertà di mezzi, ritengo che l’aspetto più grave si la mancanza di coscienza e di amore (professionalità) in chi è chiamato a definire il contenitore Italia: dal politico che si occupa per scelta del nostro paese, all’impiegato che scrive alla meno peggio e a pennarello un messaggio sul quale si gioca l’immagine di questo nostro stesso paese.
Giuseppe Salerno
E per giunta l’ignoto estensore dell’avviso ignora la elementare regoletta che la lettera “i” in stampatello è sempre priva del puntino.
Ulteriore esempio di sciatteria…
Dobbiamo rassegnarci, ormai l top top della comunicazione avanzata, non sono gli UMTS, ma i PIZZINI! E’ quindi coerente che in un sistema culturale romano “oscuro”, per usare un eufemismo, si comunichi con i pezzi di carta appiccicati qua’ e la’!
Dissento sul fatto che il Direttore non abbia responsabilità dell’accaduto: il ‘bravo’ Eccher (bravo per quale ragione?) è il primo a dover rispondere dell’accaduto.
La mia città è la città dell’indolenza, la città dell’arroganza, di chi guida con una mano sul cellulare e l’altra che fa le corna, di chi se gli gira si prende una vacanza alla faccia di quei 4 coglioni di turisti, è una città grassa e viziosa , moralista e lussuriosa nel cui ventre vivono stanca e umida la furbizia e l’inganno il “damoje na sola” e il “te vojo bene”, la città di Alberto Sordi, di Andreotti, del Papa e i Cardinali,e dei nipoti di quei Papi e di quei Cardinali che disfarnono Roma come neanche Attila seppe fare , e sinceramente , allafine, il belletto dei musei me la fa sembrare ancora più troia.
Pizzino, ecco di che si tratta. E’ un pizzino. La Repubblica dei Pizzini.
La città è burina come non lo è mai stata. Aridatece Cicciobbello.
caro direttore, cari lettori.
state ben attenti…”c’avete fatto caso?” direbbe Fabrizi. Ve ne siete accorti che il cartello con la data 30 12 07 è pienO di bianchetto?o “scolorina”, come si dice al nord. Quindi non è la prima volta che capita. Ogni tanto con tale leggerezza si permettono di chiudere un museo…come del resto i baroni che insegnano nelle università commentano la loro assenza. SENZA GIUSTIFICAZIONE.
Caro direttore, senta qua, non mi reputo granchè scafato, ma quel tanto che basta a saper che apostrofare Eccher come “bravo”, per contrappunto significa dire, vivadio, ch’è un incapace. o meglio un vero fannullone. andiamoci pure dentro la questione:per caso siete soddisfatti del suo comportamento? da cittadini,da operatori, da gente interessata, vi pare accettabile questo Macro?
cari lettori, sperando mi pubblichino la proposta, sperando non mi cestinino. eccola: INONDIAMO QUESTO SPAZIO DI COMMENTI PER CHIEDERE LE DIMISSIONI, ANCHE SIMBOLICHE, DI DANILO ECCHER. CI STATE?
Domandina per chi ha scritto l’articolo: hai vissuto per caso chiuso dentro ad un armadio fino ad oggi? Sporcizia (in tutti i sensi), faciloneria, opportunismo e teste chine non sono una novità… e non basta non parlare di alcuni problemi per farli scomparire! E a quanto pare non basta neppure sfoderare le migliori abilità oratorie per trasformare un rospo in un principe.
Best!
Il biglietto è patetico, come tante cose italiane, e temo di dover dar ragione ad Asterix, anche se, troppo ottimisticamente, ha ristretto il suo pensiero ai romani, ma temo che molto si adatti agli italiani, abbastanza in generale.
Però è vero che l’articolo mi sembra pezzetto di mediocre e qualunquista giornalismo politico dissimulato da pezzo sull’arte. Il che non sarebbe nulla di male, se almeno non fosse dissimulato ma dichiarato e non ci fosse la leccatina di rito al direttore del museo, che poverino, lui che ne poteva sapere?, è solo il direttore…
Poi, mi viene da pensare che se Exibart “qualche stagione fa coniò il neologismo della “rinascita romana” (poi ripreso da tutta la stampa)”e ora invece la situazione è così tragica, forse Exibart era stata un pò troppo ottimista, o adesso massacra facilmente l’operato della città, nella persona unica del suo sindaco? Come al solito in Italia per la stampa oggi sei Dio e domani un coglione, non è una novità.
Carino, come al solito negli ultimi tempi, il tocco di classe di autoincensarsi un pò, facendo notare come Exibart “coniò il neologismo Rinascita Romana”, di cui tutta la stampa si riappropriò subito dopo… Altrochè, per mesi non si sentiva altra definizione… Ma per favore.
Ciò che volevamo cercare di significare è tutto il contrario di una richiesta di dimissioni per Danilo Eccher. E addirittura tutto il contrario di una colpevolizzazione dell’impiegato fannullone (che senz’altro ci sarà ed è da riportare sulla retta via) che aspetta la pensione prestando servizio al Macro.
Quello che volevamo affermare è che il pizzino sgualcino è assolutamente e perfettamente co-e-ren-te con l’atmosfera che si respira in città in questi mesi. Una atmosfera, purtroppo, che non consente voli pindarici relativamente ad autoproclamarsi capitale del contemporaneo o similia. Nonostante, come ama ripetere il sindaco, Roma risulti all’estero “molto trendy…”. Bha…
Come riempire una pagina anche quando non c’è bisogno,questo è ciò che penso della stampa italiana tutta, e soprattutto come usare una testata seppur di tiratura ridottissima come il giornalino dell’arte(o pseudo che sia) a proprio vantaggio nascondendosi dietro un fogliettino e difendendo un agonizzante struttura come il macro divenuta tale grazie all’operato(quale?)del suo direttore.
A cosa serviva parlare di roma e della sua inciviltà sia burocratica che ambientale,è chiaro ai romani e non,ma se invece si vuole attaccare qualcuno lo si faccia apertamente e senza troppi giri di parole,se veramente si vuole essere presi in considerazione altrimenti si rimanga in silenzio e si continui a venderi spazi pubblicitari,ecco questa è la direzione ed il sistema attuale del giornalismo italiano,cari i miei signori sotto.
Roma altro non è che una delle tante grandi città italiane afflitte da stesse problematiche..la rinascita avverrà quando qualcuno si degnerà di agire chiaramente e apertamente..per quel che riguarda l’arte il discorso è ben più grave ,ma è inutile parlarne è fin troppo evidente ed al contrario del giornalismo fin troppo chiaro e apertamente conclamato.
Eccher è ora di mollare l’osso.
07/01/2008
detto da uno
che si firma tagliaculo…piove governo ladro…
Come dicevo all’altro signore dopo di lei preferisco di molto Tagliaculo a Leccaculo
07/01/2008
domanda
ma il signor tagliaculo ha idea di cosa significhi scrivere e/o dirigere un giornale? o meglio, ha idea di qual è il ruolo di una testata giornalistica?
e poi chiacchiera chiacchiera ma si firma con uno pseudonimo…
ma per favore!
Alla sua domanda carissimo le rispondo con una foto,forse ne trarrà giovamento.
Il mio pseudonimo come dice lei altro non è che il mio nome e cognome, magari la prossima volta mi firmerò come Leccaculo forse le darà più soddisfazione.
http://photo.net/photodb/photo?photo_id=6813767
(riceviamo in redazione e qui riportiamo)
Roma, 7 gennaio 2008
Caro Tonelli,
leggo con un certo imbarazzo l’articolo apparso su Exibart domenica 6 gennaio in merito alla chiusura di MACRO il giorno 30 dicembre scorso e vorrei, solo per chiarezza, precisare alcuni aspetti:
1) E’ vero, mi assumo la responsabilità e me ne scuso, il cartello appeso alla porta del museo domenica 30 dicembre, risulta sciatto, dozzinale e comunque non adatto ad un importante Museo di una grande capitale europea.
2) Va però precisato che non si è trattato di una banale ‘mancanza di corrente’ bensì dell’incendio dell’intera cabina elettrica che alimenta il museo. Un incidente estremamente complesso che ha richiesto l’intervento della ’ACEA’, dell’ufficio manutenzione del Comune, dei responsabili di MACRO e dei responsabili del cantiere del nuovo Museo. Il guasto è stato provocato dalla complessa coabitazione del MACRO con il cantiere per il nuovo Museo, cosa che in molte altre capitali europee avrebbe determinato la chiusura del museo per molti mesi e che, invece, a Roma, fino ad oggi, non ha mai dovuto registrare alcuna chiusura, ovviamente ad eccezione del giorno segnalato.
3) Un primo incidente è avvenuto il 26 dicembre, S. Stefano, costringendoci a chiudere il Museo per poche ore e riuscendo a riparare i macchinari nella giornata. Un secondo incendio ha colpito la cabina elettrica domenica 30 dicembre e anche in questo caso la riparazione è avvenuta in un solo giorno. Finalmente l’intero macchinario è stato completamente sostituito il giorno 3 gennaio, obbligandoci all’ultima chiusura del Museo per una giornata. Certo il calendario festivo non ci ha aiutato ma, considerando la gravità del problema, riparare prima e sostituire poi un’intera cabina elettrica con il coinvolgimento diretto di società diverse in poche ore non è cosa semplice e certo Roma ha dimostrato un’efficienza straordinaria, certamente di ben altra portata rispetto al ‘bigliettino’ contestato.
4) Mi spiace poi leggere, nei commenti alla notizia, allusioni a presunte ferie del personale. Non solo il sottoscritto ma tutto il personale addetto alla manutenzione e alla sorveglianza si è immediatamente reso disponibile a presentarsi al museo e a ricercare le soluzioni disponibili.
5) Un’ultima annotazione, siamo riusciti a riparare e a sostituire l’intero macchinario, a ripristinare tutti i servizi in poche ore e in un solo giorno e proprio durante le Festività Natalizie e di Capodanno, non succede in tutte le capitali europee.
Ringraziando comunque Exibart per l’attenzione e il giusto puntiglio con cui segue MACRO, augurandomi inoltre che tale attenzione sia ancora più puntuale con l’approssimarsi dell’apertura del Nuovo MACRO, saluto cordialmente.
Danilo Eccher
Nell’articolo c’è molto di vero, è evidente, sebbene le puntualizzazioni di Eccher siano corrette. Tuttavia ciò che è palese è che come qualche anno fa ha fatto comodo accendere il fuoco della rinascita romana e soffiarci a pieni polmoni facendo solo delle sviolinate, in contrapposizione a chi aveva interesse a impedire a Roma di alzare la testa, ora per qualche altro motivo fa comodo assestare a Roma non un calcio in culo ma un bel ceffone sì: i difetti di Roma c’erano anche prima quando si faceva finta di non vederli, così come ora non credo che la città si sia improvvisamente ammosciata da un mese all’altro.. Il biglietto di emergenza, trasformato in sfera di cristallo, mi pare il classico casus belli buono per tirare fuori dal cassetto un teorema già bell’e pronto da un po’…
A causa di un certo modo di fare giornalismo ad uso privato (modo che ci rimanda ai fasti della democrazia cristiana dei “ragazzi” di sbardella) questo articolo risulta approssimativo e vagamente adolescenziale, si cerca in tutti i modi la polemica pretestuosa e una simpatia inesistente.
Chi scrive non è un tabaccaio offeso (anche se avrebbe tutto il diritto di esserlo), le parole sono importanti, caro direttore, e in quel biglietto c’è molta più sperimentazione ed innovatività che nei suoi scritti. Come dal Tabaccaio.
A cause of a certain way to do journalism (in a away the remind us democratics very close to sbardella’s guys) this article result aproximative and vagly adolescenzial, try to search a bloody way to a pretestuos polemic and the inesistent simpathy.
who writes is not a tabbacaionist humiliated (even if he should be)the words are important, dear director, e in this ticket there is more truth then in ur works. As Same as in all the tabbaconist that i know.
Bravo Fitz, davvero. Giusto.
Comitato in difesa dei figli dei salumieri e delle verduraie.
Cosa le ha fatto Roma, signor direttore Tonelli. L’impressione è stata quella di aver cercato un pretesto, si un pretesto per attaccare la capitale e il suo sindaco. Lo ha trovato in un cartello scritto a mano e appeso all’ingresso di un museo. Embé, che “ciazzecca” col degrado della città, i marciapiedi, il traffico, la sporcizia, l’abusivismo, la prostituzione, i graffiti, il vandalismo, l’accattonaggio, le bidonville e quant’altro?
Se domani per un problema tecnico la redazione di exibart andasse in tilt e comparisse come estrema soluzione un cartello di scuse, magari con una incespicantissima traduzione in inglisc, potrebbe diventare un simbolo che segna il definitivo tramonto di Firenze, visto che la redazione di Exibart si trova a Firenze? Io probabilmente me la prenderei e attaccherei il “bravo” direttore, che non ha saputo trovare niente di meglio, piuttosto che con il sindaco della città di Firenze.
Troppo facile.
Non sto quì a difendere Veltroni, ma senza di lui le strutture di arte contemporanea esistenti e quelle che ci saranno, e non sono poche, le avremmo sognate. Purtroppo, la verità è che ci tocca anche sopportare le cattive direzioni alla Eccher e………
Non si tratta di dare la colpa a Roma (che è la mia città, la adoro e non mi ha fatto proprio nulla), al suo sindaco o a chissacchì. Si tratta invece, come ho già cercato di spiegare, di imbastire una riflessione sulle velleità di una città. E di mettersi l’animo in pace, nella fattispecie, relativamente alle velleità di Roma.
Perché? Proprio perché il foglietto del Macro è cosa assolutamente in linea con lo ‘stile’ della città. Non sfigurava affatto, a Via Reggio Emilia (ecco perché non si possono realmente dare colpe alcune a Danilo Eccher, cheppure giustamente si scusa per l’incuria). E infatti non ha sollevato attenzione alcuna da parte dei media locali o nazionali.
Dico io, ma ve lo immaginate il newyorkese Whitney chiuso per black-out? E ho detto il Whitney, non il Met, il Guggenheim o il MoMA. Un incidente può accadere, ma dopo venti minuti dalla sciagura blog, giornali online, siti web e quotidiani avrebbero dato la copertura della notizia. A Roma? Solo Il Messaggero, uscito stamattina citando Exibart, altrimenti neppure lui.
Perché? Perché è assolutamente ordinario che un museo chiuda e apra a piacimento, è assolutamente normale che vi siano serrate in periodo di grande pressione turistica, normale che tutto ciò venga comunicato come non farebbe più neppure una bottegaia. Non è colpa di nessuno. O è colpa di tutti, che poi è la stessa cosa.
Diciamo allora che è colpa del contesto. Un contesto cui è assolutamente insensato purtroppo assegnare velleità da capitale culturale.
Fatevi un giro di soli 10 minuti attorno al Macro: commercio allo sbaraglio, bancarelle abusive in ogni dove, clandestini che occupano i marciapiedi vendendo merci contraffatte, posteggio selvaggio, doppie file bloccanti, cittadini che violano le corsie preferenziali, arredo urbano da Scherzi-a-Parte, vandalismo, graffiti, sporcizia, alcune strade in totale abbandono, brutalizzazione anche di quel poco che è stato fatto (dice bene il lettore che racconta di Piazza Regina Margherita). E siamo nei quartieri alti, per così dire. Quale grande centro d’arte d’Europa si trova calato in un contesto di simile anarchia? In quale città occorre raccomandarsi l’anima (e impegnarsi i gioielli di famiglia) prima di salire su un taxi che comunque non si troverà mai? Quale città ha i suoi centri d’arte lontani miglia e miglia dalla più vicina stazione del metrò? Provate a fare la stessa passeggiata attorno ai ‘competitor’ europei e mondiali. E della stessa deriva non è esente il Maxxi, cheppure si salva grazie al fatto di essere in periferia, in una zona non commerciale e circondata di caserme militari.
Ce ne siamo accorti ora? Non di certo. Ma forse proprio ora, per tutta una serie di motivi, è arrivato il momento di discutere del problema.
Caro Tutankamon, a roma è tutto da rifare……Eccherazzo ti serve per capire….
anche Gagosian lo dimostra………niente, nulla….anche Lui ha fallito…….l’unica cosa positiva di quella serata, lo ricorda, è stato quello di bere nello scantinato del gallerista americano, spumante e tartine
Tre quadri, belli/discreti, del vecchio Tuombly.
Non piangerti addosso,anche per Veltroni un bel vaff… lo…
Ti saluto
son ben d’accordo con tonelli. e fa piacere sapere, a firma dello stesso eccher, il motivo del bianchetto sul cartello: come ci spiega il direttore del macro il museo era gia stato temponeamente chiuso per guasto nella giornata di s.stefano. e la placidità di quella cacellatura è anche la prova provata della disinvoltura con cui un museo, con pretese di internazionalità, possa giustificarsi proclamado amabilmente che l’attesa era dovuta al particolare momento festivo. siamo proprio s’un altro livello, caro tonelli. tu giustamente alzi il dito dicendo: scusate…ma ve l’immaginate la tate chiusa per alcuni giorni? eccher invece di dimettersi, cosa che mi par ancor più dovuta dato il fatto che i guasti sono stati – sappiamo ora – due, uno consecutivo all’altro, che fa? esprime scuse assai di maniera e , neppure tanto in filigrana, sostiene che tuttosommato il macro ha dato manifestazione di vera efficenza, rimanendo chiuso per cosi poco tempo. caro tonelli, legger di chi, in quella che potrebbe benissimo esser un’inchiesta utile, vede macchinazioni detrattorie verso la città è davvero disarmante. dunque il re è nudo davvero! dunque c’è sul serio qualcuno che quando s’indica la luna resta, tonto, a guardare il dito! insomma ce lo meritiamo eccher.mi pare questo il sunto dell’inchiesta. se di apologo vogliam parlare!
Scusate il ritardo.
Direttò, Posso essere in disaccordo? In questo momento mi va di difendere Roma e lo faccio. Roma è affascinante proprio per questo. La vogliamo a tutti i costi precisina, alla tedesca, con tutte le sue cosette a posto. Rimarrà così fino a non so quando e staremo sempre a criticare il foglietto il marciapiede il vucumprà ecc. ecc. Ma siamo sicuri di volere una “rinascita romana”? Perché, Roma è morta? A me non sembra. Roma ha sempre avuto i suoi tempi. Non credo che forzando le cose si risolverebbero tutti i problemi di questa meravigliosa città. Certo l’impegno è importante e nessuno dice che devono restare eternamente così. Cambierà a modo suo e sarà probabilmente un modo più creativo di tante altre città.
Adesso mi sento di dare ragione a George Burns:
“Peccato che tutti quelli che saprebbero governare il Paese siano già occupati a guidare taxi e tagliare capelli”.
Mi sono spiegato? Forse no.
Forse è meglio parlare di arte e di quel poco che succede a Roma. Poco, molto poco. Quasi niente. Eppure qualcosa si cominciava a vedere. Che fine hanno fatto per esempio quelli della newGallery? Già si sono stancati? Beh, ma allora……..avete ragione voi!
Non mi piango addosso cara mummia, anche a me piacerebbe vedere qualcosa di nuovo, ma tutti hanno una fretta fottuta di fare che inevitabilmente sbagliano.
Che famo?
ma se anche il Papa s’è accorto del disagio di Roma.ma come c’è ancora chi sostiene che “sgarrupato è bello!” ma dai…o forse no. forse anche il Papa va al Macro, almeno un visitatore ce l’hanno!
Lupercio vorrei che tu mi scrivessi piu spesio
survey_re@yahoo.com
Grazie.
Frank